Era il 20 marzo 2010, quando una cinquantina di dipendenti della Rivoli spa, innescarono uno sciopero davanti agli ingressi dell’azienda per protestare contro la mancata corresponsione dello stipendio.
Lo sciopero dei lavoratori fu concordato con le sigle sindacali Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil dopo il posticipo al 29 marzo da parte dell’azienda del pagamento della mensilità di febbraio (solo l’ultimo di una serie di ritardi nei pagamenti da parte dell’azienda).
Per venire incontro alle esigenze dell’azienda in difficoltà i lavoratori avevano sottoscritto da tempo un contratto di solidarietà. Una tipologia contrattuale che consente all’impresa di ripartire con lo Stato il costo del lavoro (ovviamente i pagamenti dovevano essere comunque anticipati dall’azienda).
Una crisi in verità anomala quella della Rivoli spa in quanto il lavoro non mancava. Gli scioperanti dichiararono infatti che la produzione c’era tutti i giorni e molti di loro vantavano otto mesi di straordinario non remunerato.
Dal canto suo l’imprenditore confermava il buon andamento delle commesse ma la scarsa liquidità aziendale dovuta anche all’impossibilità della compagine societaria di investire altri mezzi propri nell’azienda.
OGGI- “Riposo forzato” per molti operai (senza giustificati motivi), importi previdenziali non versati all’Inps e straordinari effettuati e mai retribuiti. Gli operai sono stanchi e provati, e si è ufficializzata la vertenza contro la Rivoli Spa. A deciderlo, giovedì mattina, i lavoratori con le rappresentanze sindacali (Filca-CISL, Fillea-CGIL, Feneal-UIL), riuniti in un collegio legale.
Lo scopo è ottenere un decreto ingiuntivo contro il gruppo industriale dal Tribunale di Bari, anche se l’azienda- a seguito di una comunicazione verbale- potrebbe chiedere un concordato preventivo, con il quale si potrebbe decidere di affittare rami d’azienda e utilizzare soltanto una parte dello stabilimento. Ovviamente questo corrisponderebbe ad un rientro solo parziale della forza lavoro. E la soluzione non convince, né nella direzione del recupero dei crediti, né per il rientro degli operai in azienda.
Le rappresentanze sindacali sono orientate quindi verso il decreto ingiuntivo, soluzione, secondo i rappresentanti, più efficace e veloce.
La decisione del collegio legale
IERI- Era il 20 marzo 2010, quando una cinquantina di dipendenti della Rivoli spa, innescarono uno sciopero davanti agli ingressi dell’azienda per protestare contro la mancata corresponsione dello stipendio.
Lo sciopero dei lavoratori fu concordato con le sigle sindacali Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil dopo il posticipo al 29 marzo da parte dell’azienda del pagamento della mensilità di febbraio (solo l’ultimo di una serie di ritardi nei pagamenti da parte dell’azienda).
Per venire incontro alle esigenze dell’azienda in difficoltà i lavoratori avevano sottoscritto da tempo un contratto di solidarietà. Una tipologia contrattuale che consente all’impresa di ripartire con lo Stato il costo del lavoro (ovviamente i pagamenti dovevano essere comunque anticipati dall’azienda).
Una crisi in verità anomala quella della Rivoli spa in quanto il lavoro non mancava. Gli scioperanti dichiararono infatti che la produzione c’era tutti i giorni e molti di loro vantavano otto mesi di straordinario non remunerato.
Dal canto suo l’imprenditore confermava il buon andamento delle commesse ma la scarsa liquidità aziendale dovuta anche all’impossibilità della compagine societaria di investire altri mezzi propri nell’azienda.
OGGI- “Riposo forzato” da tre settimane per molti operai (senza giustificati motivi), importi previdenziali non versati all’Inps e straordinari effettuati e mai retribuiti. Gli operai sono stanchi e provati, e si è ufficializzata la vertenza contro la Rivoli Spa. A deciderlo, giovedì mattina, i lavoratori con le rappresentanze sindacali (Filca-CISL, Fillea-CGIL, Feneal-UIL), riuniti in un collegio legale.
Lo scopo è ottenere un decreto ingiuntivo contro il gruppo industriale dal Tribunale di Bari, anche se l’azienda- a seguito di una comunicazione verbale- potrebbe chiedere un concordato preventivo, con il quale si potrebbe decidere di affittare rami d’azienda e utilizzare soltanto una parte dello stabilimento. Ovviamente questo corrisponderebbe ad un rientro solo parziale della forza lavoro. E la soluzione non convince, né nella direzione del recupero dei crediti, né per il rientro degli operai in azienda.
Le rappresentanze sindacali sono orientate quindi verso il decreto ingiuntivo, soluzione, secondo i rappresentanti, più efficace e veloce per recuperare i crediti.
Rifiutata la proposta di mobilità dell'azienda: l'intenzione dei sindacati, sarebbe infatti quella di chiedere la cassa integrazione straordinaria.
L'incontro tra i sindacati e l'azienda è fissata per il 7 maggio presso l'ufficio del lavoro.
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Commenti
Si sono dimostrati *** moderato*** della Società a cui fanno parte!
In quella sede se viene dichiarato il fallimento della Rivoli gli operai potranno solo intervenire nel fallimento come creditori privilegiati!!!! Quindi il decreto ingiuntivo non servirebbe a nulla
Sign Franz Tody, se c'è stato lo sfruttamento dei lavoratori diretti dell'impresa e delle cooperative le colpe sono da cercare altrove e gli operai che leggono sanno bene a chi mi riferisco.
Commesse non pagate, concorrenza a basso costo (aggiungerei anche qualità) degli asiatici, la crisi del mercato, e diciamo la verità, una cattiva gestione ministeriale di questo governo (da scajola a romano)sia nazionale che europeo dove non siamo nè rappresentati nè occupiamo posti di rilievo.
Quando Confindustria si schiera contro il governo non condividendo le azioni politiche ci sarà pure un perchè.
Solo un consiglio, al posto dello sciopero selvaggio, meglio lo sciopero bianco. Niente stipendio, quindi entro nel cantiere e incrocio le braccia aspettando la fine del turno, quando arriva lo stipendio riprendo a produrre. Facendo questo nessuno potrà dire che durante le ore di lavoro andate a fare altri lavori per sbarcare il lunario.
Sig.ri Rivoli basta con lo sfruttamento dei lavoratori diretti dell'impresa e delle cooperative, basta con i contributi dello Stato, se avete vostri capitali ivestiteli per il vostro bene e per quello dei lavoratori altrimenti dichiarate che non avete capacità manageriali e vendete tutto a chi è capace.
Spero che il Sindaco e tutta l'amministrazione comunale non vi lascia soli nella vostra lotta, ma sia presente insieme a voi sino all'apertura dei cancelli, ricordardo che un uomo senza lavoro è disperato e nella disperazione può fare cose non conformi alla regolare vita civile.
Certo che una riflessione è necessaria.
Si parla nell'articolo di commesse che non mancano.
Due quindi i motivi della crisi di liquidità, committenti che non pagano oppure cattiva amministrazione.
Certo che fossi nei panni dei titolari dell'azienda, eviterei in questi momenti di gironzolare con auto di grossa cilindrata e di dedicarmi ad attività ludico sportive piuttosto costose.
I vostri dipendenti non lo accetterebbero.