I pali della luce utilizzati come cestini per i rifiuti
Sono passati pochi mesi da quando segnalammo le scritte sul monumento dei caduti. Torniamo oggi a parlare delle condizioni in cui versa Il povero monumento, che sorge nel rettangolo sud di Piazza Vittorio Emanuele II, opera dello scultore Edoardo Simone di Brindisi che lo eresse nel 1828, fedele alla statuaria ottocentesca e allo stile oratorio del Bistolfi, del Sartorio e di altri artisti dell'epoca.
Il monumento è l'unico in Italia ad essere innalzato non per gli eroi, ma per il dolore straziante dei parenti, rappresentato con rara efficacia nella scultura. 
Quest’opera d’arte di grande pregio artistico e di grande valore storico, è vittima oggi dell’incuria e del vandalismo, fattori che ne stanno rovinando l’immagine complessiva. Infatti dopo le scritte con pennarelli, segno di irrispettosa ignoranza da parte di qualche nostro giovane concittadino, da qualche giorno abbiamo notato due nuove situazioni.
Alla statua che rappresenta la madre che chiede perdono a Dio per suo figlio morto in guerra, sono state amputate ben tre dita della mano.
I pali, invece, che illuminavano il monumento, restaurati nel giro di un anno dal signor Vito Labruna, nipote di colui che li costruì in passato, sono purtroppo divenuti nuovi cestini per i rifiuti, con buona pace del decoro urbano.
C’è anche da segnalare l’incuria di chi non si è attivato per renderli funzionali. Per portarli in funzione era infatti necessario creare l’ allaccio della corrente elettrica per l’illuminazione; cosa che avrebbe riportato all’antico splendore la stessa scultura, oggi inspiegabilmente al buio.
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Commenti
La verità è che quell'"altrove" si chiama più precisamente "imboscamento".....
Ogni tanto ne vedi passare uno o due frettolosamente ,magari in macchina.
E io abito al centro.
Sarà che sono pochi ,ma un presidio almeno al centro ci vorrebbe!
Si ha netta la sensazione di una città abbandonata a sè stessa.
Alzai gli occhi verso il monumento e notai la mancanza del dito alla statua: forse una pallonata dei ragazzini l'aveva reciso. Raccolsi il dito e ci recammo all'ufficio dei Vigili Urbani (che all'epoca era a piano terra in municipio). Consegnai il dito al vigile di guardia e mi offrii addirittura di riattaccarlo io (sono abbastanza pratico).Il vigile si schernì e disse che non ce n'era davvero bisogno : avrebbero provveduto loro.
Mise il dito in un tiretto della scrivania.
Delle altre due dita non ne so nulla , ma quel dito forse è ancora in un dimenticato tiretto dei Vigili Urbani di Monopoli.
Mi ripeto come al solito, tanto lo stipendio scorre lo stesso!!!!
Al sig. Pino Galanto.. io non ricordo mai che si veniva ripresi quando ci si sedeva alle catene, sopratutto 7-8 anni fa quando i giovani uscivano al borgo e facevano il giro intorno proprio alle famose "catene" e si fermavano proprio lì per chiacchierare tra di loro.
L'incuria nei confronti del monumento rappresentativo dello strazio dei parenti dei caduti in guerra riguarda tutti, nessuno escluso. Responsabili di questa inciviltà e barbaria sono:
-i genitori che, pur vedendo i propri figli saltare, salire e scrivere non dicono nulla
-le istituzioni (scuole) che non fanno attività sufficenti per far capire l'importanza del monumento e le istituzioni che non fanno nulla per prevenire
-i controllori che sono sempre meno presenti e che quando vedono fanno poco o nulla.
Fino a qualche anno fa il solo sedersi sulle catene significava essere ripresi immediatamente dai vigili!