E Monopoli?
Riportiamo l'articolo di repubblica.it relativo all'esperienza del fisco con un prete di Fasano, a pochi minuti da Monopoli, perchè riteniamo che possa essere interessante ed utile aprire un dibattito sulla vicenda, in attesa di poter fotografare oggettivamente la situazione monopolitana.
Stipendio da mille euro al mese, parroco di Fasano incappa in un controllo per l'alto tenore di vita: "Grazie alle donazioni dei fedeli per matrimoni e funerali". Introiti che il concordato esclude da tassazione
di PAOLO RUSSO
Abita in una villa antica di proprietà, guida una Fiat Croma e ha alle sue dipendenze una domestica a tempo pieno. Un tenore di vita decisamente al di sopra del suo stipendio mensile di circa mille euro. Anzi, per scriverlo come la guardia di finanza, "i suoi redditi dichiarati dal 2006 al 2008 non risultano congrui in relazione alle spese di mantenimento dei suddetti beni".
Un esempio lampante di evasione fiscale scoperto incrociando le banche dati in possesso dell'anagrafe tributaria. Almeno questo pensava di aver accertato l'Agenzia delle Entrate di Bari che la scorsa settimana ha invitato il probabile evasore a presentare in breve tempo il dettaglio delle sue spese. Ma, carte alla mano, il diretto interessato ha dimostrato che di nero, in questa storia, c'è solo la sua tunica. Questo stile di vita che il Fisco italiano definisce "di lusso" è finanziato con i soldi delle messe, funerali soprattutto. Ma anche benedizioni di abitazioni private, suffragi e matrimoni.
Il proprietario della villa sulla Selva di Fasano e della Croma, nonché datore di lavoro di una domestica, che ha attirato l'attenzione dell'Agenzia delle Entrate si chiama don Giorgio Pugliese ed è il sacerdote della parrocchia di Sant'Antonio Abate di Fasano, la chiesa più importante della città dopo la cattedrale di San Giovanni Battista.
Con tutti i documenti a sua disposizione Don Giorgio ha dimostrato che il redditometro non è uno strumento per preti. In base al concordato del 1984, i sacerdoti non sono tenuti a dichiarare il loro "diritto di stola", ovvero, secondo la definizione del Vaticano "le donazioni che i parroci hanno diritto di percepire dai fedeli in occasione di funzioni religiose, riguardante specificamente i singoli". Il Fisco può conoscere solo la busta paga che l'ente diocesano per il sostentamento del clero distribuisce ogni mese ai suoi sacerdoti. Una entrata mensile che varia dagli 850 euro assegnati a un prete di prima nomina fino ai 1300 che può arrivare a guadagnare il vescovo. Ma a queste somme vanno aggiunte le offerte dei fedeli.
È grazie a queste, come ha spiegato don Giorgio all'Agenzia delle entrate, che chi guadagna meno di un operaio può condurre una vita da benestante con tanto di villa, berlina e personale di servizio.
"La villa ha spiegato il parroco all'Agenzia delle entrate l'ho ereditata dai miei genitori. Ci abito perché ci sono affezionato, l'unico inconveniente è che è molto grande e per tenerla in ordine ho dovuto assumere una cameriera con regolare contratto". E la Croma? Hanno chiesto i funzionari del servizio Controlli. "Non è di proprietà, l'ho presa in leasing. Il vescovo ci manda spesso in missione e noi sacerdoti abbiamo bisogno di vetture affidabili". Come fa a mantenerla? "Se siamo impiegati in missione le spese per il trasporto ci vengono rimborsate dalla curia". Anche questi soldi non sono da rendicontare al Fisco.
Don Giorgio ha tutte le carte in regola. E passa al contrattacco: "Il redditometro è uno strumento perverso. Io sono finito in mezzo solo perché ho la cameriera assunta con regolare contratti. Sono uno che ci tiene alla correttezza e la precisione, prima di venire a Fasano ho servito il Signore in Svizzera". E i poveri e i bisognosi? "Lascerò la villa a un'associazione". Ma per il momento lui preferisce la quiete della Selva alla canonica della chiesa di Sant'Antanio Abate.
Una scelta che sta facendo storcere il naso anche ai vertici della diocesi di ConversanoMonopoli informati dallo stesso sacerdote dell'avvenuto accertamento fiscale. Anche se è tutto in regola dal punto di vista legale, i suoi superiori gerarchici, non vedrebbero di buon occhio l'ostentazione di una vita che molti parrocchiani, in questo particolare momento di crisi economica, non potrebbero neanche sognarsi.
Stipendio da mille euro al mese, parroco di Fasano incappa in un controllo per l'alto tenore di vita: "Grazie alle donazioni dei fedeli per matrimoni e funerali". Introiti che il concordato esclude da tassazione
di PAOLO RUSSO
Abita in una villa antica di proprietà, guida una Fiat Croma e ha alle sue dipendenze una domestica a tempo pieno. Un tenore di vita decisamente al di sopra del suo stipendio mensile di circa mille euro. Anzi, per scriverlo come la guardia di finanza, "i suoi redditi dichiarati dal 2006 al 2008 non risultano congrui in relazione alle spese di mantenimento dei suddetti beni".
Un esempio lampante di evasione fiscale scoperto incrociando le banche dati in possesso dell'anagrafe tributaria. Almeno questo pensava di aver accertato l'Agenzia delle Entrate di Bari che la scorsa settimana ha invitato il probabile evasore a presentare in breve tempo il dettaglio delle sue spese. Ma, carte alla mano, il diretto interessato ha dimostrato che di nero, in questa storia, c'è solo la sua tunica. Questo stile di vita che il Fisco italiano definisce "di lusso" è finanziato con i soldi delle messe, funerali soprattutto. Ma anche benedizioni di abitazioni private, suffragi e matrimoni.
Il proprietario della villa sulla Selva di Fasano e della Croma, nonché datore di lavoro di una domestica, che ha attirato l'attenzione dell'Agenzia delle Entrate si chiama don Giorgio Pugliese ed è il sacerdote della parrocchia di Sant'Antonio Abate di Fasano, la chiesa più importante della città dopo la cattedrale di San Giovanni Battista.
Con tutti i documenti a sua disposizione Don Giorgio ha dimostrato che il redditometro non è uno strumento per preti. In base al concordato del 1984, i sacerdoti non sono tenuti a dichiarare il loro "diritto di stola", ovvero, secondo la definizione del Vaticano "le donazioni che i parroci hanno diritto di percepire dai fedeli in occasione di funzioni religiose, riguardante specificamente i singoli". Il Fisco può conoscere solo la busta paga che l'ente diocesano per il sostentamento del clero distribuisce ogni mese ai suoi sacerdoti. Una entrata mensile che varia dagli 850 euro assegnati a un prete di prima nomina fino ai 1300 che può arrivare a guadagnare il vescovo. Ma a queste somme vanno aggiunte le offerte dei fedeli.
È grazie a queste, come ha spiegato don Giorgio all'Agenzia delle entrate, che chi guadagna meno di un operaio può condurre una vita da benestante con tanto di villa, berlina e personale di servizio.
"La villa ha spiegato il parroco all'Agenzia delle entrate l'ho ereditata dai miei genitori. Ci abito perché ci sono affezionato, l'unico inconveniente è che è molto grande e per tenerla in ordine ho dovuto assumere una cameriera con regolare contratto". E la Croma? Hanno chiesto i funzionari del servizio Controlli. "Non è di proprietà, l'ho presa in leasing. Il vescovo ci manda spesso in missione e noi sacerdoti abbiamo bisogno di vetture affidabili". Come fa a mantenerla? "Se siamo impiegati in missione le spese per il trasporto ci vengono rimborsate dalla curia". Anche questi soldi non sono da rendicontare al Fisco.
Don Giorgio ha tutte le carte in regola. E passa al contrattacco: "Il redditometro è uno strumento perverso. Io sono finito in mezzo solo perché ho la cameriera assunta con regolare contratti. Sono uno che ci tiene alla correttezza e la precisione, prima di venire a Fasano ho servito il Signore in Svizzera". E i poveri e i bisognosi? "Lascerò la villa a un'associazione". Ma per il momento lui preferisce la quiete della Selva alla canonica della chiesa di Sant'Antanio Abate.
Una scelta che sta facendo storcere il naso anche ai vertici della diocesi di ConversanoMonopoli informati dallo stesso sacerdote dell'avvenuto accertamento fiscale. Anche se è tutto in regola dal punto di vista legale, i suoi superiori gerarchici, non vedrebbero di buon occhio l'ostentazione di una vita che molti parrocchiani, in questo particolare momento di crisi economica, non potrebbero neanche sognarsi.
SCRIVONO GLI AMICI DI DON GIORGIO AL SUDESTNEWS
La notizia ha fatto presto il giro delle redazioni ma, come gia’ accaduto di recente da queste parti per la vicenda della sposa abbandonata sull’altare, potrebbe essere quantomeno poco precisa. Almeno a giudicare dal gruppo di amici che ha deciso di avviare una raccolta di firme per difendere la reputazione di don Giorgio Pugliese, il sacerdote monopolitano finito nel mirino della Guardia di Finanza per un presunto tenore di vita eccessivo rispetto alla sua dichiarazione dei redditi.
Le (presunte9 inesattezze, sono riportate nella petizione inviata al direttore di Repubblica che ha pubblicato per prima il “pezzo”.
Questo il contenuto della lettera: “Chi scrive è un gruppo di amici di don Giorgio Pugliese, il sacerdote che ieri avete definito su Repubblica –Bari “Don Paperone nel mirino del fisco”. Potremmo chiuderla con una battuta e dire che Marchionne sarebbe entusiasta di sapere che la Croma è indizio di un “tenore di vita lussuoso” e chi la possiede è un “esempio lampante di evasione fiscale”. Certo, questo forse pensa l’Agenzia delle Entrate ma un giornalista con un po’ di sale in zucca forse qualche dubbio se lo fa venire. Elenchiamo allora brevemente le inesattezze dell’articolo di Paolo Russo (lo stesso professionista che ha pubblicato per due giorni di seguito la “bufala” del no sull’altare a Monopoli senza poi sentire il bisogno di chiedere scusa ai lettori per l’errore): la villa di don Giorgio non è antica e non è alla Selva di Fasano (questo dettaglio dev’essere sembrato all’autore particolarmente evocativo, peccato sia falso). E’ a Monopoli, in contrada Carrassa, ed è, da almeno tre generazioni, l’abitazione della famiglia Pugliese. Don Giorgio non intasca le offerte delle Messe ma, come ogni sacerdote, distingue le liberalità nei confronti della Chiesa da quelle nei suoi propri confronti. Soprattutto non ostenta ricchezza. Viaggia molto -questo è vero -ospite degli amici che ha sparsi per il mondo e del movimento dei Focolarini a cui appartiene da sempre. La grande casa di campagna è aperta a tutti, a chi è nel bisogno e a chi viene a trovarlo per le vacanze, come gli amici svizzeri con cui ha lavorato per tanti anni e che spesso gli dimostrano, anche tangibilmente, la propria gratitudine. Per noi don Giorgio è sempre stato esempio di rispetto della legalità, di generosità e di fraternità, della serie quello che è mio, è tuo. Molti di noi -non tutti, e dopo questa vicenda qualcuno in meno -sono lettori di Repubblica. Vogliamo credere che siate stati indotti in errore dall’Agenzia delle Entrate che si è insospettita quando ha visto un prete che voleva “mettere in regola” la colf. Ma se don Giorgio avesse avuto qualcosa da nascondere non avrebbe scelto la strada della trasparenza. La diligente Agenzia questo non lo ha pensato? No, ha pensato di avere lo scoop per le mani e ha chiamato i giornali. E voi avete dato il la ad un’operazione mediatica ingiusta e menzognera. Speriamo ve ne rendiate conto. Don Giorgio ci rassicura e ci chiede di stare tranquilli. Noi invece siamo arrabbiati e abbiamo bisogno di dimostrargli in questo momento la nostra totale amicizia. Per questo abbiamo deciso di scriverle”.
Le (presunte9 inesattezze, sono riportate nella petizione inviata al direttore di Repubblica che ha pubblicato per prima il “pezzo”.
Questo il contenuto della lettera: “Chi scrive è un gruppo di amici di don Giorgio Pugliese, il sacerdote che ieri avete definito su Repubblica –Bari “Don Paperone nel mirino del fisco”. Potremmo chiuderla con una battuta e dire che Marchionne sarebbe entusiasta di sapere che la Croma è indizio di un “tenore di vita lussuoso” e chi la possiede è un “esempio lampante di evasione fiscale”. Certo, questo forse pensa l’Agenzia delle Entrate ma un giornalista con un po’ di sale in zucca forse qualche dubbio se lo fa venire. Elenchiamo allora brevemente le inesattezze dell’articolo di Paolo Russo (lo stesso professionista che ha pubblicato per due giorni di seguito la “bufala” del no sull’altare a Monopoli senza poi sentire il bisogno di chiedere scusa ai lettori per l’errore): la villa di don Giorgio non è antica e non è alla Selva di Fasano (questo dettaglio dev’essere sembrato all’autore particolarmente evocativo, peccato sia falso). E’ a Monopoli, in contrada Carrassa, ed è, da almeno tre generazioni, l’abitazione della famiglia Pugliese. Don Giorgio non intasca le offerte delle Messe ma, come ogni sacerdote, distingue le liberalità nei confronti della Chiesa da quelle nei suoi propri confronti. Soprattutto non ostenta ricchezza. Viaggia molto -questo è vero -ospite degli amici che ha sparsi per il mondo e del movimento dei Focolarini a cui appartiene da sempre. La grande casa di campagna è aperta a tutti, a chi è nel bisogno e a chi viene a trovarlo per le vacanze, come gli amici svizzeri con cui ha lavorato per tanti anni e che spesso gli dimostrano, anche tangibilmente, la propria gratitudine. Per noi don Giorgio è sempre stato esempio di rispetto della legalità, di generosità e di fraternità, della serie quello che è mio, è tuo. Molti di noi -non tutti, e dopo questa vicenda qualcuno in meno -sono lettori di Repubblica. Vogliamo credere che siate stati indotti in errore dall’Agenzia delle Entrate che si è insospettita quando ha visto un prete che voleva “mettere in regola” la colf. Ma se don Giorgio avesse avuto qualcosa da nascondere non avrebbe scelto la strada della trasparenza. La diligente Agenzia questo non lo ha pensato? No, ha pensato di avere lo scoop per le mani e ha chiamato i giornali. E voi avete dato il la ad un’operazione mediatica ingiusta e menzognera. Speriamo ve ne rendiate conto. Don Giorgio ci rassicura e ci chiede di stare tranquilli. Noi invece siamo arrabbiati e abbiamo bisogno di dimostrargli in questo momento la nostra totale amicizia. Per questo abbiamo deciso di scriverle”.
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Commenti
Nelle parrocchie entrano soldi, specie se vi sono attività connesse (ad es. campetti di calcio), dove vanno a finire? Il più delle volte nessuno sa nulla, i libri contabili sono un oggetto misterioso anche se dovrebbero essere accessibili a tutti.
La villa di Don Giorgio non sarà alla selva o antica ma è ENORME!!!!!
E se vi basta questo per indignarvi non dimenticate le ***
Non hanno una villa grande nei posti IN di Monopoli, non sfrecciano in auto di lusso e a casa, quelle poverette delle loro mogli stanno tutto il giorno a fare servizi come sono abituati a fare i filippini che a nero, prestano la loro opera per l'alta borghesia italiana. Trasudano tanta miseria dal modo in cui vivono che quando ci rechiamo da loro per una prestazione professionale, pur di sollevarli economicamente, non CI FACCIAMO MAI LASCIARE LA FATTURA, perchè se no, quei poveretti devono pagare le tasse, privandosi del denaro utile per dar da mangiare ai loro poveri figlioli. Termino perchè mi sto commuovendo, poi piango, mi viene la congiuntivite e mi tocca fare della carità a quell'oculista che, perchè indigente, non mi vuole mai rilasciare la fattura, lui dice perchè c'ha famiglia.
lo dico senza timore e lo penso davvero.
Cos'è un mio "giudizio" se li vedo stesi a prendere il sole in un lido extra-lusso?! O magari sfrecciare con le loro auto sportive? E' un mio personale "giudizio" quando vanno in discoteca il sabato?
Ma fatemi il piacere!
la legge italiana non prevede nessun scontrino fiscale o ricevuta per le carità in denaro incassate per messe matrimoni o benedizioni..pertanto....
Piuttosto perchè non andate a vedere le percentuali di esenzione alla mensa scolastica? scandalosa......
chi non ha peccato scagli la prima pietra..
I veri evasori non sono i preti ma cercateli tra i tanti cittadini che non pagano la retta scolastica, ci sono certi casi pazzeschi.
Non ho alcun motivo particolare per firmarmi, non ho alcun timore di nessuno, esercito un diritto che mi viene riconosciuto dal sito e quand'anche mi firmassi la questione non cambierebbe di una virgola. Cos'è Brescia, ti innervosisci perchè racconto la verità? Non vado mica io a Sharm... la prossima volta fatti invitare.
Tra l'altro non mi alletta particolarmente discutere con te, ti invitavo solo a non far finta di nulla... perciò, saluti Brescia!
P.S.
Stai buono con gli epiteti sai?
Se no (e non credo), ti rinnovo l'invito. Te li presento io questi "umili servi del Signore"?
Innanzitutto spiegatemi perchè un prete prende le donazioni ALLA CHIESA e non A SE STESSO, e diventa ricco. In secondo luogo se anche per le prostitute (esempio paradossale) si sta pensando si sottoporre a tassazione (non potrebbero essere donazioni quelle?), perchè "le donazioni" (che sono PAGAMENTI VERI E PROPRI PER SERVIZI SACERDOTALI)non dovrebbero essere tassate. Infine la questione di opportunità: ma dov'è il principio della vita umile e modesta? Mia nonna va in chiesa e dona sempre qualcosa alla chiesa. Io le dico di non farlo perchè la chiesa è un BUSINESS. Ma lei come credente si sente in dovere di contribuire alla COMUNITA'. Non alle tasche del prete. E' questa la differenza. Dov'è la differenza tra la chiesa ed una setta che chiede soldi? Sono tutte donazioni volontarie. LA CHIESA E' UNA SETTA SUCCHIASOLDI E POTERE legalizzata. Ecco qual è la verità. Ma ormai è in discesa. Per fortuna!!!
Evade? Va punito come tutti. Fine della discussione.