I militari della compagnia della Guardia di Finanza di Monopoli, all’esito di uno specifico controllo eseguito nei confronti di un’azienda locale, operante nel settore della realizzazione di materie plastiche per irrigazione, ha scoperto un sistema di frode. Il reato era perpetrato unitamente ad altre imprese attive nel settore del riciclo della plastica.
Nel dettaglio, una società compiacente forniva all’azienda oggetto del controllo, numerosi dipendenti che sulla carta dovevano essere impiegati per lavori di pulizia e facchinaggio. In realtà i suddetti dipendenti agivano nel riciclo produttivo alle sue dirette dipendenze, in nero e privi di qualsiasi tutela.
Tale comportamento è stato scoperto grazie all’attività investigativa che ha evidenziato l’emissione di fatture attestanti concessioni di materiale plastico mai detenuto o prestazioni di manodopera per riciclo di rifiuti mai effettuata.
Con l’ausilio di false fatturazioni, recanti importi notevolmente superiori a quelli effettivamente pagati per le prestazioni, l’impresa ispezionata abbatteva fittiziamente i ricavi conseguiti negli esercizi ispezionati.
L’INTERA OPERAZIONE HA CONSENTITO DI INDIVIDUARE L’UTILIZZO ILLECITO DI 21 LAVORATORI COMPLETAMENTE “IN NERO”, OLTRE 500 MILA EURO DI COSTI INDEDUCIBILI ED IVA INDEBITAMENTE SOTTRATTA AL FISCO PER OLTRE 100 MILA EURO
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Commenti
reazione a caldo comprensibile, ma le regole sono regole e queste operazioni andrebbero considerate una sorta d'investimento a favore del futuro dei lavoratori, nel senso che i controlli e le sanzioni devono diventare tali da rendere non convenienti i raggiri, da tutelare gli imprenditori corretti, da fare piazza pulita di chi fa profitti a scapito della povera gente, ecc. ecc.
chiaro che tutto ciò non risolve altri problemi più gravi, tra cui il più grosso, quello fondamentale, cioè la forte presenza nella nostra economia (locale e nazionale) di aziende che operano in settori a valore aggiunto molto limitato, ad alta densità di lavoro e a bassa densità di capitale e soprattutto di know-how, di dimensioni piccole se non piccolissime, in una parola di aziende in cui la concorrenza non può che farsi dal lato dei costi, dato che producono beni scarsamente remunerati dai mercati in quanto facilmente riproducibili a costi ben più bassi nei paesi emergenti da aziende che, al contrario delle nostre, hanno costi molto minori in quanto non devono sottostare a tutte le regole di tutela sociale, ambientale, di sicurezza presenti da noi, il cui rispetto costa e non poco
ovvia la tentazione o a volte la necessità di non rispettare quelle regole per reggere la concorrenza, ma questa è una strada senza uscita, sia per i singoli sia per la collettività ; la via da imboccare dovrebbe essere quella di far crescere le tutele altrove fino a portarle ai nostri livelli, in una prospettiva immediata di combattere ad armi pari e allo scopo ultimo di prestare maggiore attenzione all'uomo prima che al profitto
Purtroppo sono in molti a saperlo!!!! Facciamocene una ragione.....!!!
se questa faccenda è vera teniamocela per noi, se lo dovessero sapere i nostri vicini ci prenderanno per il c.... all'infinito.
già mi immagino i miei amici fasanesi "u baram d monopl".....solo qua poteva succedere.
non ci facciamo conoscere...........
aveva negli occhi il colore delle braci,
il pavone mangiava e
coi lucci pregava.
P.s: cari lettori il comm. ops... il bar-one è in straordinaria compagnia.
ciao ciao
ma è vera questa storia del barone o è una leggenda metropolitana?