Venerdì 25 Maggio 2012
   
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TRIO DI ROMA : PURA MUSICA ARTIGIANALE!

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Un pubblico variegato, composto particolarmente da appassionati ha accolto il Trio di Roma, ossia Danilo Rea al pianoforte, Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Roberto Gatto alla batteria, fra i più affermati musicisti nel panorama della musica jazz italiana attuale presso il Cinema Visconti nella serata di ieri 2 febbraio 2010..
Un appuntamento reso possibile alla caparbietà dell’associazione culturale Amici della Musica, giunti alla loro 30ma stagione concertistica. Abbiamo chiesto al presidente, il prof. Giangrande, qualche considerazione in merito a questa speciale serata dedicata al jazz e alla buona musica italiana:
“Come omaggiare il nostro trentennale se non ospitando il M° Danilo Rea, già con noi nella scorsa edizione, questa sera accompagnato da due importantissimi jazzisti, quali Roberto Gatto ed Enzo Pietropaoli? Questa sera diamo inizio al trentennale di attività della nostra associazione, sono trenta anni, infatti, che nel nostro territorio noi operiamo offrendo concerti di musica classica, jazz, etnico e popolare. Questa sera diamo inizio alle celebrazioni che vedranno realizzati convegni, mostre, presentazioni, coinvolgimento delle scuole perché il nostro scopo è soprattutto quello di diffondere la musica, non soltanto per diletto ma anche e soprattutto per espandere questa arte cui quest’anno assoceremo altre arti in una rassegna chiamata La musica in mostra.”
E approfittando della loro signorile disponibilità abbiamo scambiato qualche parola con i protagonisti della serata:

DANILO READaniloRea_cr

Quanto il suo soggiorno a Roma ha segnato la sua vita artistica?
“Moltissimo, in quanto proprio a Roma ho conosciuto i miei compagni di questa sera, che negli anni sono diventa i miei migliori amici e compagni del mio percorso musicale. Non a caso il nostro nome, Trio di Roma si ispira proprio a questo incontro artistico e umano.”

Come Lei ben saprà, oramai l’uso del termine jazz è entrato nel linguaggio comune, ma per lei, realmente, cosa si intende con jazz e quanto un artista riesce ad esprimersi mediante l’arte dell’improvvisazione?
“Per me il jazz è la libertà completa di improvvisare su qualsiasi tema dato, ed ha una grande caratteristica che è soprattutto ritmica che lo diversifica dalla musica classica ovvero lo swing. Attualmente in Italia siamo arrivati ad avere una grossa padronanza, come del resto in tutto il mondo, della tecnica del jazz a discapito di qualcosa che si è perso negli anni, ovvero la capacità di emozionare. Questa capacità è una prerogativa del jazz, che lo ha contraddistinto sin dai suoi arbori, che però si è andata un po’ perdendo, proprio perché, recuperando il lato più tecnico del jazz, sia in Italia che nel mondo, quello che veniva definito feeling del jazz è a andato un po’ a scemare.”

ROBERTO GATTOGatto_cr
Facendo una breve panoramica sul mondo della discografia contemporanea, quanto un artista è costretto a mediare fra la sua arte e gli obblighi di mercato?
“Non è una cosa che coinvolge in maniera particolare musicisti come noi, noi abbiamo fatto delle scelte alternative. Io ho scelto già diversi anni fa. Il jazz non potrà mai divenire una musica commerciale; il jazz è una musica sempre più artigianale, un po’ come chi fa le scarpe a mano, ovvero è una musica per la quale ci vuole molta passione, molta dedizione e molta cultura, ma sicuramente non è destinata a poter diventare popolare come la musica leggera. Ognuno di noi jazzisti, ha occasione di esibirsi in ambiti più popolari, fermo restando che rimane una musica di nicchia, per appassionati, il cui numero è comunque cresciuto da quando abbiamo iniziato. Ci sono poi dei dati che potrebbero smentire questo, come ad esempio manifestazioni che raccolgono grosse folle, mi riferisco ai circa 9000 spettatori di Umbria Jazz o presso l’Auditorium di Roma, ma rimangono episodi isolati che non costituiscono un dato regolare. Il jazz è una musica che ha un andamento molto poco costante. Questo ad esempio è un periodo in cui si suona molto nei club, è una cosa che facevamo un po’ di anni fa dove, in effetti, il jazz è nato.”

Scorrendo velocemente il programma questa sera da Voi presentato si evince un’impronta legata ad alcuni standard intramontabili del mondo delle colonne sonore. Tra questi brilla il nome di Nino Rota: una scelta dettata dal talento o da un omaggio a lui volto, dato che è stato per direttore dell’omonimo Conservatorio di Monopoli?
“Si, sicuramente un omaggio ad entrambi, ma quello di questa sera è un concerto di musiche riprese in larga parte da colonne sonore. Romeo & Juliet è un brano bellissimo di Nino Rota, però in realtà il nostro programma varia molto in base alla serata e al feedback che riceviamo dal pubblico. Ci capita di salire sul palco ed improvvisare… proprio come suggerisce la vera natura del jazz!”

ENZO PIETROPAOLIPietropaoli

Monopoli è sede di un Conservatorio di Musica particolarmente attivo e apprezzato in tutta la regione. Perché, secondo lei avvicinarsi ad uno strumento come il contrabbasso?
“Non lo so perché! Quando ho iniziato a suonare ho suonato un po’ la batteria, un po’ la chitarra, un po’ il sax e poi mi sono innamorato di questo strumento e ancora oggi non mi so spiegare perché! Il contrabbasso è uno strumento ingombrante, scomodo da portare in giro, che dà poche soddisfazioni, perché pur avendo un ruolo importante nella musica, una funzione di equilibrio, non ha mai quella esposizione di un solista… perché?  Non so… Perché qualcuno lo deve pur fare!”

Sessanta minuti dedicati all’arte dell’improvvisazione che nel jazz significa libertà di espressione. Un concerto che ha regalato al pubblico numeroso nuove scelte interpretative dell’ultimo capolavoro discografico del Trio di Roma, ovvero “33”, un cd ispirato al mondo delle colonne sonore di Morricone, Bernstein e H. Mancini tra cui l’indimenticabile Moon River.

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