Venerdì 25 Maggio 2012
   
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"LA COSA GIUSTA": NUOVA PELLICOLA PER SGUARDI

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Si è svolta presso il bar Kambusa di Monopoli l’incontro tra stampa, Marco Campogiani e Ahmed Afiene, rispettivamente il regista e uno dei protagonisti de “La cosa giusta”, proiettato presso il cinema Ètoile di Monopoli.

Continua infatti la rinomata rassegna monopolitana, e lo fa con il grande contributo rappresentato da questa prima visione in Puglia.

La trama si presenta avvicente: ispirandosi ad un fatto di cronaca realmente accaduto, il regista costruisce una storia sulla sorveglianza ad una persona di nazionalità araba sospettata di legami con il terrorismo islamico.

Il classico rapporto tra ‘guardie’ e ‘ladri’ viene reso con grande umanità e sensibilità, anche se il film non vuol trattare il tema in maniera troppo “seria”.

Spiegando questa affermazione, Campogiani dice: “Abbiamo assistito in passato al successo della grande commedia italiana, capace di trattare con leggerezza – che non è sinonimo di superficialità – argomenti molto importanti. L’obiettivo era quello di far riflettere, senza però risultare eccessivamente pesante. Il mio film vuol essere un tributo a questa tradizione italiana, che secondo me dovrebbe tornare attuale.”

Il tema principale del film non è propriamente quello dell’integrazione razziale, bensì quello del rapporto dell’essere umano con il cosiddetto ‘Altro’, cioè con qualsiasi cosa e persona non faccia parte del sé. Certo, l’Altro per eccellenza, soprattutto in questo particolare momento storico, è identificato subito con lo straniero: ma l’Altro è anche una persona comune, anche quella che più sembra assomigliarci. I personaggi del film sono tutti molto diversi l’uno dall’altro, eppure troveranno il modo di confrontarsi, intrecciare rapporti a volte conflittuali e a volte di fiducia, arrivando addirittura, contro ogni aspettativa, a scoprirsi amici nonostante la diversità.

Interessante il contributo di Afiene alla riflessione su questa tematica, attuale ora più che mai. L’attore è infatti tunisino, ma afferma di sentirsi “adottato” dal cinema italiano: “Questo film, come molti altri prodotti qui in Italia, propone una visione diversa del problema dell’Altro, in una prospettiva positiva.”

 

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