Venerdì 25 Maggio 2012
   
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LA SICILIA D'OGGI TRA SCIASCIA E FALCONE

regalpetra

                                       “ I libri non salvano il mondo ma qualche vita sì…” Con queste parole, Gaetano Savatteri, giornalista del TG5 e scrittore milanese classe 1964, racconta  la storia di uno degli uomini intervistati nel suo ultimo libro “ I RAGAZZI DI REGALPETRA ” ( Ed. Rizzoli, pp 300, € 18) presentato Giovedì 9 Luglio alle ore 19 presso “Caffè Venezia” in Piazza Garibaldi.

 

La presentazione è stata organizzata dalla Libreria Chiarito, l’introduzione e la discussione è stata curata da Michele Cagnazzo, esperto di mafia e criminalità organizzata, vittima di recenti attacchi personali da parte delle organizzazioni malavitose.

La storia di Savatteri volge il suo sguardo alla terra siciliana, alla piccola Racalmuto in particolare, paese natio dei genitori e del grande scrittore, saggista e politico siciliano Leonardo Sciascia. Regalpetra, infatti, è il nome inventato da Sciascia nell’opera del 1955 “ Le parrocchie di Regalpetra ” in cui si raccontano le vicende del piccolo paesino siciliano. L’autore eredita il nome per descrivere e raccontare, a più di cinquant’anni anni di distanza dall’opera di Sciascia, la metafora di uno dei tanti paesi della Sicilia e del Sud. Savatteri ha vissuto a Racalmuto per diversi anni, è tornato lì con i genitori, passa una parte importante della sua vita nella quale “noi scrivevamo libri e credevamo in un paese migliore ”, in quella “terra priva di giustizia, umanità e verità” come lui stesso la definisce, in cui combattere la mafia è combattere con se stessi, dal momento che trent’anni fa si giocava insieme a calcio e oggi uno è giornalista e l’altro un boss di Cosa Nostra. Savatteri incontra quei ragazzi con cui giocava a calcio, i ragazzi del suo quartiere, e cerca di scoprire quale è stata la linea di confine “ tra la penna e la pistola”.

Li intervista alla presenza di “ poliziotti disinteressati e ansiosi di perdersi l’inizio delle partite di calcio”. C’è la storia di Ignazio Gagliardo, killer di Cosa Nostra, latitante in Africa, che si fa catturare tornando in Sicilia per salvare la moglie malata di leucemia e bisognosa del suo aiuto. C’è la storia di Maurizio Digazi e della sua piccola figlia. La piccola scrive una lettera al padre in cui racconta il suo sogno nel quale tutti i poliziotti e i carabinieri erano morti e finalmente lui sarebbe potuto ritornare a casa e riabbracciarla. E c’è anche la storia di Alfredo Sole, due ergastoli da scontare, che in carcere trova la salvezza grazie al primo libro letto della sua vita, “ Delitto e castigo” di Dostojevskj,  che lo convincerà a diplomarsi prima e iscriversi alla facoltà di filosofia poi…

E’ la storia di un paese, come tanti paesi della Sicilia e del Sud, dove molta gente vive con dignità, si batte contro la mafia e lo fa combattendo anche contro se stessi, “ di chi anche non facendo nomi magari non accetta un caffè da qualcuno”, in nome di una lotta contro quel “ familismo amorale ” coniato da Banfield nel quale tutto è lecito se va a vantaggio della famiglia e degli amici, e della regola che fuori dalla mafia sei “nuddu mischiato cu niente”. La storia della mafia è anche la storia dell’antimafia, nell’uomo c’è il problema e nell’uomo c’è la soluzione, perché come diceva Giovanni Falcone “ la mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha un inizio e avrà una fine”.

 

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