Venerdì 25 Maggio 2012
   
Text Size

MONS. CARLO FERRARI: IL CENTENARIO DALLA NASCITA

c_ferrarri_cr












Domenica 25 aprile nella Cattedrale di Monopoli è stato ricordato il centenario della nascita di Mons. Carlo Ferrari, vescovo di Monopoli dal 1952 al 1967
Carlo Ferrari è stato un grande vescovo, è stato un attento e partecipe testimone dei suoi tempi.
Ma è stato, soprattutto, il Vescovo del Concilio, vale a dire di quel grande evento che ha rappresentato una sorta di "rivoluzione copernicana" all'interno della Chiesa e non solo.
Del Concilio mons. Ferrari colse da subito alcuni segni premonitori nella sua azione pastorale volta allo svecchiamento dei ritualismi da una parte e alla valorizzazione costante della centralità delle  persone quali  figli di Dio dall'altra.
Fu molto vicino ai giovani, intuì i loro bisogni, aneliti e speranze e se ne fece interprete.
Proiettò la diocesi di Monopoli in un cammino di fede e di partecipazione civile e culturale di grande rilievo.
Tutto questo è stato rievocato domenica scorsa nella Basilica Cattedrale con la presentazione di due volumi: Diario del Concilio Vaticano II redatto e presentato da don Stefano Siliberti e Testimonianze da 40 anni di Episcopato a Monopoli e a Mantova a cura di don Benito Regis che lo ha presentato.
E' stata una bella occasione per sì ricordare un nostro vescovo, a cui fu data la cittadinanza onoraria, ma anche per riappropriarci di un segmento di vita monopolitana che ci fa sentire l'orgoglio di appartenenza alla nostra comunità religiosa e civile.

Vanna Rossani
Riportiamo qui di seguito un ricordo di Don Vincenzo Muolo.
Articolo apparso su
"Impegno, Periodico di informazione della diocesi Conversano-Monopoli",
Anno 15 - Numero 2 - Febbraio 2010

<Mi fai celebrare alla Madia?>. Riconobbi subito a telefono la sua voce inconfondibile: era il Vescovo Carlo che mi chiedeva di celebrare in Cattedrale il 40° anniversario della sua Ordinazione Episcopale.
La sera dei 15 giugno 1992 la Cattedrale era gremita, c'era aria di grande festa. Con don Armando lo accoimpagnammo all'altare. I suoi passi erano lenti ed esitanti. Era visibilmente commosso e noi con lui. Un'omelia breve ma toccante in cui lasciò parlare il cuore.
Al termine della messa, un'interminabile processione di fedeli volle salutarlo con affetto e venerazione filiale. Tutti volevano stringergli la mano, dirgli una parola, farsi riconoscere, ringraziarlo, Ciascuno ritrovava nella memoria del cuore una stagione ricca di rinnovamento, l'eco di un dialogo mai interrotto con il Pastore che aveva annunciato il nuovo volto della Chiesa, il Vescovo che aveva saputo proporre una conoscenza non intellettualistica ma biblico-sapienziale dell'evento cristiano. Un'intera generazione di laici nella Chiesa di Monopoli deve le sue scelte e il suo stile di vita all'insegnamento di Mons. Ferrari che a loro diede ampia fiducia e chiese grande responsabilità sapendo che sono i laici a portare il mistero di Cristo nel cuore del mondo.
Così diceva il Senatore Luigi Russo, amico ed estimatore, il 4 novembre 1967, nel saluto al Vescovo che lasciava la Diocesi di Monopoli: <Come un diligente agricoltore ha dissodato la terra e potato i suoi alberi. Rompe e squarcia il vomere nel suo cammlno. Sotto la scure cadono rami anche vigorosi e belli e si spoglia la pianta che può sembrare sacrificata e compromessa nel suo ciclo vitale. Ma si sa quello che avviene quando passano le stagioni e l'albero ferito e spoglio si riveste di glovinezza rigogliosa. Con mano ferma e decisa il giovane Vescovo Ferrari ha voluto, al sentimento tradizionale di devozione vaga e labile, sostituire nelle nostre coscienze una più sostanziosa partecipazione. Ha voluto ed alimentato in noi una fede che significasse incontro con Dio vivente: incontro di tutto l'uomo con tutta la realtà che io circonda e che egli attua attorno a sé. Un incontro con Dio che si rivela sensibilmente nel Cristo, nel Figlio fatto uomo per mezzo di Maria. Incontro che si fa presente e vivo nell'Eucaristia, vertice culminante del mistero divino>.
Mi rivedo seminarista del ginnasio in quel lontano caldo pomeriggio del 10 agosto 1952, tra la folla che lo attendeva in Piazza Sant'Antonio per l'ingresso ufficiale in Diocesi. Ci affascinò subito la sua figura alta, ieratica, solenne. Ci colpì l'accento piemontese. Noi seminaristi fummo i primi a godere delle sue confidenze, delle sue premure e a capire che il Vescovo Ferrari aveva una predilezione particolare per i "suoi preti" ai quali, sin dall'inizio, riservò un affetto e una sollecitudine speciali. Già nei primo giorno dell'ingresso affermò di voler spendere per loro tutte le sue energie.
Lo avvertimmo negli anni di preparazione al sacerdozio: era costante nella sua vicinanza, appassionati i suoi inviti paterni alla vita interiore, allo studio: <La nostra preparazione è la più necessaria... importa che noi siamo uniti a Lui, importa che la nostra vita interiore, fatta di rapporti personali chiari e generosi con Dio, sia intensa>.
E poi la fortuna di vivere con Mons. Ferrari gli anni del Concilio, un evento che portò in lui la gioiosa certezza che neila Chiesa si apriva la stagione di una stupenda primavera. Attraverso i suoi occhi, noi giovani preti abbiamo "visto la Chiesa".
Partecipavamo con entusiasmo alle relazioni che ci teneva durante io svolgimento del Concilio; più volte a Roma, nella residenza della Domus Mariae abbiamo goduto delle sue impressioni di prima mano. Leggevamo nei suoi occhi i segni di quella che lui chiamava "conversione pastorale". Ci inculcava - era un chiodo fisso - la coscienza che la Chiesa è il Popolo di Dio adunato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; che la comunità parrocchiale è la Chiesa, Sacramento dell'intima unione con Dio e della Comunione con tutti i suoi membri al cui servizio è il presbitero in comunione con il Vescovo. Le tre parole scelte da Paolo VI neila sua prima Enciclica erano il suo slogan ricorrente: "coscienza", "rinnovamento", "dialogo".
In queste lezioni sulla Chiesa trapelava il suo amore appassionato per lei, inscindibile da quello per Cristo, un amore teso a coltivare la passione della comunità ecclesiale per l'uomo, assieme all'attenzione alla storia, alla città degli uomini, ai problemi sociali.
Un'eredità preziosa ha lasciato Mons. Carlo Ferrari ai preti e alle comunità, un'eredità da tenere viva e che, nel nostro attuale cammino pastorale, può diventare un richiamo a confrontarci seriamente col ricco patrimonio conciliare di cui egli si fece messaggero.
Il 20 aprile prossimo ricorre il centenario della sua nascita: un'occasione per ricordarlo con gratitudine.

Mons. Vincenzo Muolo

Arciprete-parroco della Basilica Cattedrale di Monopoli

Commenti 

 
#1 ??? 2010-04-30 20:20
solo censura è scandaloso
Segnala all'amministratore
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI