Venerdì 25 Maggio 2012
   
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MEDIA E POLITICA SECONDO LOPEZ

giornali_e_democrazia_cr “Informazione e democrazia procedono di pari passo, dove c’è una c’è l’altra... ” 

 

E’ ancora sul rapporto tra media e vita politica che si concentra l’opera di Beppe Lopez “GIORNALI E DEMOCRAZIA” ( Ed. Glocal, pp 216, € 16) dopo lo straordinario successo editoriale con “La casta dei giornali”. Lo scrittore e giornalista ha collaborato con le più importanti testate nazionali, ha partecipato alla fondazione di Repubblica e ha fondato e diretto quotidiani e riviste, oltre ad aver scritto due importanti romanzi di successo: “Capatosta” e “La scordanza”.

L’incontro per la presentazione del nuovo libro dell’autore si è svolto Sabato 18 Luglio alle ore 19 presso il “Premiato Caffè Venezia” in Piazza Garibaldi ed è stata organizzata nell’ambito dell’iniziativa “Restate al Chiarito – Aperitivo Letterario”.

L’opera di Lopez intreccia significativamente molti temi della vita pubblica italiana, il paese in cui si comprano quattro copie di giornali ogni cento abitanti, quotidiani sportivi inclusi, e dove si consuma uno dei più grossi scandali politico-amministrativi degli ultimi decenni: il finanziamento statale dei giornali. Dal Corriere della Sera a Repubblica, da Libero al Riformista, tutti i giornali italiani beneficiano di un ingente contributo pubblico, quantificabile in circa 700 milioni di euro, che vanno ad alimentare un meccanismo distorto in cui pressioni politiche e lobby editoriali la fanno da padroni. L’Italia è in coda da sempre nella classifica mondiale della vendita dei quotidiani. Negli ultimi tempi, la situazione è peggiorata: sia sul piano quantitativo, ma anche in termini di concentrazione proprietaria, oltre che di omologazione dei contenuti e delle forme. Oggi la situazione è questa, oggi…
 
“Ma ieri”, afferma l’autore, “ieri era diverso”. “Gli anni 70’ sono stati un'altra cosa”, dice Lopez, “c’è chi li ricorda solo per le vicende terroristiche, ma in quegli anni si sono sviluppate le migliori politiche pubbliche: dalla riforma sanitaria all’istituzione delle regioni, dalle lotte per l’aborto e il divorzio allo statuto dei lavoratori. C’era un clima politico e culturale diverso e, per certi versi, chiaramente migliore di quello odierno. Negli anni 70’ in Italia c’era la più alta mobilità sociale dei paesi industrializzati. Dal cinema alla lettura, dalle arti alla partecipazione politica tutto era significativamente e qualitativamente diverso”. Era sembrato che le cose potessero cambiare…

Dal primo capitolo del libro di Lopez: “… molto si fece in questo senso (a cominciare dalla nascita di Repubblica, il primo giornale italiano fatto per essere venduto). Ma,g_e_d_2_cr com'è noto, quel processo di evoluzione sociale, culturale e politico-istituzionale fu troncato: si trattava, allora, di allargare l'area di piena partecipazione istituzionale alle masse rappresentate politicamente dal Pci, così come era stato fatto negli anni Sessanta con il Psi. Ma questo era impedito da una legge esterna: la legge di Yalta. Perciò fu ucciso nel 1978 l'uomo che alla realizzazione della "democrazia compiuta" aveva dedicato la propria vita, Aldo Moro, e fu pienamente ripristinata nel 1980 l'alleanza politica che ribadiva definitivamente l'esclusione del Pci dall'area governativa.”

Anche nel campo dell’informazione si arrestò quel processo che avevo visto nascere e prendere corpo un vero e proprio mercato, con l’emergere di una classe di professionisti dell’informazione fatta di giornalisti, direttori, editori e comunicatori. “ Di "mercato" e di "editori puri" nessuno parla più nel settore dei quotidiani… anzi, la situazione è peggiorata! I proprietari dei giornali - perlopiù finanzieri, palazzinari e affaristi - sono diventati fortissimi, pochi grandi gruppi editoriali si stanno impadronendo delle edicole (e della circolazione delle notizie e delle idee), si è ristretto il ventaglio delle tipologie informative, i giornali tendono ad assomigliarsi sempre più, si vendono meno giornali...”

Lopez racconta anche della straordinaria esperienza del Quotidiano di Lecce, il primo giornale “locale, democratico e popolare”. Esorta la nuova generazione a ritornare ad interessarsi alle vicende pubbliche, a consentire una nuova fase di democratizzazione, a sfruttare i nuovi strumenti e usufruire dei nuovi spazi grazie ad Internet, la globalizzazione e l’integrazione europea. Invita a riflettere sulla fondamentale opera di costruzione e di formazione di coscienze che i quotidiani svolgono come propria funzione, sulla capacità di accendere i riflettori e di scuotere gli animi su un tema o su un problema. 

C’è un altro mondo possibile”, dice l’autore, “occupiamoci di politica, della cosa pubblica, di noi stessi”. “Occupiamoci del bene più importante dei nostri giorni: la conoscenza”. Perché, conclude Lopez, parafrasando il grande Pierangelo Bertoli “potete forse farci rallentare ma non crediate che sia finita”.  

                                                                                                                  

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