Venerdì 25 Maggio 2012
   
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RISCOPRIRE COSTANTINO DA MONOPOLI

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L’ha tenuta Martino Cazzorla per parlare di S. Antonio da Padova.

 

Nell’ambito delle manifestazioni civili per la festa di S. Antonio da Padova, l’omonima parrocchia diretta da Don Vito Casiglione Minischetti (è anche Direttore dell’Archivio Unico Diocesano), ha ospitato nei giorni scorsi una conferenza sul pittore cinquecentesco Costantino da Monopoli. Padrone di casa il prof. Martino Cazzorla, Dirigente scolastico locale dell’Ipsiam e studioso di storia locale, che ha ricostruito le origini storiche del pittore e le caratteristiche del dipinto di S. Antonio Abate presente nella terza navata destra della chiesa. La prima parte è stata dedicata alla ricostruzione delle origini del pittore cinquecentesco che colloca le sue realizzazioni artistiche tra il 1513 e il 1553 mediante un possibile atelier pittorico con l’aiuto del Diacono Filippo Mitricchio.

Si tratta di un diacono conosciuto a Monopoli per aver realizzato il crocefisso del Cristo morto nella terza cappella della navata sinistra della Basilica Cattedrale. Secondo l’opinione di Cazzorla, tuttavia, «non si ha la certezza che si tratti di un suo allievo». Un quarantennio dunque di sua produzione, ma del tutto sconosciuta. Di Costantino, che ha origini forlivesi, ne han parlato artisti come D’Elia e Calò. Segue un periodo di buio e la riscoperta del suo lavoro con Don Graziano Bellifemmine.

Secondo Cazzorla «è un artista che ha operato in un momento storico in cui la chiesa di S. Antonio era al di fuori delle mura della città ed era denominata chiesa di S. Maria delle Grazie. Più tardi – continua – diventerà la Chiesa di S. Antonio Abate». In questo periodo e precisamente nel 1513, si colloca la realizzazione del dipinto di S. Antonio Abate posto su un altare che oggi è molto diverso rispetto all’originario e con due paletti. Infatti, l’altare e il dipinto hanno una storia differente. Da qui la seconda parte della descrizione. «L’opera ha nella parte superiore un architrave con, al centro, l’immagine di Dio Padre. Intorno ci sono decorazioni e cornici varie. Nella mano sinistra, molto ben curata, il Santo tiene il giglio bianco, simbolo di purezza, che nell’opera viene tagliato. La mano destra invece, il Vangelo simbolo di saggezza». Dell’opera colpisce anche il suo cartiglio, che ha una storia particolare. «Il cartiglio é nella parte in basso a destra. E’ quasi invisibile a occhio nudo, ma è parimenti importante perché vi si ritrova, seppur su un cartiglio stropicciato, la firma dell’autore “Costantinus monopolitanus fecit”. Il primo ad accorgersi dell’iscrizione fu il Senatore Luigi Russo».

Poi la descrizione degli altri elementi che rilevano le peculiarità dell’artista. «Il Santo si presenta in piedi con un saio dai toni scuri che dà una grande profondità di campo alla sua figura. La testa, piccola rispetto al corpo, è piegata e lo ritrae mentre guarda attentamente chi lo osserva. L’aureola è certamente non invasiva. Infine i piedi: non sono ben poggiati a terra perché il destro sembra alzarsi ed è poggiato su una sorta di plinto naturale fatto di pietre. Il sinistro, invece, è ballerino e fuori dallo spazio, facendo sembrare che il Santo venga incontro a chi lo guarda».

Resta lo sfondo anch’esso sintomatico delle caratteristiche di questo pittore. «Lo sfondo nella parte sinistra del dipinto – ha continuato Cazzorla – offre un paesaggio con un pescatore, degli alberi, dei sentieri e un ponte che permette l’accesso a un borgo medievale. Il paesaggio sembra privo di movimenti, tranne alcuni accenni. Nella parte destra, invece, c’è ancora il tema del paesaggio». Importante è anche il gioco di luce che utilizza il pittore per attirare l’attenzione sul dipinto. In conclusione, Cazzorla ha parlato di diverse somiglianze artistiche con pittori a esso contemporanei, come il Cima da Corigliano, per l’utilizzo di sfondi paesaggistici nelle sue opere e in particolare nel suo dipinto di S. Antonio all’interno di un polittico.

E’ un’opera più statica rispetto a quella di Costantino, ma quasi identica nella posizione dei piedi e nel gioco di luce. Infine il ringraziamento di Don Vito al Dirigente scolastico dell’Ipsiam per la relazione «utile a far conoscere ai monopolitani la storia di un pittore che opera nell’epoca di passaggio tra il Medioevo e il Rinascimento e con l’influsso della cultura veneziana che ha dato maggiore impulso alle sue opere», e dello stesso Martino Cazzorla. «E’ la prima volta che parlo di questo pittore dopo la mia tesi. Ma davanti a un artista come questo noi riscopriamo che, insieme con la preghiera interiore sollecitata dall’immagine del Santo, c’è una ben intrecciata capacità artistica che ci permette di tenere vivo il suo racconto a distanza di secoli».

Commenti 

 
#3 disinteressato 2010-06-10 02:34
giuseppe, mi piace il tuo commento evidentemente disinteressato.
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#2 g.s. 2010-06-10 01:23
la parrocchia non è un'azienda e perciò non si dirige, ma vi è un pastore che si prende cura delle anime.
Articolo scritto con..........i.......
Non ci si può improvvisare giornalisti, è necessario e indispensabile riconscere i propri limiti.
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#1 donyvale 2010-06-09 03:29
Ma gli articoli non vengono controllati prima di essere pubblicati? La festa è di "S.Antonio da Padova" e non Abate così come il nome della parrocchia, il cui parroco è Don Vito CASTIGLIONE MINISCHETTI mentre Don Vito Schiavone è parroco dell'Amalfitana in S.Francesco d'Assisi. La chiesa di S. Maria delle Grazie ora S.Antonio da Padova e non Abate così pure il dipinto di cui si parla è di S.Antonio da Padova e non Abate. Il Cristo (morto sic) Crocifisso è nella terza cappella della navata sinistra e non nella terza navata. Il tutto solo per precisione.
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