Domenica 05 Febbraio 2012
   
Text Size

RACCONTI E NOVELLE: "PAROLE DI MARINAI"

foto_racconto_parole_di_marinai

 

 

 

 

 

Il racconto di Monopolitube

 

Sulle navi di oggi ci sono antenne tv con la bussola integrata, il Gps e l’altimetro. Esse, tramite piccoli motori, si orientano automaticamente verso il satellite. La non elevata velocità di navigazione permette poi al segnale di rimanere in allineamento. Negli anni Settanta, però, quando io andavo per mare, tutto questo a bordo non c’era. Gli unici che vivevano come se fossero sulla terraferma, o quasi, erano i marconisti (oggi estinti a causa delle nuove tecnologie). Ma non sempre essi avevano voglia di parlare. La loro professione li teneva in una condizione particolare, simile per alcuni versi a quella dei guardiani dei fari. Qualcuno preparava, una tantum, un bollettino, trascrivendo il breve Notiziario per gli italiani all’estero. Oppure, molto raramente, collegava un altoparlante al ricevitore della stazione radio, e così, giù nella saletta, a ore stabilite, si diffondevano le cronache di una lontana penisola a forma di stivale, distante anni luce come Alpha Centauri.

«Il tuo paese ti segue ovunque tu vada», dice il poeta. Ma in alcuni momenti non senti più gli odori della tua contrada, dei mobili e dei libri di casa tua. E allora è proprio come se l’Italia fosse un remoto corpo celeste.

Sulla nave, quindi, eravamo spesso a corto di notizie. Così si passava una gran parte del tempo sostituendo i fatti propri a quelli del mondo. Uno dei posti più belli per chiacchierare era l’aletta del ponte, di notte, sotto miliardi di stelle…

«Io non capisco che vuole questa gioventù da bruciare: me lo sapete dire voi, che avete quasi la stessa età di mio figlio?». Il marinaio, un procidano segaligno, la faccia cotta dal sole e l’immancabile bell’accento napoletano, attende la mia risposta come un ispettore di polizia.

«Veramente si dice gioventù bruciata, e non da bruciare; ma che cos’ha combinato vostro figlio?».

Il marinaio aggiunge subito: «Quello mi fa stare male, signor Rizzo. Si è messo con la camorra, si è messo. Quello la fatica la spara proprio, e ho paura che prima o poi farà una brutta fine. Io gliel’ho detto un sacco di volte che i soldi suoi non li voglio, che fa bene a trovarsi un lavoro vero, a cercarsi una ragazza onesta e a farsi una famiglia. Ma lui niente. La testa a posto non la vuole mettere. Ha una macchina grossa e pure la moto, che se non si ammazza in mezzo alla camorra, qualche volta si ammazza con la moto. Già due incidenti ha fatto, è stato in ospedale tutto spezzato…».

Le labbra dell’uomo si stringono come tenaglie. Non oso dir nulla. Lui singhiozza e prosegue: «Da piccolo era buono, era buono…».

E’ dolce il Mar delle Antille. Le frasi ricominciano a intrecciarsi, come onde che tornano indietro dopo aver sbattuto sugli scogli. Le parole dei marinai sono così, gonfie di ricordi, di paure, di amari rimpianti o di tenere nostalgie. Sono le parole degli uomini, gli stessi che lavorano in campagna, in ufficio o in fonderia.

«Guardate là, appena a sinistra – gli dico –, quella luce è la spazzola del faro di Aruba. Rientriamo che ci facciamo un buon caffè, signor Scotto. Poi toglieremo il timone automatico e accosteremo a dritta per 350».

Commenti 

 
#4 Parpaiola 2010-08-11 04:39
Grazie Nat, bellismio il suo racconto, solo che avendo anch'io 40 Anni di Mare sulla schiena ero curioso, noi usavamo sempre l'automatico, solo nel Canale di Kiel o durante le Manovre nei Porti ad esempio usavamo il timone elettronico manuale. L'automatico invce in Mare aperto era sempre inserito, in quanto quello mantiene la Rotta meglio della mano del Uomo, e ci faceva risparmiare Combustibile, e nelle lunge trasversate, diverse ore di Navigazione
la "Ruota" da noi noi purtroppo non esite piu, ora lo chiamanö Tiller oppure al suo postio c'e una manopola girevole.
Senz'altro una volta c'era più comunione tra Uomini Navi e Mare.
In Bocca la Lupo.
Segnala all'amministratore
 
 
#3 Francesco Maiellaro 2010-08-10 15:20
"Le parole dei marinai sono così, gonfie di ricordi, di paure, di amari rimpianti o di tenere nostalgie. Sono le parole degli uomini, gli stessi che lavorano in campagna, in ufficio o in fonderia"

Complimenti Nat
Segnala all'amministratore
 
 
#2 Nat 2010-08-09 22:18
Caro Parpaiola, rispondo con piacere alle sue curiosità: in acque oceaniche si naviga con il timone automatico, in acque "strette" o in presenza di accostate importanti si usa il timone tradizionale. Per accostata importante si intende un cambiamento di rotta di almeno 30-40 gradi. Noi venivamo da Est con rotta 280. Avvistato il faro di Aruba, quei 280 dovevano diventare 350. Dunque 70 gradi a dritta. A quanti gradi avevamo il faro? Su rilevamento 270, cioè (come è scritto nel raccontino) appena un po' a sinistra. Un cordiale saluto e grazie per avermi letto. Natale Rizzo.
Segnala all'amministratore
 
 
#1 Parpaiola 2010-08-09 13:53
Ma scusate una domanda, voi di quella Nave, perche togliete il timone automatico per cambuare rotta, per accostare a dritta per 350°?
Permettetmi un altra domanda,a quanti gradi lo avevate quel Faro su che Rotta? Sono solo curioso, Salutönen.
Segnala all'amministratore
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI