A Polignano a Mare opere consigliabili solo agli over 18.
Il premio Pino Pascali 2010 è stato assegnato ai fratelli Jake e Dinos Chapman. Dal 2 luglio fino al 12 settembre, presso la Fondazione Museo Pino Pascali, gli amanti d’arte contemporanea possono vedere una mostra fuori dal comune.
Si tratta della prima mostra in assoluto in Italia in uno spazio istituzionale. I fratelli Chapman espongono opere storiche degli anni ’90 (che solo oggi giungono dalle nostre parti). Dalle famosissime ed inquietanti sculture delle bambine-siamesi della serie “Mannequins” (con figure efebiche in cui ani, peni e vagine prendono il posto dei lineamenti) ad “Hell” (enormi teche in cui va in scena un nazismo perpetuo, un’apocalisse senza fine, orrendamente comica e terribilmente splatter, in cui si affollano scheletri, crocefissioni e mostruosità in miniatura).
I fratelli Chapman smascherano l’ipocrisia contemporanea della storia, della guerra, delle religioni, del corpo e dell’Eros. Tutto finisce nel tritacarne apocalittico dei due artisti inglesi. La loro ironia è scioccante, devastante per chi osserva le installazioni di scheletri, teschi, corpi mutilati e violentati di uomini, donne e bambini.
Loro amano descriversi come persone cordiali e amabili: «Abbiamo delle belle famiglie, non picchiamo i nostri figli, ci piace fare conversazione». Che i Chapman siano però dei “bastian contrari” è evidente.
Tutti parlano di surriscaldamento globale? E loro si immaginano un pianeta interamente sottozero, in cui i pinguini (ve li ricordate, teneri e sfigati, nel film Happy Feet?) risalgono dal Polo Sud in cerca di cibo, e finiscono direttamente al Polo Nord a fare strage di cetacei e orsi polari. La scena è cruenta, balene sanguinolente dilaniate tra blocchi di ghiaccio alla deriva, su cui vagano piccoli orsetti candidi e terrorizzati.
Ma tra tutti questi inferni, quale sarebbe il paradiso personale dei fratelli Chapman? «Una casa col giardino, e nel giardino un albero con appese le teste mozzate dei nostri nemici». Ah, ecco. Come abbiam fatto a non pensarci?
Nelle opere sono racchiusi i sentimenti e le sensazioni degli autori, ma talvolta i messaggi che essi comunicano scuotono fortemente il fruitore. Ci sono artisti che nelle loro opere hanno riversato tutto il loro disagio, il loro odio verso la società. Quando acquistiamo tali opere (che, badiamo bene, sono pur sempre delle opere d’arte di valore), noi portiamo nelle nostre case, o in quelle delle persone a noi care, delle potenziali “bombe emotive”. Le opere dei Chapman entrano nello spettatore con la forza di un’arma, che lascia ferite profonde e messaggi subliminali non sempre positivi.
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