Venerdì 25 Maggio 2012
   
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INTERVISTA ESCLUSIVA A NICOLO' CARNIMEO

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Seiful Rosi, il pirata Robin Hood

Chi sono i nuovi predoni dell’Oceano? A questa domanda ha risposto, con la presentazione del suo ultimo libro “Nei mari dei pirati”, Nicolò Carnimeo, docente universitario membro della giuria dei concorsi “Educamare”. Il dato che contraddistingue quest’opera è costituito dall’esperienza vissuta dall’autore, proprio alla ricerca degli ultimi “esemplari” di pirati.

Professor Carnimeo, ci racconti qualcosa dei suoi “sopralluoghi” presso i luoghi di pirateria.

Pensando ai pirati, vengono in mente le storie ottocentesche o salariane. La realtà odierna, al contrario, non permette di pensare a questa figura in toni romantici.

C’è stato un pirata che l’ha particolarmente colpita?

Probabilmente si tratta dell’ultimo pirata romantico, che vive nelle isole di fronte a Singapore. Il suo nome è Seiful Rosi, detto “il pirata Robin Hood”. E’ adorato dalla popolazione della sua terra, perché divide con loro il bottino derivante dai suoi abbordaggi. Io ero lì, e tramite la polizia malese mi è arrivata la sua richiesta di un’intervista.

Un pirata che chiede di essere intervistato?

Sicuramente una figura “sui generis”, che non ho tralasciato di incontrare. Anzi, mi ha parlato della particolare organizzazione della sua isola, di nome Pulao Babi. E’ una sorta di isola-bordello, ove i lupanari sono intorno ad una moschea, luogo di culto al centro dell’isola. Gli ho chiesto la motivazione di tale scelta e mi ha semplicemente risposto che è doveroso soddisfare i piaceri della carne e dello spirito.

E perché voleva incontrarla?

Voleva che la sua storia fosse immortalata nel mio libro. Cosa che reputai strana, vista la ritrosia degli altri pirati, che anzi richiedevano un pagamento per parlare. La storia, purtroppo, ha un epilogo triste.

Cos’è successo?

Mi sono rivolto alla polizia di stato per rintracciarlo e, dopo due settimane dal nostro incontro, ho appreso che era stato ucciso. Mi è dispiaciuto, ma sono rimasto sconcertato quando mi hanno riferito che aveva un regalo per me. Dopo qualche giorno, infatti, mi né pervenuto un plico che conteneva la sua bussola, con i caratteri cinesi. E’ stato per me un dono preziosissimo!

Ha in programma un altro viaggio?

Un altro viaggio e un altro libro! Questa volta sarò tra l’Oceano Atlantico e il Pacifico, per altre peregrinazioni e altri studi.

Non ci può fornire qualche anticipazione?

Sarà a proposito di un’isola che non c’è. Pochi sanno, infatti, che esiste, alla confluenza delle correnti dell’Oceano Pacifico, un’isola di plastica. Tutta la plastica gettata in mare, insomma, si è accumulata e concentrata, formando un’isola che in realtà non esiste. E, inoltre, si può leggere come un’importante metafora sulla dimensione umana.

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