Venerdì 25 Maggio 2012
   
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IL PLAGIO, LA COPIA E L'IMITAZIONE CREATIVA

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Abbiamo notato dai commenti dei nostri lettori che vi sono poche idee ed anche molto confuse in materia, pertanto riteniamo doveroso far chiarezza sul significato della parola plagio in campo artistico, proponendovi il seguente estratto di un saggio di L.R. Carrino:

“In un momento storico in cui proliferano famosi copioni e altrettanto famosi copiati, ha ancora senso parlare di originalità? Dove finisce l’ispirazione e comincia il saccheggio?

Nel linguaggio comune viene definita plagio l’imitazione o la copia, sotto i più diversi aspetti, di un’opera creata precedentemente e tutelata dal diritto d’autore. Le condanne di plagio si contano sulle dita di una mano. Difficile vincere una causa per plagio. Questo anche perché la creazione artistica è sempre influenzata dal contesto culturale in cui l’autore si situa, e la contaminazione e l’ispirazione a creazioni precedenti sono il presupposto di base di qualunque opera, contemporanea e non. Ma esiste una differenza sostanziale tra plagio e contaminazione? Esiste una differenza tra plagio e imitazione creativa o copia? Si parla ancora di plagio al di là dell’aspetto giuridico (copyright)? E come si pone l’aspetto della ‘originalità’ in relazione ai fruitori? 

Tutte queste domande sono lecite. La cosa sorprendente è che anche tutte le risposte lo sono. Quello che non è lecito è il reato (anche da incosciente, da inconsapevole) di chi imita, copia plagia, rielabora, ristruttura, ecc… ecc…, spacciando per ‘proprie’ idee e lavoro di altri autori. Questo è inaccettabile sia per il plagiatore, sia per il plagiato, sia per il fruitore (del quale viene carpita la fiducia).

I casi di plagio attirano sempre l’attenzione del pubblico. Sarebbe interessante capire se questo accade perché il plagio sta diventando una pratica sempre più diffusa, perché i suoi confini si stanno facendo sempre più vaghi e controversi o perché i plagiatori vengono smascherati sempre più spesso.

Quello che rende il plagio un argomento affascinante è l’ambiguità del concetto, le sue complesse relazioni con altre pratiche riprovevoli come la violazione del copyright, il vasto spettro delle sue applicazioni, la sua relatività storica e culturale, il suo controverso peso in campo normativo, le strane motivazioni e giustificazioni di chi lo pratica (se lo ammette!), i metodi di indagine e le forme di punizione e assoluzione.

Una tipica definizione (da dizionario) di plagio è ‘furto letterario’. In realtà è possibile plagiare qualsiasi cosa (musica, immagini e – soprattutto – idee; mi limito all’ambito letterario). Perciò questa potrebbe essere una definizione inesatta, oltre che imprecisa, senza contare che è fuorviante l’uso del termine ‘furto’ perché può esserci plagio senza furto. E poi non sempre la copia è un plagio, e non tutti i plagi comportano la violazione del copyright.

Plagio (indebita ispirazione, scopiazzatura, e anche imitazione creativa totale di un’opera altrui) e violazione del copyright (violazione di un diritto di proprietà) quindi sono torti diversi, anche se spesso si sovrappongono.

Non tutte le forme espressive vengono poi messe sotto ‘diritti’. Come le idee, per esempio, la cui copia comporta la violazione dei ‘diritti’ se e solo se si copia la ‘forma’ con cui i fatti o le idee vengono espressi.

Sarà questo il motivo per cui Dan Brown ha vinto la causa in cui era accusato di violazione del diritto d’autore? Accusato di aver copiato l’idea di Gesù sposo della Maddalena. Gli apologeti del plagio avrebbero usato, in questo caso, la parola ‘prestito’. Ma quello che viene preso in prestito, solitamente, si presuppone venga restituito. Cosa invece, credo, che il signor Brown non abbia fatto… In effetti, la questione ha diviso il mondo letterario. Forse non c’è stata violazione dei diritti d’autore, ma copia dell’idea certo che sì. Dan Brown ha definito ‘fonte’ il materiale dal quale ha attinto l’idea (be’, a dire il vero, senza quell’idea il libro vale ancora di meno).

Un altro splendido esempio di plagio è la descrizione shakespeariana di Cleopatra sulla sua barca in Antonio e Cleopatra (parafrasi in versi presa dalla vita di Marco Antonio di Plutarco, tradotto da North). Vero è che a quei tempi la creatività veniva concepita come miglioramento più che come originalità.
Milton ha detto che “un prestito” da un altro autore, solo “se non viene migliorato da colui che prende in prestito, tra buoni autori è ritenuto plagiare”.

I poeti immaturi imitano; i maturi rubano; i cattivi poeti svisano ciò che prendono e i buoni lo trasformano in qualcosa di migliore o almeno diverso. Il buon poeta salda il suo furto in un complesso di sensi che è unico, interamente diverso da ciò da cui è avulso; il cattivo lo getta in qualcosa che non ha coesione. Un buon poeta prenderà di solito a prestito da autori remoti nel tempo, o diversi per lingua o interesse.

E in una società moderna che pone l’accento sulla originalità di un’opera di ingegno, dove appunto le opere intellettuali vengono commercializzate, l’imitazione creativa non può avere la stessa portata né la stessa connotazione positiva che aveva ai tempi di Shakespeare.

Al di là del diritto d’autore, si può parlare quindi di plagio anche quando vengono copiate caratteristiche di un’opera (testo o idee), e si induce il lettore a pensare che queste caratteristiche siano un’invenzione (o scoperta, nel caso di plagi di materiale di carattere ‘storico’) di chi ha plagiato. Questo tipo di plagio assume forme estremamente sottili, perché la legge tende a identificare con ‘plagio’, e quindi a punire, solo quando c’è violazione di diritto d’autore.

L’occultamento è il cuore del plagio. Per poter parlare di plagio è necessario che il copiare, oltre ad essere ingannevole e quindi fuorviante per il pubblico a cui è rivolta l’opera, carpisca la fiducia del lettore. Il lettore compra il libro perché convinto che l’opera del plagiatore sia originale. Ma se sa che quell’opera è scopiazzata da un’altra, probabilmente preferisce andarsi a cercare l’originale. Ovvio, può capitare anche il contrario: la copia migliora l’originale (si pensi a Nabokov). In questo caso c’è solo inganno intellettuale.

Possiamo definire il “plagio”, in sostanza, come una copia fraudolenta non consensuale, cosa che lo distingue con chiarezza dalla violazione del copyright. La dottrina europea dei ‘diritti morali’ consente a uno scrittore di essere accreditato per la sua opera originale e questo diritto di attribuzione gli fornisce un appiglio legale contro il plagio (anche la parafrasi sarebbe un altro diritto morale violato, ossia il diritto dell’integrità). Ad esempio, gli autori della Creative Commons, per usi no-profit delle loro opere, possono scegliere di porre una condizione: chiunque utilizzi la loro opera deve citare la fonte.

C’è un altro aspetto orribile di tutta questa faccenda. Se uno copia l’idea di un autore, magari un’idea che è stata già realizzata e ha avuto un certo riscontro di pubblico, imita creativamente lo stile, la forma, il ritmo di un altro, parafrasa un paio di pagine ‘chiave’ di un altro disgraziato ed ecco che ottiene un prodotto che qualunque editore pubblicherà. L’imitazione creativa è, infatti, un imperativo del mercato. Non si va da nessuna parte con cose avanguardistiche, troppo originali (e già…). Ma questo forse è più evidente per chi scrive romanzi. 

Concludo.
La natura in apparenza gratuita del plagio commesso da scrittori professionisti è in parte il motivo per cui c’è sempre qualcuno disposto a schierarsi dalla parte del plagiatore che viene scoperto. La pratica più in voga, solitamente, viene definita patchwriting da Rebecca Moore Howard, ossia “copiare da una fonte, poi cancellare alcune parole, alterando strutture grammaticali e inserendo un sinonimo al posto di un altro”.

Vero, esiste anche il plagio inconscio, non sempre dettato da malafede. Questo si potrebbe considerare più un peccato di negligenza che di intenzione e quindi sarebbe meno meritevole di biasimo. Per questo, quando i plagiatori vengo scoperti, si difendono sempre sostenendo che si sono ispirati, che qualcosa dell’originale è rimasto ‘inconsciamente’ loro dentro. C’è persino una parola precisa che definisce questo tipo di plagio: criptomnesia.

E il plagio inconscio diventa una difesa ancora più plausibile quando si tratta di copia dell’idea, del concetto, della forma, ossia non c’è una vera successione di parole identiche.

Come ci si può difendere da questa tragedia del poco? Ve lo dico in parole straniere: nous sommes foutu. Perché non parliamo di contaminazione, ma di una vera e propria metastasi letteraria. Parliamo di gente che non ha mai avuto un’idea in vita sua se non per inferenza, per autoconvincimento. Studi di psicologia sulla criptomnesia indicano che le persone che migliorano, peggiorano, o elaborano idee altrui, arrivano a convincersi di avere la paternità di quelle idee. È facile che questi signori la passino liscia, soprattutto in era di contaminatio come questa.

Il plagio viene considerato il più grave dei crimini intellettuali dalla maggior parte degli scrittori, degli insegnanti, dei giornalisti, dei docenti, e persino dal pubblico in generale. Quando si parla di questo argomento c’è bisogno di una riflessione distaccata. Sotto questa dicitura spesso si intendono varie forme di scorrettezza letteraria o intellettuali, ben più gravi perché più subdole, ma meno dimostrabili dal punto di vista giuridico.

Il fatto è che il concetto di plagio resta a tutt’oggi troppo vago, c’è una zona grigia dove l’imitazione creativa, ad esempio, produce un valore che si sottrae all’attuale definizione. Le diverse sfumature del concetto non trovano riscontro nell’insieme di norme e sanzioni (formali e non), senza contare che è sempre più universalmente accettato il ‘crimine’, visto che uccide sovente solo le idee. Sara per questo che nel 2008 di idee veramente originali ce ne sono così poche?

 

 

Commenti 

 
#2 Sery 2009-08-22 04:08
Mimmo, ma che scrivi???
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#1 loredana 85 2009-08-16 21:25
Trieste ottobre 2002, in Galleria Tergesteo Associazione culturale Altamarea ENCUENTRO DE TANGO; spettacolo di tango e poesia. Non aggiungo altro e voi?
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