(foto di DARIO CAZZORLA)
E’ stato presentato nella nostra città, presso la Libreria Chiarito in via Ricciotti, Sangue Mio, secondo lavoro letterario di Davide Ferrario, durante il primo di una serie d’incontri che hanno come obbiettivo l'unione della letteratura al cinema, come ha voluto precisare Decio Chiarito. Numerosissimi i presenti. Questo secondo romanzo scritto da Davide Ferrario è stato presentato con un dialogo fra l’autore e il professor Michele Suma, creatore e organizzatore della rassegna Cineforum. L’autore-regista è alla sua seconda apparizione a Monopoli dopo quella dello scorso anno dove presentò Tutta colpa di Giuda nell’ambito della rassegna Cineforum 2009. Ferrario era rimasto affascinato dalla nostra città e ha deciso di tornarci..
Ferrario ha esordito nel mondo della letteratura a soli 16 anni, ottenendo un grande successo con il suo primo libro Dissolvenza del nero grazie al quale vinse il premio Hemingway, e da cui Oliver Parker nel 2006 ha tratto “Fade to Back”. Insomma un bell'inizio di carriera.
In questo Sangue mio è narrato il difficile rapporto fra due generazioni: quella dei genitori e quella dei figli, ispirato dai 10 anni vissuti come volontario dall’autore nel carcere di San Vittore di Milano e delle Vallette di Torino. Un’esperienza di vita che lo ha cambiato molto, nata quasi per caso. Infatti lui accetta di insegnare, in un corso di formazione professionale per detenuti, il mestiere di montatore video, a San Vittore. La cosa gli riesce benissimo e due suoi allievi sono stati assunti da emittenti private. A questo punto deve decidere se tornare alla vita di tutti i giorni e abbandonare l’esperienza carceraria o continuarla da volontario. Decide per la seconda opzione che, col passare degli anni, lo gratifica moltissimo.
La trama.
Ulisse Belardini e Gretel sono padre e figlia. I protagonisti del romanzo. I nomi dei due personaggi sono importanti, con un significato possente. Ulisse perchè evoca il suo famoso vagare per tornare a casa. Gretel che salvò fiabescamente il fratello Hänsel dalla strega. Sangue mio è la storia di un malvivente reale dal nome inconsueto che l’autore decide di chiamare Ulisse Berlardini. Un bandito negli anni Settanta e Ottanta, che esce dal carcere e si ritrova a conoscere una figlia venticinquenne che non sapeva di avere.
ULISSE, UN 'RAPINATORE ROMANTICO' - Ulisse Bernardini il carcere lo conosce bene, essendoci entrato ed evaso più di una volta. Ma ora, sono diciotto anni filati nel carcere delle Vallette di Torino, egli ha ottenuto uno sconto di quattro anni sulla pena, per il suo “fare il socializzante”. Mancano pochi giorni alla fine della pena per rapina a mano armata e omicidio, quando riceve una lettera: è di sua figlia, Gretel, una ragazza che lui non ha mai conosciuto, e che gli chiede di andare a trovare in carcere. Ulisse è stato un “rapinatore romantico” di banche, una sorta di Vallanzasca. Affascinante, intelligente, elegante e amante della bella vita, uno che i soldi li rubava per spenderli fra alberghi di lusso e belle donne, e non ne mette mai da parte.
Rischiando grosso organizza nuove rapine per rimpinguare le sue finanze che sono ormai a secco. Viene arrestato nuovamente. Lui si sente un naufrago, uno che la rivoluzione l’ha persa tanti anni fa. Invece Gretel studia antropologia, è cresciuta con la nonna e una madre affetta da disturbi mentali. Vive sola e da cinque anni sa di essere malata della sindrome di Hallerworden e Spatz, una malattia degenerativa, al momento latente ma che può manifestarsi da un giorno all’altro portandola prima alla paralisi e poi alla morte. Gretel vuole essere l’eccezione della malattia, vuole avere un futuro e capire il suo passato cercando di recuperare il tempo perso.
Nell’incontro, tra imbarazzo e una trattenuta emozione, "tra gioia fraterna e inspiegabile vergogna", Gretel racconta al padre la sua malattia e gli chiede di accompagnarla in un pellegrinaggio al santuario di Maratea. Gretel ha bisogno di credere che il liquido che sgorga dalla roccia possa guarirla. Ulisse accetta di partire con la figlia in questo viaggio da Torino a Maratea attraversando l’Italia con una vecchia Panda. Comincia così un viaggio di cinque giorni che li farà avvicinare, a volte anche in modo drammatico. Si narra un aneddoto curioso del viaggio: la scoperta di cosa sia un agriturismo per Ulisse, che non ha mai sentito parlare di questa cosa, lui abituato ad alberghi lussuosi. Così si rende conto che i 18 anni passati in carcere gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà e ora si deve abituarsi a conviverci.
L'AUTORE DEL LIBRO - Il manoscritto – dice l'autore – nasce dalla mia esigenza di raccontare la vita delle carceri in un modo inconsueto. Esso non vuole essere l’antipasto per la creazione di un nuovo film, anzi occupa uno spazio letterario importantissimo per me. In esso non c’è una scenografia, ma solo una storia che si regge sulle parole. E’ un tentativo personale di fare il resoconto con i famosi 10 anni da volontario nelle carceri. Voglio esprimere così quello che ho appreso da questa esperienza, fermandomi a meditare sulla mia vita, sull’esistenza.
Inoltre in quest’esperienza carceraria ho capito la necessità di comunicare i miei pensieri. Qui c’è molto del mio senso della vita e devo dire che un film è un evento culturale, in quanto viene realizzato collaborando con moltissime persone per la sua realizzazione. Invece creare e scrivere Sangue Mio è stato un fatto personale, privato. Inevitabilmente mi sono trovato a parlare di me stesso.
I COMMENTI - Il libro si può descrivere con un aggettivo molto semplice: caldo. Lo ha detto il professor Suma durante il dibattito con l’autore. Il libro è pieno di passioni forti. Inoltre, la parola sangue è presente nel libro solo due volte, per definire la città in cui si svolge la storia e per descrivere l’intenso rapporto umano esistente fra Gretel e il padre Ulisse. Per rendere più appassionante la trama l’autore decide di utilizzare la figura retorica dell'ossimoro, coesistenza di due termini contrari che stanno insieme in armonia (esempi: serena disperazione, assordante silenzio).
Gretel è una ragazza reale di oggi, con le banalità che contraddistinguono la vita. Essa è figlia dei nostri tempi, del precariato lavorativo e sentimentale. In questa trama viene lanciato l’urlo di disperazione delle generazioni dei ventenni che vivono uno stato di sospensione, senza progetti futuri. Ora questa situazione reale viene contrapposta alla giovinezza dell’autore che dichiara senza esitazione che il precariato giovanile. quello stato di sospensione giovanile esisteva anche allora, con la loro fame di successo e credendo nel futuro.
Invece l’immagine di Ulisse serve per analizzare il mondo carcerario dove ci sono delinquenti moderni, stupidi, fessi, sfigati (con problemi di tossicodipendenza o di non lavoro, che per cercare una soluzione alla loro precarietà sociale diventano ladri e spacciatori). Dall’altra parte ci sono i malviventi di lusso della mafia e della camorra, lo specchio della società attuale, che gestiscono affari come una qualunque azienda, con l’idea di aumentare i guadagni e il fatturato.
Il romanzo ha una struttura composta dai pensieri inespressi di padre e figlia. Essi si susseguono tra il detto e il non detto, compongono la drammaticità di due vite riunite, incollate inevitabilmente, per quella furia primordiale dell'esistere che crea una forte empatia da parte del lettore. Una vita on the road, in cui padre e figlia mescolano il passato vissuto da un Ulisse oramai stinto e il presente di Gretel, vivido, che lei vuol far durare il più possibile, conscia che la malattia non le permetterà di godere del domani.
L'invito di chi scrive è uno solo: leggete questo romanzo.
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