Le associazioni culturali “Il presidio del libro” e “Donne per la città” di Monopoli hanno organizzato un incontro/conversazione con l’autore de “Il collare di Ananke”, Puntoacapo Editrice, Carmine Tedeschi. L’incontro, ha visto la presenza di un nutrito pubblico e di Graziana Brescia, professore associato di Lingua e letteratura latina all’Università di Foggia. Un’introduzione musicale è stata offerta al pubblico presente dai musicisti Vincenzo Topputi e Ottavio Savoia, mentre la lettura dei passi del libro è stata a cura di Piero Caramia.
Dopo aver vinto numerosi riconoscimenti per altre sue opere, Carmine Tedeschi si accosta alla fonte della nostra stessa cultura: il mito greco. “La prima volta che mi sono cimentato in questo ambito, è stata con la riscrittura del mito di Amore e Psiche; ma con questo libro ho voluto accostarmi ad un’opera più lunga, quella di Eschilo.”
In un clima rilassato e piacevole, la professoressa Brescia introduce l’opera, descrivendola come una riuscitissima operazione di riscrittura di uno tra i più complessi ed articolati miti della cultura greca: si tratta dell’“Agamennone” di Eschilo, messa in scena nel 485 A. C., che narra le intricate e sanguinose vicende degli Atridi. Come si può ben indovinare dopo la prima lettura, la trama principale del libro di Tedeschi è invariata:
laddove in Eschilo Agamennone e Menelao discutono della Necessità di invadere Troia, ufficialmente per il rapimento di Elena, ma in realtà per sete di potere e per espandersi, Tedeschi propone un dialogo tra Demetrio Amorano e suo fratello Manuele, capi di un’organizzazione mafiosa dei giorni nostri, la cui Necessità è di espandersi a Est per sviluppare nuovi traffici illeciti.
In entrambe le narrazioni, la buona riuscita delle due diverse (eppure così simili) “operazioni” dipende da un sacrificio umano: in Eschilo, infatti, Agamennone è “costretto” dalla Necessità a sacrificare ad Artemide la sua bellissima figlia Ifigenia, perché il vento contrario alla partenza degli Atridi possa cessare; Tedeschi, invece, mette Demetrio in una situazione spinosa quando sua figlia Irene assiste, in un primo momento non vista, ad una riunione dei capi malavitosi, mentre mettono a punto la strategia da attuare ad Est. Sia Agamennone che Demetrio sono così “costretti” a uccidere
le loro figlie da Ananke, la Necessità; ma, come dice lo stesso Demetrio al fratello Manuele, “c’è sempre una scelta”. Tanto Demetrio quanto Agamennone avrebbero la possibilità di evitare la morte di Irene ed Ifigenia, ma così facendo dovrebbero rinunciare al loro status di capo dei capi. In questo caso, quindi, la voce del potere, la Necessità di comandare è più forte della voce del sangue, del rapporto familiare.
La società ateniese a confronto con la realtà attuale della mafia: una Necessità forte quanto un’altra, eppure diversa, perché oggi non è più intesa come una divinità, ma come una libera scelta dell’individuo. Affascinante il rapporto tra l’originale e la riscrittura, grazie anche ad una delle più riuscite trovate dell’autore, che riguarda i nomi dei personaggi, riconoscibili tramite le iniziali: Agamennone – Amorano; Menelao – Manuele; Ifigenia – Irene; Elena – Eleonora; Cassandra – Katrina; Climemnestra – Clelia.
Dopo aver vinto numerosi riconoscimenti per altre sue opere, Carmine Tedeschi si accosta alla fonte della nostra stessa cultura: il mito greco. “La prima volta che mi sono cimentato in questo ambito, è stata con la riscrittura del mito di Amore e Psiche; ma con questo libro ho voluto accostarmi ad un’opera più lunga, quella di Eschilo.”
In un clima rilassato e piacevole, la professoressa Brescia introduce l’opera, descrivendola come una riuscitissima operazione di riscrittura di uno tra i più complessi ed articolati miti della cultura greca: si tratta dell’“Agamennone” di Eschilo, messa in scena nel 485 A. C., che narra le intricate e sanguinose vicende degli Atridi. Come si può ben indovinare dopo la prima lettura, la trama principale del libro di Tedeschi è invariata:
laddove in Eschilo Agamennone e Menelao discutono della Necessità di invadere Troia, ufficialmente per il rapimento di Elena, ma in realtà per sete di potere e per espandersi, Tedeschi propone un dialogo tra Demetrio Amorano e suo fratello Manuele, capi di un’organizzazione mafiosa dei giorni nostri, la cui Necessità è di espandersi a Est per sviluppare nuovi traffici illeciti.In entrambe le narrazioni, la buona riuscita delle due diverse (eppure così simili) “operazioni” dipende da un sacrificio umano: in Eschilo, infatti, Agamennone è “costretto” dalla Necessità a sacrificare ad Artemide la sua bellissima figlia Ifigenia, perché il vento contrario alla partenza degli Atridi possa cessare; Tedeschi, invece, mette Demetrio in una situazione spinosa quando sua figlia Irene assiste, in un primo momento non vista, ad una riunione dei capi malavitosi, mentre mettono a punto la strategia da attuare ad Est. Sia Agamennone che Demetrio sono così “costretti” a uccidere
le loro figlie da Ananke, la Necessità; ma, come dice lo stesso Demetrio al fratello Manuele, “c’è sempre una scelta”. Tanto Demetrio quanto Agamennone avrebbero la possibilità di evitare la morte di Irene ed Ifigenia, ma così facendo dovrebbero rinunciare al loro status di capo dei capi. In questo caso, quindi, la voce del potere, la Necessità di comandare è più forte della voce del sangue, del rapporto familiare.
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