Manifestazione in occasione del quarantennale dalla tragedia
Si è svolta lo scorso 28 agosto presso l’atrio antistante il castello di Carlo V a Monopoli, la manifestazione “ Italiani formidabili: a 40 anni dalla tragedia dell’Heleanna”, il traghetto greco incendiatosi improvvisamente alle 5.30 del mattino del 28 agosto 1971 a largo della costa di Torre Canne, a 15 miglia da Monopoli. In quell’occasione, diversi furono i pescherecci monopolitani che si recano sul luogo della tragedia per prestare soccorso ai passeggeri del traghetto.
Alla manifestazione commemorativa ( il cui nome prende spunto dal titolo di un giornale francese dell’epoca che volle così ringraziare i nostri connazionali che quel giorno salvarono diversi tra italiani, francesi, inglesi, greci, tedeschi e austriaci), promossa dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con l’assessorato alla cultura, hanno partecipato l’associazione monopolitana “ Le Nove Muse” in collaborazione con Mimmo Migailo ( ideatore dell’evento e della mostra fotografica sulla tragedia), e il giornalista Francesco Pepe. Era presente anche Sua Eccellenza Monsignor Domenico Padovano, vescovo della diocesi di Conversano – Monopoli.
LA STORIA DELLA TRAGEDIA - Il traghetto greco “ Heleanna” era in origine una petroliera, si chiamava “ Munkedal” e fu costruita nei cantieri navali di Gotenborg nel 1954. Nel 1966 la petroliera fu acquistata dall’armatore greco Costantino S. Efthymiadis, che la fece convertire in traghetto negli stessi cantieri navali di Gotenborg.
L’imbarcazione era lunga 170 metri per un peso complessivo di 11 mila tonnellate diventando così, il traghetto più grande del mondo per quell’epoca.
L’ Heleanna viaggiava lungo la rotta Ancona – Patrasso e poteva trasportare, secondo la documentazione di bordo, un massimo di 620 passeggeri. Il giorno dell’incendio però, ne trasportava 1174.
Quel 28 agosto 1971, alle 5.30 del mattino, mentre l’imbarcazione viaggiava all’altezza di Torre Canne, a 15 miglia da Monopoli e la bussola segnalava la posizione di 40° 53” Nord e 17° 35” Est, un’esplosione improvvisa in sala macchina provocò un vasto incendio che presto si propagò al resto dell’imbarcazione, alimentato dal forte vento di maestrale che soffiava quel giorno. I passeggeri, in preda al panico, cercavano di salvarsi, ma i sistemi di sicurezza erano inesistenti o inutilizzabili, come ricordato da alcuni superstiti: “ Quella maledetta nave era in realtà una vecchia carretta, tutta arrugginita ma sapientemente e abilmente pitturata e messa a nuovo dagli scandinavi. I salvagenti erano pochissimi, gli idranti sostituiti da inutili tubi bucherellati da dove usciva pochissima acqua nei casi migliori. Le scialuppe erano pochissime per la quantità di gente presente a bordo e molte di esse non potevano essere utilizzate perché fuori uso in quanto gli argani erano bloccati da anni di ruggine e strati infiniti di pittura indurita, o perché le funi che dovevano servire per calarle in mare erano logore, o addirittura ( cosa ben più assurda e grave), erano chiuse ermeticamente con dei lucchetti per non essere usate”.
In questa situazione, nonostante il mare agitato, molti passeggeri preferirono tuffarsi in acqua pur di tentare la salvezza.
La prima imbarcazione a raccogliere l’SOS dell’Heleanna fu la petroliera italiana Porto Righerio, che appena giunta sul luogo, si posizionò di traverso in modo da arginare le onde e proteggere i naufraghi. In breve tempo giunsero anche i pescherecci da Monopoli e Savelletri i quali riuscirono a salvare centinaia di passeggeri.
Al termine delle operazioni di salvataggio furono contati 27 morti, 217 feriti di cui 60 gravi, 16 dispersi e 1089 superstiti. Il comandante del traghetto, Demetrios Anthipas, abbandonò per primo l’imbarcazione senza lanciare l’allarme. Giunto a terra, fu interrogato dalle autorità italiane e durante l’interrogatorio, il comandante negò ogni addebito. Due giorni dopo, il 30 agosto 1971, Anthipas fu intercettato nel porto di Brindisi mentre cercava di imbarcarsi clandestinamente sul traghetto “ Egnathia” diretto a Patrasso. Fu arrestato con le accuse di omicidio plurimo, omissione di soccorso, direzione della nave senza adeguati sistemi di sicurezza e imbarco di un numero di passeggeri superiore a quanto stabilito dal certificato di sicurezza. Giudicato in Italia dalle magistrature italiana e greca, Anthipas fu condannato a sei anni di reclusione per il reato di “ pericolo di naufragio”. Nel 1977, il processo di appello di Lecce confermò la condanna elevando la pena a otto anni di reclusione. L’armatore Costantino S. Efthymidias fu invece assolto da ogni accusa. Anthipas tuttavia, non scontò alcun giorno in carcere e la libertà provvisoria ottenuta nelo 1972 si tramutò in definitiva. Ai 1089 superstiti fu riconosciuto un risarcimento di 125 mila lire ciascuno. La somma fu ricavata dalla vendita dell’imbarcazione.
Il Presidente della Repubblica dell’epoca, Giuseppe Saragat e il suo successore Giuseppe Leone, insignirono numerose onorificenze individuali alle personalità civili, militari e sanitarie intervenute per salvare i passeggeri. Tra questi ricordiamo il monopolitano Mario Civetta, insignito della medaglia d’oro al valor civile e nominato Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana. Per gli stessi motivi, le città di Bari e Monopoli furono premiate con la medaglia d’argento al valor civile, mentre la città di Brindisi con la medaglia d’oro. Ulteriori onorificenze inoltre, furono assegnate dagli Stati esteri in segno di riconoscenza per i salvataggi operati quel giorno.
“ Questa è la dimostrazione che non tutta la storia va a rotoli – ha commentato mons. Padovano intervenendo alla celebrazione – l’uomo è buono, la bontà nel mondo esiste ma, ahimè, non fa rumore. I soccorritori che si sono prodigati in questa opera di soccorso sono stati protagonisti di una storia fantastica che merita di essere conservata nei cuori di ogni cittadino monopolitano. Inoltre voglio confidarvi che ho gioito nel vedere sul palco i pescatori monopolitani, gente umile, gente che non timbra il cartellino quando inizia a lavorare, gente che non lavora con l’orologio ma con il sole. Gente per la quale il pescato e la propria ricchezza dipende dalla luna, dalla stagione, dalle correnti, a cui il pane da portare a casa è molto salato. Gente che ci ha insegnato che in mare la prima legge è soccorrere chi ne ha bisogno, e qualcuno dovrebbe far diventare legge universale. Insomma, abbiamo gioito – ha concluso il vescovo – per una bella pagina di storia di Monopoli, città che per caratteristica territoriale si proietta sul mare e dal quale prende le risorse per continuare a vivere, trovando in esso vigore, fiducia e speranza per il futuro. Lancio un appello a tutti i giovani monopolitani: siate all’altezza dei vostri èpadri e sappiate fare onore alla vostra grande e bella città come hanno fatto loro che sono stati i vostri padri, creando una grande Monopoli, una formidabile Monopoli”.
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