Sabato 26 Maggio 2012
   
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DANIELE BRESCIA E IL QUOTIDIANO METROPOLITANO.

P5054609mEsordio nel mondo

 della fotografia per Daniele Brescia (Monopoli, 1983).

Poliedrico cultore dell’arte, già cimentatosi con il disegno artistico e con il teatro,  approda alla sperimentazione dei virtuosismi e delle risorse dell’obiettivo. Lo fa supportato dall’esperienza del gruppo “Magma”, associazione barese fondata da Alessandro Cirillo, attenta alla fotografia contemporanea sia dal punto di vista della produzione che da quello dello studio.


L’esposizione è stata ospitata a Bari, presso l’Antonelli Vision Store a Bari, ed ha ricevuto unanime consensi intercettando una risposta convinta da parte del pubblico.

Il tema del lavoro è esplicitato dallo stesso titolo: “Quotidiano metropolitano. Lavori in corso”. Uno scandaglio sociologico, attraverso la messa a fuoco del più implacabile degli strumenti visivi, delle dinamiche che sono sotto gli occhi di tutti: fermare attimi di quella deriva dello spazio urbano per inquadrarne le contingenze e i profondi significati, talvolta contraddittori talaltra convergenti. Ecco perché la scelta è caduta su una strada barese in particolare, via Nicolai: frontiera immaginaria tra indigeni e migranti, luogo di pragmatico confronto con la tanto parola integrazione.
 
E dalle foto di Brescia lo si capisce bene. Sono foto a piano lungo, scatti concitati  di giovani altrettanto confusi, i cosiddetti alternativi – brachilogia mentale della New Age sinistrorsa – che nottetempo articolano la propria ricerca d’identità, muovendosi all’interno e all’esterno di un locale à la page. Nel ventre di questo primo campione sociologico si inseriscono, quasi a disturbare l’apparente dichiarazione piccolo-borghese,  gruppi di immigrati. È qui che il discorso identitario si eleva al quadrato, le immagini si sdoppiano, ruotano sull’immaginario asse della chiarezza antropologica nel tentativo di catturare i volti sfuggenti di una scheggia impazzita – o meglio resa folle – dalla seriore globalizzazione.

In sostanza, quello che è dietro la fotografia, il non detto, è proprio questo connubio tra il mondo alternativo e quello della faticosa integrazione, spesso emarginazione.daniele_ridimensionata Movimento entropico, compensazione di spinte dall’esterno all’interno, consumato quotidianamente, appunto, davanti ai nostri occhi spesso distratti. Onore ad una mostra, dunque, che permette di fermarsi, in una sorta di sguardo retrospettivo o  flusso di coscienza, sul panorama fluido e multiforme che ci circonda.

Venendo al valore umano di questa esperienza, Daniele Brescia la considera un banco di prova, brillantemente superato aggiungiamo noi, per una continua crescita artistica e professionale.

 

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