Nella foto (al centro)Nicola Gaeta, Enzo Mansueto (a sinistra) e Gianni Lenoci (a destra).
Presentato "Una preghiera tra due bicchieri di gin"
Un viaggio nella storia del jazz; schegge di Storia e fiumi di storie di chi ha dedicato la propria vita alla musica. Il volume presentato lo scorso 14 dicembre dai Presìdi del Libro è "Una preghiera tra due bicchieri di gin", (ed. Caratteri Mobili). La raccolta, che comprende oltre trenta interviste a musicisti jazz, si presenta come uno spaccato di storia artistica e umana che si dipana dalla seconda guerra mondiale ai nostri giorni, guidando il lettore tra i meandri della storia di un genere musicale tra i più giovani esistenti; infatti, il jazz ha poco più di cento anni. A traghettare il pubblico dei Presìdi, accorsi al Castello c'erano Nicola Gaeta, autore del libro, Enzo Mansueto, autore dell'introduzione e il musicista monopolitano Gianni Lenoci, anch'esso presente nella raccolta di interviste. Il titolo - spiega Nicola Gaeta - fa riferimento alla risposta di Giorgio Gaslini che distillando i ricordi di una frase di Duke Ellington, spiega come "il jazz è una preghiera mormorata tra due bicchieri di gin". Una musica, quella del jazz che incorpora nel suo linguaggio i generi della musica popolare americana. Il libro è diviso in tre grandi partizioni: dalla nascita, alla maturazione fino alle prospettive del jazz in Italia. "Gaeta è stato bravissimo - commenta Enzo Mansueto - perché è stato capace di farsi raccontare anche quello che i musicisti intervistati non avrebbero mai voluto dire". "Sembrerebbe un romanzo di formazione - spiega Nicola Gaeta, perché racconta la strada del Jazz, la sua evoluzione e la maturazione dei protagonisti tra successi, delusioni, vittorie e sconfitte". Lo scritto di Gaeta non è in forma comunemente dialogica, ma contiene un cappelletto narrativo in cui c'è il ritratto dell'intervistato; in sostanza contiene una struttura tipica del romanzo di formazione; con la tipica evoluzione intrinseca del personaggio, mentre sullo sfondo la storia della musica jazz. "Nessuno può dire che un artista sia migliore di un altro - spiega Lenoci - perché fare arte è un diritto; un diritto di esprimere il meglio di sé".
La raccolta non si ferma alla sola musica, ma fa dei primi piani sulla vita; la vita "vera" di chi ha dedicato la sua esistenza al jazz, al suo "concerto" di generi mescolati che hanno un comune denominatore: la passione per il ritmo.
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