In occasione della candidatura nella terna dei finalisti del premio “Olimpici del teatro”, gli Oscar del Teatro italiano 2009 come “ Miglior attore emergente” per lo spettacolo ‘Masked – Legami di sangue”, abbiamo intervistato il nostro concittadino Michele Degirolamo.
L’ATTORE- Michele Degirolamo è un nostro giovane concittadino ventiquattrenne, attore teatrale in carriera, ormai alla ribalta nazionale. Una passione nata per gioco, grazie all’Associazione monopolitana Allegra Brigata di Paolo Morga, alla quale è ancora molto legato.
Michele, come ti sei avvicinato al mondo della recitazione e quando hai capito che volevi diventare attore di professione?
Giocando, senza dubbio … tutto è iniziato per gioco. Già da molto piccolo mi divertiva dare a me e ai miei amichetti altri nomi e ‘giocare’ ad essere quei nomi, ma facevo questo con rigore, ci credevo con un sottofondo di strana consapevolezza. Col crescere questo non è cambiato, in fondo l’attore ha il dovere di tener vivo il famoso ‘bambino che è in noi’. Poi ad 11 anni il primo laboratorio di teatro ‘Via del Caos’ nella mia città, Monopoli, dove ho iniziato a confrontarmi con alcuni testi, e mi si è aperto un mondo.
L’ATTORE- Michele Degirolamo è un nostro giovane concittadino ventiquattrenne, attore teatrale in carriera, ormai alla ribalta nazionale. Una passione nata per gioco, grazie all’Associazione monopolitana Allegra Brigata di Paolo Morga, alla quale è ancora molto legato.
Michele, come ti sei avvicinato al mondo della recitazione e quando hai capito che volevi diventare attore di professione?
Giocando, senza dubbio … tutto è iniziato per gioco. Già da molto piccolo mi divertiva dare a me e ai miei amichetti altri nomi e ‘giocare’ ad essere quei nomi, ma facevo questo con rigore, ci credevo con un sottofondo di strana consapevolezza. Col crescere questo non è cambiato, in fondo l’attore ha il dovere di tener vivo il famoso ‘bambino che è in noi’. Poi ad 11 anni il primo laboratorio di teatro ‘Via del Caos’ nella mia città, Monopoli, dove ho iniziato a confrontarmi con alcuni testi, e mi si è aperto un mondo.
E la tua famiglia come ha preso la notizia?
Mah… domanda difficile. Sai, nella nostra realtà, di provincia ma dell’Italia tutta, quello dell’attore non è considerato molto un lavoro, è come dire ‘Voglio fare l’astronauta”.Quando mi chiedevano ‘Cosa vuoi fare da grande?’, ed io dicevo l’attore, in molti mi rispondevano: ‘Si, ma che lavoro vorresti fare?’ Nella mia famiglia l’iceberg più grande è stata sicuramente mia madre, mio padre mi ha appoggiato sin dall’inizio, con tutta la sua ironia (non si sa mai quando ti prende in giro o quando fa sul serio!). Dopo il mio trasferimento a Roma, la mia determinazione, hanno capito che facevo sul serio; dopo alcuni miei piccoli ‘successi’, vanno via rassegnandosi. Mia nonna e mia sorella poi sono le mie prime sostenitrici. Ovviamente non ho trascurato studi paralleli, non solo per far contenta la famiglia, ma perché credo sia importante non fossilizzarsi e alimentare le proprie conoscenze, così nel frattempo mi sono laureato e continuo a studiare.
Ritieni che il tuo essere originario del sud influenzi il tuo lavoro, se si in che modo?
Influenza sicuramente il mio modo d’essere, e quindi di conseguenza il mio lavoro e i miei personaggi. Mi porto dentro una tradizione che non è da poco, dei profumi e dei colori che non possono che rendere fertile e ricco. In fondo ogni essere umano è un po’ la terra da cui proviene, e noi, siamo fortunati.
Nella capitale hai frequentato scuole o corsi sui generis?
Si, si… Ho studiato per tre anni con una grande attrice e coach Gisella Burinato, a cui devo molto. Mi ha fatto esplorare e scoprire quello che è il mondo dell’attore, donandomi degli strumenti preziosi. Poi ho fatto vari corsi , che non sto qui ad elencare, con grandi professionisti. In questo lavoro non si smette mai di studiare, è una ricerca continua, la stessa che facciamo ogni giorno nella nostra vita, poiché l’attore lavora con ciò che è, con il proprio corpo, il proprio viso, le proprie emozioni, quindi crescendo si cambia e con noi il nostro modo di essere attori. Credo sia uno dei pochi lavori che non ha mai pensione, si può fare anche a novant’anni.
I tuoi modelli?
Sicuramente sono molto affascinato dalla ‘vecchia scuola’, dalla grande Anna Magnani a Marlon Brando. Aspiro alla loro intensità, al loro essere nudi pur essendo vestiti, al loro modo di rappresentare l’invisibile … si, diciamo che sono molto ambizioso!
Finalista in “Olimpici del teatro”.Cosa hai provato nel ritrovare il tuo nome tra alcuni grandi del mondo dello spettacolo?
E’ stata una grande gioia per me rientrare nella terna dei finalisti di un premio così importante, ero molto emozionato. Ero seduto li, tra chi di questo lavoro vive da tempo, come Albertazzi, Gassman, De Sio e tanti altri … e mi chiedevo se fosse reale oppure no. Sicuramente è un bel fiore all’occhiello ma non sono che all’inizio e la strada è molto lunga e tortuosa.
Quali differenze sostanziali a livello organizzativo e lavorativo hai riscontrato tra la televiosione ed il teatro?
Sono molto diversi. Il teatro è li, in quel momento. E’ sangue che scorre davanti ad un pubblico che ti guarda, da pochi metri e non seduto su un divano chissà dove. Il teatro è dell’attore, cioè il regista dà una direzione nelle prove ma poi è l’attore a stare sul palco, in rapporto con il pubblico. La tv , o il cinema in generale, invece appartengono al regista, perché l’attore deve fare al meglio il proprio lavoro ma sarà poi il regista a prendere dall’attore ciò che vuole e col montaggio a creare ciò che gli spettatori vedranno sullo schermo. Sono due linguaggi differenti ma affascinanti allo stesso modo. Poi la tv è davvero una palestra per l’attore dato i tempi e i mille ciack. Bisogna essere sempre presenti e tenere alta la tensione, nonostante le mille distrazioni che possono esserci sul set.
Nonostante la tua giovane età, il tuo curriculum riporta varie esperienze lavorative . Ma quali sono fin ora i momenti della tua carriera che ami particolarmente ricordare ed il personaggio che più ti è piaciuto interpretare?
Sono vari e numerosi, mi verrebbe da rispondere con alcuni nomi di persone che ho incontrato lungo il mio cammino, ma mi dilungherei troppo. Sicuramente ricordo lo sguardo dei mille bambini che venivano a sfiorarmi la mano quando ho fatto Oliver Twist, e vedere nei loro occhi la magia e la gioia di poter toccare il loro Oliver, non pensando che io potessi essere altro se non il loro beniamino. Poi una giornata sul set di ‘Don Matteo 7’, con Terence Hill, dove ho girato delle scene molto complesse solo con lui … un vero professionista. Un periodo di circa due mesi in cui ho fatto dei provini davvero complicati con Alessandro Gassman per un suo spettacolo, siamo partiti in cento per arrivare in 5, è stata una bella prova per me e una grande soddisfazione, e lui mi ha stupito come regista e persona.
E ora quali sono i tuoi prossimi progetti? A cosa stai lavorando?
Tanti progetti e tanti provini...ma non dico nulla per scaramanzia, come si dice: " Non dire gatto se non l'hai nel sacco". Inatanto continuo la tournèe con lo spettacolo "Masked- legami di sangue", che spero possa arrivare nella mia Puglia. Sarebbe davvero una grande emozione poter andare in scena nella terra in cui sono nato...ci stiamo lavorando!Certo Monopoli è una piazza difficile per la mancanza di un teatro. E' stata una grande gioia l'aver saputo della nascita di uno "spazio teatrale" nella Chiesa di Cristo delle Zolle. Non la conosco, ma spero di andarci presto...magari con un mio spettacolo!
Ultima cosa: esprimi un desiderio!
Vorrei continuare il mio percorso sia artistico che personale nel modo più sereno possibile, senza avere fretta! Infondo le cose accadono, basta volerle con passione!
Infine vorrei ringraziare la Vostra testata per il tempo dedicatomi...Grazie e a prestissimo!
IL PREMIO- Nato dalla collaborazione dell' ETI e il Teatro Stabile del Veneto , in accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali , è stato istituito per creare un appuntamento annuale di grande prestigio e forza comunicativa. Espressione del mondo del teatro italiano nella sua varietà di correnti artistiche, di generi e di realtà produttive, "Gli Olimpici del Teatro" vuole essere un riconoscimento del Teatro al Teatro, consegnato dai professionisti e dagli artisti della scena ai loro colleghi, per creare un'importante occasione di incontro e di promozione. Gli Olimpici si rifanno esplicitamente ad illustri esempi stranieri - i TONY AWARDS americani o i MOLIERES francesi - sia nell'intento di riunire il meglio di tutti i generi teatrali, sia nella formula della doppia votazione. Come negli Oscar del cinema, infatti, una giuria di esperti indica delle terne (nomination), che saranno poi votate da oltre 300 artisti e professionisti della scena , in rappresentanza della comunità artistica italiana.
Il Premio lega il suo nome ad uno dei luoghi più significativi della nostra cultura, il TEATRO OLIMPICO di Vicenza (Patrimonio Mondiale dell'UNESCO), lo splendido monumento di Andrea Palladio, che ospiterà la serata di consegna dei premi.
Le categorie da votare riguardano i migliori spettacoli in assoluto, i musical, i monologhi e le novità italiane; gli attori protagonisti, non protagonisti e emergenti; e poi registi, scenografi, costumisti, musicisti. Sono candidabili tutti gli artisti e tutti gli spettacoli in scena nella stagione, anche se hanno debuttato nelle stagioni precedenti.
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Commenti
sono fiera di tè.
A poco ,a poco ti stai trasformando in un grande uomo,mettendo a nudo la parte più vera e rappresentativa di tè.Via maschere e ruoli che vogliono appropiarti,con invadenza.
Continua a cercarti e a trasmettercelo in libertà ...sei motivo di arricchimento.
ti voglio bene!!!
Angy