Sabato 26 Maggio 2012
   
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UN "DOLCE" ROMANZO DALLA SICILIA

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Il titolo incuriosisce: “Il conto delle minne”. Si tratta del secondo romanzo di Giuseppina Torregrossa, che ha esordito con “L’assaggiatrice” e che con quest’opera si conferma autrice di indubbio talento e di grande fortuna. La scrittrice, affabile e spiritosa, spiega ai lettori di Monopoli, riuniti alla Libreria Chiarito per incontrarla, che le “minne” sono dei dolci che si preparano in Sicilia ogni 5 febbraio, in onore di sant’Agata. La forma di questi dolci ricorda il seno femminile perché, come racconta nell’incipit nonna Agata alla nipotina Agatina, alla santa furono fatte tagliare le mammelle dal marito, che non sopportava di essere rifiutato da lei. La nonna insegna alla nipote a stare bene attenta al “conto”: che siano due “minne” per ogni persona che vuol chiedere una grazia, altrimenti la santa, da buona siciliana, potrebbe offendersi.

I siciliani descritti dalla Torregrossa attraverso un linguaggio misto di italiano e dialetto sono permalosi, fanatici, arroganti e simpaticissimi; si innamorano, si tradiscono, si vantano, se ne vanno. Perché, come dice l’autrice, “dalla Palermo del secolo scorso si poteva solo andare via”. La cultura asfittica, la chiusura mentale e la grande piaga innominabile, la mafia: tutti elementi che determinavano un modo di vivere ben diverso da quello odierno e che relegavano le donne in casa. Le grandi protagoniste del romanzo sono proprio loro: le donne che si confidano, che cucinano, che sentenziano, ma prima di tutto che seducono. Il seno è infatti il motivo conduttore della vicenda: in una società in cui le donne non lavoravano e non erano autosufficienti, il seno era un’arma di seduzione per assicurarsi un uomo e quindi un modo per sopravvivere.

“Il seno è femminilità e quindi identifica l’essere di una donna”, dichiara l’autrice, che ha operato come ginecologa per oltre vent’anni, soprattutto nel campoconto_minne2 del tumore al seno, e che quindi conosce molto bene il mondo femminile. Non è un caso che la maggior parte del pubblico fosse costituito da donne; e quando un lettore dichiara sorridendo che si sente un po’ fuori posto in quel momento, essendo uno dei pochi uomini presenti, la Torregrossa risponde che non lo è affatto: pur essendo un romanzo indubbiamente al femminile, “leggerlo permette agli uomini di conoscere meglio la donna che ogni notte dorme accanto a loro.”

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