Sabato 26 Maggio 2012
   
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IL POPOLO VIDE UNA GRANDE LUCE

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Oltre le luminarie e certe solite tradizioni, a Monopoli, 

la Luce di una stella indica e guida ancora il cammino

Un nuovo Natale. E’ sempre misterioso e affascinante constatare come nella nostra città la festa della nascita di Cristo, avvenuta per noi in una grotta, ci venisse direttamente da Maria, all’alba di un nuovo giorno, la mattina del 16 dicembre. Misterioso, perché pur non sapendo come e da dove, proprio Maria viene a dirci in quel giorno che Suo Figlio arriverà a portare a ognuno la certezza di un nuovo mattino. Mi ha sempre colpito e fatto pensare infatti, il fatto che il Natale sia l’intreccio di due elementi diversi. La sofferenza del suo popolo da una parte e la Luce del Suo Amore che viene nel mondo, attraverso l’intercessione e l’annuncio di Maria alla nostra città, dall’altra. Sembra così di poter riattualizzare i tratti, densi di vena poetica, del Vangelo di Luca, insieme all’annuncio sconvolgente del Profeta Isaia. «Vi annunzio una grande gioia, che é di tutto il popolo. Oggi è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia» (cap. 2 vv. 10 – 12). E «Il popolo che era immerso nelle tenebre vide una grande Luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una Luce rifulse» (Isaia cap. 9 vv. 1). Di misterioso infatti, non c’è soltanto la presenza di una Luce che ci viene dalla Sua Nascita, ma dal fatto che questa Luce accompagna la nostra città, pur in mezzo a tante sofferenze, già da molti giorni prima attraverso Maria. Qui il clima della nostra città si fa Vangelo. Perché la Luce del Figlio di Dio donato per noi è generata dalla stessa fonte che alimentava la stella luminosa che portò l’attenzione dei Magi, il turbamento di Erode e lo stupore del popolo di pastori colpito dall’annuncio sconvolgente dell’angelo, avvenuto, non a caso, proprio in una notte. Allora scopriamo come per incanto, che la parola mistero si fa intrisa e si mescola con la Bellezza affascinante ed infinita di Dio. Come allora per i Magi, per il Re Erode e per il popolo di pastori, dopo piu’ di duemila anni, anche noi, infatti, veniamo richiamati a metterci in cammino seguendo quella stella che ci indica il cammino. E come loro, seppur da punti di vista diversi, l’aspettativa per i Magi, la paura per Erode e la curiosità per il popolo dei pastori, siamo chiamati a metterci in cammino per un viaggio che in partenza non propone alcuna meta sicura. Allora ripenso che pur nella convenzionalità di una data, il 25 dicembre, e di una festa, a carattere non solo religioso, ogni anno, con toni e sfumature diverse, ognuno di noi viene come proiettato nel clima poetico e insolito di quella notte e pur nella paura di un viaggio che avviene nel buio, simbolo della sofferenza e della miseria dell’uomo, sappiamo che questa Luce ci accompagnerà e ci guiderà come i Magi e i pastori alla Sorgente Vera della nostra vita. Lì, davanti a quella grotta, l’Amore di Dio per noi si abbassa per venirci incontro e la nostra vita s’innalza per farla compartecipe di questo grande mistero. In quella grotta di Betlemme, metafora della grotta piu’ buia del nostro cuore, troviamo la certezza che l’annuncio dell’angelo e le parole dell’evangelista Luca sono Verità : «Maria diede alla Luce un Figlio, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia» (Luca cap. 2 vv. 7). Certo quel Figlio non rinasce ogni anno da piu’ di duemila anni, ma senza dubbio, la Nascita di un Salvatore per la nostra umanità ha cambiato per sempre i tratti della nostra vita e le ha conferito una direzione decisiva. L’incontro con quel Figlio alimenta la fiammella di una Speranza nuova per la nostra umanità e se è vero che i Magi dopo quell’incontro «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese» (Matteo cap. 2 vv. 11), cioè quella della conversione, è dunque certezza che la Nascita di Cristo ritorna a dirci che non siamo piu’ soli. E non lo saremo mai piu’, infatti, perché davanti a ogni difficoltà della vita, a ogni sconforto, delusione, amarezza e solitudine, il Signore Gesu’, come per i discepoli di Emmaus narrati al cap. 24 del Vangelo di Luca, quando sulle strade del mondo e della nostra vita si fa sera, viene per rimanere con noi e per invitarci ancora una volta ad andargli incontro per rivedere ancora, come in quella notte, la Bellezza infinita di un evento realmente accaduto e che ha cambiato per sempre i tratti piu’ profondi della nostra umanità.

Commenti 

 
#2 gp 2009-12-26 00:26
non c'è che dire.è proprio bello
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#1 G.P. 2009-12-26 00:24
non ho parole..... dovremmo tutti pensare a queste bellissime parole.
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