Considerazioni a margine del Convegno tenuto a Monopoli
dal Partito “IO SUD” , alla presenza del Leader ADRIANA POLI BORTONE,
nella sala dell'hotel “Vecchio Mulino” in data 09/01/2010
L'Italia Meridionale, e la Puglia in particolare, fonda la maggior parte del suo reddito sull'agricoltura, olivicoltura, cerealicoltura, vitivinicoltura, ortofrutta e zootecnia e rischia ora di diventare “la polveriera dell'Italia e dell'Europa”, qualora non si dovesse intervenire, in tempo utile, con provvedimenti-tampone, atti a risolvere gli annosi problemi quotidiani delle aziende, come, ad esempio, una moratoria sulle posizioni debitorie, la riduzione dei costi dell'energia, l'abolizione accise sui carburanti, la riduzione dei costi degli oneri sociali, una maggiore attenzione e disponibilità degli istituti bancari nei confronti del mondo agricolo, ecc.
Già dal 1970 gli stessi problemi erano emersi in tutta la loro drammaticità nel territorio di Monopoli, unico comune marittimo della provincia di Bari, che ha l'appoderamento. Dei 10.230 nuclei familiari, 3.420 sono agricoli-pari al 33% e sono tutti residenti in campagna su una superficie di 1.4878 ettari.
All'epoca si tentò utilizzare le acque sotterranee per scopi irrigui e si cercò, per migliorare la produzione, di favorire le cooperative, l'organizzazione di produttori, i consorzi e la commercializzazione dei prodotti agricoli, ponendo così le basi per la realizzazione di industrie per trasformare e conservare i prodotti dei campi ed abbattere anche i costi di produzione.
Nonostante le buone intenzioni, non si ebbe poi la forza, nel mondo agricolo, di promuovere piani produttivi perchè necessitavano di mezzi meccanici molto costosi e quindi non alla portata della piccola e media azienda agricola. L'unica via d'uscita, per avere maggiori risorse e potere contrattuale, era quella di costituire consorzi. Ma la diffidenza e l'incapacità di stare insieme e di affrontare unitamente tutti i problemi organizzativi ed economici, non hanno permesso all'agricoltura stessa di volare alto. Ognuno ha cercato di risolvere isolatamente, fino a quando ha potuto, i problemi stessi.
Oggi con la globalizzazione e con il quasi disinteresse dell'Unione Europea per il settore, la “balcanizzazione” è alle porte ed il federalismo fiscale per le regioni più deboli costituisce più un problema che una risorsa. Pertanto, per evitare questo profondo stato di disagio e soprattutto per non continuare a mettere in ginocchio quegli ormai “eroici” uomini che ancora credono nell'agricoltura e nel suo sviluppo, bisognerebbe intervenire con risorse straordinarie regionali, nazionali ed anche comunitarie, per rispondere al “grido di dolore” che si leva da tutte le regioni meridionali che vivono quotidianamente nelle difficoltà economiche e, in questo particolare momento, anche in quelle climatiche.
L'agricoltura meridionale è vissuta sempre sul sacrificio degli addetti ai lavori ed oggi anche sullo sfruttamento degli immigrati.
Tant'è vero che la rivolta degli immigrati di Rosarno (RC) ha messo ulteriormente il dito nella piaga della condizione di schiavitù in cui si trova oggi l'agricoltura.
Durante la prima repubblica, la D.C. ha tentato con il 1°, 2° e 3° piano verde di rispondere alle aspettative degli uomini dei campi e tutto il comparto agricolo è andato bene fino a quando i grandi partiti, sia in maggioranza che all'opposizione hanno governato l'Italia , tenendo principalmente presente, al di là delle posizioni ideologiche e alle condizioni in cui operavano i nostri contadini, di dare loro la speranza nella possibilità di avere un reddito, sia pure modesto.
Oggi le cose sono radicalmente cambiate. Tant'è vero che la stessa chiesa con il cardinale Bagnasco, è intervenuta a favore del mondo agricolo per cercare di rivendicare il diritto al lavoro e alla salute degli uomini dei campi.
Noi siamo convinti che oltre a recuperare i fondi F.A.S. scippati, bisogna intervenire sulle speculazioni, sui prezzi, sulle frodi, sulle sofisticazioni e sulla concorrenza sleale da parte degli stati, che continuamente danneggiano in maniera intollerabile l'agricoltura pugliese.
Per questo motivo, da più parti, gli agricoltori e i braccianti agricoli ritengono indispensabile un tavolo di confronto, formato da persone esperte e professionalmente valide, per coordinare i controlli nei prossimi mesi e, nello stesso tempo, istituire un osservatorio su tutte le attività produttive in agricoltura.
I drammatici numeri del mercato parallelo dei prodotti agricoli extracomunitari, spesso sofisticati e spacciati per prodotti di qualità (quando di qualità non sono), portano spesso il marchio del “Made in Puglia” a danno dell'imprenditoria agricola pugliese, in primis, e dei consumatori dopo.
Difronte a questo stato di cose, Lei, in qualità di Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di questo governo, dovrebbe far rivedere completamente e in tempi brevissimi i piani di sviluppo rurale, in attesa della costituzione di consorzi che diano più peso politico ed economico alle piccole imprese agricole.
Angelo Vito Lamanna
dal Partito “IO SUD” , alla presenza del Leader ADRIANA POLI BORTONE,
nella sala dell'hotel “Vecchio Mulino” in data 09/01/2010
L'Italia Meridionale, e la Puglia in particolare, fonda la maggior parte del suo reddito sull'agricoltura, olivicoltura, cerealicoltura, vitivinicoltura, ortofrutta e zootecnia e rischia ora di diventare “la polveriera dell'Italia e dell'Europa”, qualora non si dovesse intervenire, in tempo utile, con provvedimenti-tampone, atti a risolvere gli annosi problemi quotidiani delle aziende, come, ad esempio, una moratoria sulle posizioni debitorie, la riduzione dei costi dell'energia, l'abolizione accise sui carburanti, la riduzione dei costi degli oneri sociali, una maggiore attenzione e disponibilità degli istituti bancari nei confronti del mondo agricolo, ecc.
Già dal 1970 gli stessi problemi erano emersi in tutta la loro drammaticità nel territorio di Monopoli, unico comune marittimo della provincia di Bari, che ha l'appoderamento. Dei 10.230 nuclei familiari, 3.420 sono agricoli-pari al 33% e sono tutti residenti in campagna su una superficie di 1.4878 ettari.
All'epoca si tentò utilizzare le acque sotterranee per scopi irrigui e si cercò, per migliorare la produzione, di favorire le cooperative, l'organizzazione di produttori, i consorzi e la commercializzazione dei prodotti agricoli, ponendo così le basi per la realizzazione di industrie per trasformare e conservare i prodotti dei campi ed abbattere anche i costi di produzione.
Nonostante le buone intenzioni, non si ebbe poi la forza, nel mondo agricolo, di promuovere piani produttivi perchè necessitavano di mezzi meccanici molto costosi e quindi non alla portata della piccola e media azienda agricola. L'unica via d'uscita, per avere maggiori risorse e potere contrattuale, era quella di costituire consorzi. Ma la diffidenza e l'incapacità di stare insieme e di affrontare unitamente tutti i problemi organizzativi ed economici, non hanno permesso all'agricoltura stessa di volare alto. Ognuno ha cercato di risolvere isolatamente, fino a quando ha potuto, i problemi stessi.
Oggi con la globalizzazione e con il quasi disinteresse dell'Unione Europea per il settore, la “balcanizzazione” è alle porte ed il federalismo fiscale per le regioni più deboli costituisce più un problema che una risorsa. Pertanto, per evitare questo profondo stato di disagio e soprattutto per non continuare a mettere in ginocchio quegli ormai “eroici” uomini che ancora credono nell'agricoltura e nel suo sviluppo, bisognerebbe intervenire con risorse straordinarie regionali, nazionali ed anche comunitarie, per rispondere al “grido di dolore” che si leva da tutte le regioni meridionali che vivono quotidianamente nelle difficoltà economiche e, in questo particolare momento, anche in quelle climatiche.
L'agricoltura meridionale è vissuta sempre sul sacrificio degli addetti ai lavori ed oggi anche sullo sfruttamento degli immigrati.
Tant'è vero che la rivolta degli immigrati di Rosarno (RC) ha messo ulteriormente il dito nella piaga della condizione di schiavitù in cui si trova oggi l'agricoltura.
Durante la prima repubblica, la D.C. ha tentato con il 1°, 2° e 3° piano verde di rispondere alle aspettative degli uomini dei campi e tutto il comparto agricolo è andato bene fino a quando i grandi partiti, sia in maggioranza che all'opposizione hanno governato l'Italia , tenendo principalmente presente, al di là delle posizioni ideologiche e alle condizioni in cui operavano i nostri contadini, di dare loro la speranza nella possibilità di avere un reddito, sia pure modesto.
Oggi le cose sono radicalmente cambiate. Tant'è vero che la stessa chiesa con il cardinale Bagnasco, è intervenuta a favore del mondo agricolo per cercare di rivendicare il diritto al lavoro e alla salute degli uomini dei campi.
Noi siamo convinti che oltre a recuperare i fondi F.A.S. scippati, bisogna intervenire sulle speculazioni, sui prezzi, sulle frodi, sulle sofisticazioni e sulla concorrenza sleale da parte degli stati, che continuamente danneggiano in maniera intollerabile l'agricoltura pugliese.
Per questo motivo, da più parti, gli agricoltori e i braccianti agricoli ritengono indispensabile un tavolo di confronto, formato da persone esperte e professionalmente valide, per coordinare i controlli nei prossimi mesi e, nello stesso tempo, istituire un osservatorio su tutte le attività produttive in agricoltura.
I drammatici numeri del mercato parallelo dei prodotti agricoli extracomunitari, spesso sofisticati e spacciati per prodotti di qualità (quando di qualità non sono), portano spesso il marchio del “Made in Puglia” a danno dell'imprenditoria agricola pugliese, in primis, e dei consumatori dopo.
Difronte a questo stato di cose, Lei, in qualità di Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di questo governo, dovrebbe far rivedere completamente e in tempi brevissimi i piani di sviluppo rurale, in attesa della costituzione di consorzi che diano più peso politico ed economico alle piccole imprese agricole.
Angelo Vito Lamanna
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Commenti
ma che ci perdi a scrivere il tuo nome? e lascia perdere il "caro" sono fin troppo economico!
non fuggo anche perchè non sono più ragazzo ne agile.
stringiamo i denti, se solo fossimo in tanti altro che chiacchiere.
che bella malattia, aria aperta, verde, sole, pioggia, libertà , lascia perdere vale la pena pure di lasciarci la pelle.
li hai visti quella domenica quei ragazzi coi trattori in piazza? ma te li immagini dietro una scrivania? no..... ne morirebbero.