RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Facciamo un pò di chiarezza sulla questione nucleare dopo che il 10 febbraio il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo che individua i criteri per la localizzazione delle centrali nucleari e fissa le compensazioni alle popolazioni che ospiteranno gli impianti.
Il testo, che aveva ricevuto un primo ok dal Cdm lo scorso 22 dicembre, fissa l'inizio dei lavori nei cantieri nel 2013 e la produzione di energia atomica nel 2020. E tutto questo nonostante il parere negativo della Conferenza Stato-Regioni che, lo scorso 28 gennaio, aveva definito sbagliato, sia nel merito che nel metodo, il piano messo a punto dal governo sul nucleare. Il governo ha dunque proseguito sulla sua strada, prima impugnando davanti la Corte costituzionale le leggi regionali della Puglia, Campania e Basilicata, che di fatto vietavano la costruzione di nuovi siti sul loro territorio, e poi licenziando definitivamente il decreto "sblocca centrali".
Ma i nostri rappresentanti politici in Europa, gli europarlamentari italiani hanno fatto tanto altro. E molto più grave!
L’Italia ringrazierà per sempre i suoi 57 italianuzzi (+ 7 furbi astenuti e/o assenti) che a Strasburgo hanno votato a favore della suppostina nucleare “nascosta” nella risoluzione europea sui cambiamenti climatici.
O qualcuno non legge ciò che vota, o lo legge e non lo capisce, o lo legge lo capisce e spera che non lo leggano anche gli altri, oppure non lo legge non lo capisce e crede che nessuno andrà mai a controllare.
Fatto sta che i 736 parlamentari europei ci hanno fatto un gran bel regalo. Una suppostina atomica, sotto forma di poche righe, nascosta tra le pieghe di una ridondante risoluzione europarlamentare: quella sui cambiamenti climatici, votata il 25 novembre 2009 e portata come voce unica della Ue alla conferenza di Copenaghen del dicembre scorso.
Dov’è la suppostina?
Eccola, al punto 36 della risoluzione di cui stiamo parlando: “Il Parlamento europeo – dice il comma 36 – sottolinea che una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà a considerare l’energia nucleare come un elemento importante del mix energetico nel medio termine; precisa tuttavia che la questione della sicurezza del ciclo del combustibile nucleare va affrontata in modo adeguato a livello internazionale al fine di garantire il massimo livello possibile di sicurezza”.
Chiaro no? Con l’assicurazione che nel “mix energetico” europeo – nemmeno nel breve periodo, ma addirittura “a medio termine” – ci sarà il nucleare, in via transitoria si capisce, e solo per il nobile fine di abbattere le emissioni di anidride carbonica, la lobby nucleare è potuta sbarcare a Copenaghen soddisfatta.
Vediamo come si è arrivati a questo risultato e cerchiamo di capire chi ha votato cosa e perché. E soprattutto, chi dobbiamo ringraziare, sia per l’esito, sia per ciò che è stato fatto sapere al “popolo”, cioè praticamente nulla.
A Strasburgo, nell’europarlamento, ci sono state due votazioni per raggiungere questo risultato.
Nella prima, si è votato sul punto 36 che avete appena letto. Ci sono stati 358 voti a favore, 297 contrari, 21 astenuti, 29 assenti e 31 deputati che non hanno preso parte al voto.
Nella seconda votazione, quella che conta, perché ci si esprime sull’intero testo della risoluzione, ci sono stati ben 516 voti favorevoli e appena 92 no (oltre a 70 astenuti, 29assenti e 27 deputati che non hanno votato).
Cosa è accaduto? Come mai quasi tutti quelli che avevano votato contro l’emendamento 36 hanno poi votato a favore del testo definitivo, in cui quell’emendamento “vive” a pieno titolo?
Va bene che Amsterdam non è lontana e magari qualcuno se n’è approfittato per “cannarsi” di brutto, ma una gita in massa di eurodeputati in Olanda alla ricerca di roba buona sarebbe stata subito notata.
Una risposta, che è anche la più spontanea, può essere la seguente: gli eurodeputati che hanno votato contro l’emendamento 36 ma a favore del testo definitivo della risoluzione hanno considerato positivamente il complesso della risoluzione medesima. Già. Ma allora perché non lo hanno spiegato al “popolo”, non dico uno per uno, ma gruppo per gruppo, Stato per Stato, come hanno fatto (sebbene costretti dall’interrogazione pubblica rivolta loro dal network “Sortir du Nucleaire”, di cui l‘ing. Giuseppe Deleonibus è membro) i Verdi francesi del gruppo parlamentare europeo Europe écologie?
I membri di questo gruppo si sono spaccati sul punto, ma quelli che han votato a favore del testo definitivo si sono pubblicamente assunti la responsabilità della propria scelta. Anche perché, va sottolineato, si sapeva benissimo che la finalità della conferenza di Copenaghen sarebbe stata un accordo globale sul clima, giuridicamente vincolante, in vigore dal primo gennaio 2013.
E tuttavia, nonostante l’importanza della questione, il voto espresso dagli eurodeputati lascia sconcertati, come la chiarezza della scelta di ognuno di loro.
A guardare analiticamente le tabelle di voto non si capisce se abbia prevalso l’interesse nazionale (i francesi che hanno tanto nucleare e votano sì in massa, o i tedeschi all’avanguardia nelle energie alternative che votano no, o si astengono), oppure se ci siano state intese trasversalissime, pro e contro, oppure ancora se di fronte a una scelta impegnativa si sia preferito sorvolare sulla presenza dell’emendamento 36 e votare a occhi chiusi… perché in fondo poi è così che vanno le cose nella Ue… a dettare l’agenda e a fare i giochi sono in pochi, mentre la pratica del voto non è dissimile da quella che si vede nel Parlamento italiano… c’è uno che alza o rovescia il pollice e
c’è la truppa che esegue…
In Italia, anche per le polemiche seguite alla scelta del governo di imporre un ritorno forzato al nucleare, nonostante il referendum del 1987 lo abbia bocciato, il tema avrebbe dovuto essere più sentito. Se non altro da parte di coloro che dicono di opporsi al nucleare.
Invece, i 72 europarlamentari italiani sono stati i più “sorprendenti”. Il loro è stato il voto più “vario” e
“diversificato”. E quelli che al nucleare dicono (o pensano) di opporsi, adesso non sanno che pesci pigliare nei confronti di un governo che sul nucleare potrà giustificarsi dicendo di essere “in linea con l’Europa”.
Ma vediamo in dettaglio cos’hanno combinato i nostri 72, che sono distribuiti in 4 gruppi parlamentari (quelli del Pdl stanno nel Ppe, quelli del Pd in S&D, quelli dell’IdV nell’Alde, i leghisti in Efd) degli 8 presenti a Strasburgo (gli altri 4 sono: Greens/Efa, Ecr, Gue/Ngl, NI).
La sopresa, in estrema sintesi, è la seguente: hanno votato no al testo definitivo della risoluzione-supposta soltanto otto italiani: sette leghisti (Efd) e l’ottuagenario Ciriaco De Mita (Ppe).
Quattro furbetti si sono astenuti (tre leghisti e uno del Ppe) e tre furbacchioni si sono dati assenti (uno del Ppe, uno di S&D, uno di Alde).
Gli altri, todos caballeros, tutti a favore.
Per amore o per forza, per distrazione o per quieto vivere, o per come vi pare, ma tutti a favore.
La lista completa, nome per nome, e gruppo per gruppo, potete leggerla qui di seguito.
Buon divertimento.
Il testo, che aveva ricevuto un primo ok dal Cdm lo scorso 22 dicembre, fissa l'inizio dei lavori nei cantieri nel 2013 e la produzione di energia atomica nel 2020. E tutto questo nonostante il parere negativo della Conferenza Stato-Regioni che, lo scorso 28 gennaio, aveva definito sbagliato, sia nel merito che nel metodo, il piano messo a punto dal governo sul nucleare. Il governo ha dunque proseguito sulla sua strada, prima impugnando davanti la Corte costituzionale le leggi regionali della Puglia, Campania e Basilicata, che di fatto vietavano la costruzione di nuovi siti sul loro territorio, e poi licenziando definitivamente il decreto "sblocca centrali".
Ma i nostri rappresentanti politici in Europa, gli europarlamentari italiani hanno fatto tanto altro. E molto più grave!
L’Italia ringrazierà per sempre i suoi 57 italianuzzi (+ 7 furbi astenuti e/o assenti) che a Strasburgo hanno votato a favore della suppostina nucleare “nascosta” nella risoluzione europea sui cambiamenti climatici.
O qualcuno non legge ciò che vota, o lo legge e non lo capisce, o lo legge lo capisce e spera che non lo leggano anche gli altri, oppure non lo legge non lo capisce e crede che nessuno andrà mai a controllare.
Fatto sta che i 736 parlamentari europei ci hanno fatto un gran bel regalo. Una suppostina atomica, sotto forma di poche righe, nascosta tra le pieghe di una ridondante risoluzione europarlamentare: quella sui cambiamenti climatici, votata il 25 novembre 2009 e portata come voce unica della Ue alla conferenza di Copenaghen del dicembre scorso.
Dov’è la suppostina?
Eccola, al punto 36 della risoluzione di cui stiamo parlando: “Il Parlamento europeo – dice il comma 36 – sottolinea che una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà a considerare l’energia nucleare come un elemento importante del mix energetico nel medio termine; precisa tuttavia che la questione della sicurezza del ciclo del combustibile nucleare va affrontata in modo adeguato a livello internazionale al fine di garantire il massimo livello possibile di sicurezza”.
Chiaro no? Con l’assicurazione che nel “mix energetico” europeo – nemmeno nel breve periodo, ma addirittura “a medio termine” – ci sarà il nucleare, in via transitoria si capisce, e solo per il nobile fine di abbattere le emissioni di anidride carbonica, la lobby nucleare è potuta sbarcare a Copenaghen soddisfatta.
Vediamo come si è arrivati a questo risultato e cerchiamo di capire chi ha votato cosa e perché. E soprattutto, chi dobbiamo ringraziare, sia per l’esito, sia per ciò che è stato fatto sapere al “popolo”, cioè praticamente nulla.
A Strasburgo, nell’europarlamento, ci sono state due votazioni per raggiungere questo risultato.
Nella prima, si è votato sul punto 36 che avete appena letto. Ci sono stati 358 voti a favore, 297 contrari, 21 astenuti, 29 assenti e 31 deputati che non hanno preso parte al voto.
Nella seconda votazione, quella che conta, perché ci si esprime sull’intero testo della risoluzione, ci sono stati ben 516 voti favorevoli e appena 92 no (oltre a 70 astenuti, 29assenti e 27 deputati che non hanno votato).
Cosa è accaduto? Come mai quasi tutti quelli che avevano votato contro l’emendamento 36 hanno poi votato a favore del testo definitivo, in cui quell’emendamento “vive” a pieno titolo?
Va bene che Amsterdam non è lontana e magari qualcuno se n’è approfittato per “cannarsi” di brutto, ma una gita in massa di eurodeputati in Olanda alla ricerca di roba buona sarebbe stata subito notata.
Una risposta, che è anche la più spontanea, può essere la seguente: gli eurodeputati che hanno votato contro l’emendamento 36 ma a favore del testo definitivo della risoluzione hanno considerato positivamente il complesso della risoluzione medesima. Già. Ma allora perché non lo hanno spiegato al “popolo”, non dico uno per uno, ma gruppo per gruppo, Stato per Stato, come hanno fatto (sebbene costretti dall’interrogazione pubblica rivolta loro dal network “Sortir du Nucleaire”, di cui l‘ing. Giuseppe Deleonibus è membro) i Verdi francesi del gruppo parlamentare europeo Europe écologie?
I membri di questo gruppo si sono spaccati sul punto, ma quelli che han votato a favore del testo definitivo si sono pubblicamente assunti la responsabilità della propria scelta. Anche perché, va sottolineato, si sapeva benissimo che la finalità della conferenza di Copenaghen sarebbe stata un accordo globale sul clima, giuridicamente vincolante, in vigore dal primo gennaio 2013.
E tuttavia, nonostante l’importanza della questione, il voto espresso dagli eurodeputati lascia sconcertati, come la chiarezza della scelta di ognuno di loro.
A guardare analiticamente le tabelle di voto non si capisce se abbia prevalso l’interesse nazionale (i francesi che hanno tanto nucleare e votano sì in massa, o i tedeschi all’avanguardia nelle energie alternative che votano no, o si astengono), oppure se ci siano state intese trasversalissime, pro e contro, oppure ancora se di fronte a una scelta impegnativa si sia preferito sorvolare sulla presenza dell’emendamento 36 e votare a occhi chiusi… perché in fondo poi è così che vanno le cose nella Ue… a dettare l’agenda e a fare i giochi sono in pochi, mentre la pratica del voto non è dissimile da quella che si vede nel Parlamento italiano… c’è uno che alza o rovescia il pollice e
c’è la truppa che esegue…
In Italia, anche per le polemiche seguite alla scelta del governo di imporre un ritorno forzato al nucleare, nonostante il referendum del 1987 lo abbia bocciato, il tema avrebbe dovuto essere più sentito. Se non altro da parte di coloro che dicono di opporsi al nucleare.
Invece, i 72 europarlamentari italiani sono stati i più “sorprendenti”. Il loro è stato il voto più “vario” e
“diversificato”. E quelli che al nucleare dicono (o pensano) di opporsi, adesso non sanno che pesci pigliare nei confronti di un governo che sul nucleare potrà giustificarsi dicendo di essere “in linea con l’Europa”.
Ma vediamo in dettaglio cos’hanno combinato i nostri 72, che sono distribuiti in 4 gruppi parlamentari (quelli del Pdl stanno nel Ppe, quelli del Pd in S&D, quelli dell’IdV nell’Alde, i leghisti in Efd) degli 8 presenti a Strasburgo (gli altri 4 sono: Greens/Efa, Ecr, Gue/Ngl, NI).
La sopresa, in estrema sintesi, è la seguente: hanno votato no al testo definitivo della risoluzione-supposta soltanto otto italiani: sette leghisti (Efd) e l’ottuagenario Ciriaco De Mita (Ppe).
Quattro furbetti si sono astenuti (tre leghisti e uno del Ppe) e tre furbacchioni si sono dati assenti (uno del Ppe, uno di S&D, uno di Alde).
Gli altri, todos caballeros, tutti a favore.
Per amore o per forza, per distrazione o per quieto vivere, o per come vi pare, ma tutti a favore.
La lista completa, nome per nome, e gruppo per gruppo, potete leggerla qui di seguito.
Buon divertimento.
FAVOREVOLI (57)
PPE (32)
Salvatore TATARELLA , Gabriele ALBERTINI, Alfredo PALLONE, Alfredo ANTONIOZZI, Lara COMI, Antonio CANCIAN, Paolo BARTOLOZZI, Sergio BERLATO, Erminia MAZZONI, Cristiana MUSCARDINI, Barbara MATERA, Giovanni LA VIA, Antonello ANTINORO, Licia RONZULLI, Aldo PATRICIELLO, Salvatore IACOLINO, Iva ZANICCHI, Sergio Paolo Francesco SILVESTRIS, Roberta ANGELILLI, Amalia SARTORI, Crescenzio RIVELLINI, Herbert DORFMANN, Clemente MASTELLA, Andrea COZZOLINO, Carlo CASINI, Mario MAURO, Potito SALATTO, Marco SCURRIA, Carlo FIDANZA, Magdi Cristiano ALLAM, Raffaele BALDASSARRE, Tiziano MOTTI
S&D (19)
Francesco DE ANGELIS, Guido MILANA, David Maria SASSOLI, Leonardo DOMENICI, Sergio Gaetano COFFERATI, Luigi BERLINGUER, Debora SERRACCHIANI, Salvatore CARONNA, Pier Antonio PANZERI, Gianni PITTELLA, Rita BORSELLINO, Francesca BALZANI, Rosario CROCETTA, Gianluca SUSTA, Patrizia TOIA, Roberto GUALTIERI, Vittorio PRODI, Paolo DE
CASTRO, Mario PIRILLO
ALDE (6)
Luigi de MAGISTRIS, Gianni VATTIMO, Vincenzo IOVINE, Giommaria UGGIAS, Niccolò RINALDI, Pino ARLACCHI (ha votato sì
anche per l’emendamento 36)
——————————————————————————————
CONTRARI (8)
EDF (7)
Claudio MORGANTI, Giancarlo SCOTTA’, Matteo SALVINI, Mario BORGHEZIO, Lorenzo FONTANA, Oreste ROSSI, Mara BIZZOTTO
PPE (1)
Luigi Ciriaco DE MITA
——————————————————————————————
ASTENUTI (4)
EDF (2)
Francesco SPERONI, Fiorello PROVERA
PPE (2)
Vito BONSIGNORE, Elisabetta GARDINI
——————————————————————————————
ASSENTI (3)
PPE (1)
Giovanni COLLINO
S&D (1)
Silvia COSTA
ALDE (1)
Sonia ALFANO
ing. Giuseppe DELEONIBUS
Consigliere Federale Nazionale - VERDI
Presidente cittadino VERDI
Consigliere Federale Nazionale - VERDI
Presidente cittadino VERDI
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Commenti
Dacci pace per favore.
Si potrebbe controbattere che se un luogo sotto tonnellate di roccia in mezzo al deserto non è un luogo adatto, allora nessun luogo è adatto.
Il punto è semplice: nessuno dei "cervelloni nucleari" sa al momento cosa fare con le scorie, altrimenti lo avrebbero già messo in opera.
Il problema scorie radioattive è al momento senza soluzione. Prendiamone atto.
La decisione del presidente statunitense Barack Obama di finanziare con 8,3 miliardi di dollari due reattori nucleari dimostra che il nucleare e' talmente costoso che e' impensabile realizzarlo senza soldi pubblici. Il fatto che la patria del mercato abbia deciso di stanziare un finanziamento pubblico per i primi due reattori da costruire negli Usa dopo trent'anni dimostra come il nucleare sia fuori mercato senza l'intervento dello Stato.
E intanto lo scorso marzo ha chiuso il progetto Yucca Mountain (Yucca Mountain è una zona del deserto del Nevada - si trova a circa 160 km da Las Vegas - che una ventina d'anni fa è stata scelta dal Congresso americano come sito di stoccaggio e immagazzinamento di buona parte delle scorie nucleari generate dalle centrali USA. Si tratta sostanzialmente di una serie di cunicoli sotterranei sigillati che avrebbero dovuto rappresentare la destinazione finale di circa 70.000 tonnellate di rifiuti radioattivi). In vent'anni non si è riusciti a rendere il sito adatto a ospitare i prodotti di fissione, soprattutto a causa delle infiltrazioni d'acqua. Nel frattempo il preventivo dei costi è lievitato da 6 miliardi di $ a 48 e poi a 80 miliardi.
la destra dice a Palese e Fitto che la centrale va in puglia e loro zitti zitti
" Si, Badrone"
Cari Verdi il vostro osannato Obama ha appena deciso di costruire due nuove centrali nucleari. Ma non dicevate che nessuno costruisce più nuove centrali nucleari? E la Finlandia, e la Germania, e gli USA, e l'Iran?
Ne dite di bugie!
Così facendo perdete ogni credibilità .
Come ripetuto all'inverosimile, il nostro petrolio ha un forte tasso di impurità sulfuree al suo interno come l'idrogeno solforato (H2S). Il costo di perforazione e di coltivazione di questo tipo di petrolio è molto rilevante. La perforazione richiede tecnologie e materiali speciali anticorrosivi, perchè l'H2S a contatto con l'ossigeno si combina in H2(SO)4, un acido ancora più corrosivo. Occorre personale altamente specializzato, capace di far fronte, per esempio, ad una fuga diH2S nella fase di perforazione. In Italia sono rarissimi i casi di figure professionali in grado di gestire situazioni simili. Non si può pensare di assumere giovani per prima occupazione e, dopo brevi corsi di qualificazione, ritenerli capaci di saper fronteggiare scenari potenzialmente catastrofici.
E in Puglia (visto che i fondali prospicenti la nostra costa sono stati perforati fino al 2006)? Come dico spesso, il nostro petrolio è molto viscoso, è un fango melmoso non trasportabile, con densita' specifica di circa 0,9860. La formula matematica è semplicissima: Indice API = 141.5/densità specifica - 131.5. Per noi allora l'indice è di 12 GRADI API. Dunque, il petrolio pugliese è giusto un pò meglio delle sabbie bitumiche dell'Alberta.
Naturalmente più l'indice API e' basso, più difficile, costosa ed inquinante èl'opera di raffinamento. Non tutte le raffinerie in Europa o nel mondo sono in grado di trattare petrolio come il nostro. I posti utili sarebbero la IPLOM di Busalla (Genova), la raffineria di Tarragona in Spagna oppure la Brunsbuttell (Germania). Taranto, per esempio non sarebbe in grado di trattare il petrolio pugliese, con o senza impurita' sulfuree. Logisticamente però trasportare il nostro petrolio in qualche altra parte del mondo sarebbe troppo costoso.
Il petrolio migliore e' quello piu' leggero, con le molecole di lunghezza giusta per farci la benzina. Per accertare la bontà del petrolio esiste l'indice API (American Petroleum Institute). Più è alto questo indice, migliore è il petrolio.
Il petrolio ideale ha indice API fra 40 e 45.
Il petrolio leggero ha indice API fra 31.1 e 40.
Il petrolio medio ha indice API fra 22.3 e 31.1.
Il petrolio pesante ha indice API minore di 22.3.
Il petrolio con indice API minore di 10 e' petrolio extra pesante o bitume, detto anche asfaltene.
Io ritengo che una verità scientifica non sia altro che un enunciato che in un qualche modo possiamo controllare.
Ciò che io ho controllato lo puoi controllare anche tu, perché - come dicevano giustamente Galileo, Cartesio, Pascal, e tutti i grandi padri fondatori della scienza moderna - qualunque persona che sia in grado di intendere e di volere, e che abbia volontà di applicarsi, è in grado di fare e controllare quell'esperienza. La scienza è pubblica e controllabile da chiunque. Se è controllabile e pubblica, è anche insegnabile.
Ma veniamo alla questione sollevata da Rino.
Qual è il suo target? Quali sono le sue reali intenzioni?
Caro Ing. De Leonibus, infine, ci faccia una cortesia, non difenda Pecorario Scanio (e suo fratello), faccia una ricerca su internet e si renderà conto di che personaggi sono.
Solo recentemente un geologo ,su FAX, ha fatto delle considerazioni opposte.
Io penso invece che lui tiri l'acqua al proprio mulino (ideologico).In fondo il suo è un comportamento non dissimile da quello di tanti che parlano di ecologia e nucleare.In realtà esprime pareri (rispettabili) come se fossero realtà assodate.Un settimanale locale, ad esempio, gli attribuiva l'affermazione che l'eventuale petrolio "monopolitano" sarebbe stato di cattiva qualità ed ad alto tenore di zolfo.Io non so se abbia mai fatto realmente questa affermazione; se si mi chiedo come facesse dato che prelievi non ci sono mai stati.
Buona norma sarebbe tenere i fatti (quelli assodati) separati dalle opinioni ideologiche.
Faccio notare che le opinioni ideologiche spacciate come fatti,in Italia, hanno spesso portato a reazioni di segno opposto.
Un po' di prudenza non guasterebbe.
Questo comunicato è sul nucleare. Restiamo sull'argomento.