Si pensava allora che intorno ai porti di rilevanza nazionale di Bari, Brindisi e Taranto stesse nascendo un sotto sistema reticolare di porti che, attraverso il Corridoio 8, avrebbe creato rapporti stabili fra i sotto sistemi rappresentati dai porti di Barletta, Manfredonia , Monopoli e il porto centrale di Bari e che quest’ultimo, essendo di importanza nazionale, disponesse di grandi risorse economiche da mettere a disposizione e da assicurare anche una sicura potenzialità ai suddetti porti satelliti. Tutto questo era nelle pie intenzioni dei Consiglieri Comunali monopolitani, ma la realtà è stata ben diversa.
All’evidenza dei fatti l’allargamento ai porti di Barletta e Monopoli, voluto dall’Autorità Portuale del Levante, è servito soltanto al porto barese per una sua maggiore operatività senza l’atavica concorrenza monopolitana e soprattutto per ottenere maggiori finanziamenti nazionali ed europei ( che poi ha tenuto solo per sé), per ottimizzare le strutture esistenti nello scalo marittimo del Capoluogo, forse anche a discapito degli ingenui Consiglieri Comunali locali che non hanno avuto alcun vantaggio per il loro porto tranne una presenza sporadica di qualche traghetto durante la stagione estiva che poi ha messo in chiara luce una piena inefficienza della politica dell’accoglienza ed ha dimostrato quanto fosse necessario provvedere ad urgenti ed improrogabili scelte organizzative per un prossimo futuro. Oltre naturalmente a vedere per il porto monopolitano un documento di indirizzo di linee programmatiche per lo sviluppo dell’economia marittima locale e del vasto e fertile hinterland e delle scelte infrastrutturali contenute in un Piano Triennale di opere che nessuno conosce e che forse è già finito nel dimenticatoio.
Da un esame obiettivo questo è stato fatto in questi anni e questo si evidenzia da un’intervista rilasciata a “La Gazzetta“, a pag. xx, del 14 febbraio u.s. dal Presidente dell’Autorità Portuale del Levante.
Infatti nella citata intervista il Presidente passa ad esaminare le opere fondamentali realizzate o che intende realizzare per il porto barese e nessuna menzione fa delle opere che il Protocollo d’Intesa prevede a favore del porto di Monopoli. Si parla genericamente di un’ipotetica riprogrammazione di strutture da realizzare ai fini di una maggiore operatività degli scali marittimi di Barletta e di Monopoli. Poi specialmente a Monopoli, manca una Stazione Marittima con servizi igienici, docce, aree coperte, esercizi commerciali per il ristoro, cioè manca un luogo civile ed accogliente ove poter gestire il traffico crocieristico, soprattutto nel periodo estivo, per dare la possibilità ai turisti di raggiungere le mete ambite delle grotte, dei trulli e del barocco di Martina Franca. Oggi queste persone sono accolte in gabbiotti alla radice dal Molo di Tramontana del locale porto in una sorta di bolgia infernale, che diventa anche un problema di ordine pubblico e di protezione civile.
Pertanto, mentre il porto di Bari ha radicalmente cambiato il suo volto, grazie anche all’allargamento della circoscrizione ai porti di Barletta e di Monopoli, lo scalo marittimo locale langue e batte la fiacca da tempo immemorabile per la mancanza dell’indispensabile bilico portuale e di tutte le altre opere connesse, previste peraltro nel Piano Operativo Triennale dell’Autorità Portuale del Levante, e a nulla sono serviti i lavori per la ristrutturazione e l’allungamento del molo.
IL PORTO DI MONOPOLI, OGGI.
foraneo con l’Interreg Italia-Albania per una spesa di 24 miliardi di vecchie lire. Tanto è vero che il porto non vede da tempo attraccare nessuna nave commerciale e tanto meno alcun traghetto, nonostante le abbondanti assicurazioni che provengono da più parti.
Inoltre non si vedono lavori per il dragaggio necessario del fondo dell’intero specchio d’acqua al fine di rendere pienamente funzionale la parte commerciale, né si vedono lavori per l’allestimento di strutture idonee da dedicare all’accoglienza dei passeggeri, etc.
Anche le banchine e i piazzali attualmente funzionanti e destinati al traffico commerciale sono rimasti inutilizzati con grave danno per il lavoro e l’economia locali e zonali.
Sembra che a nessuno interessa più l’attività del porto che in altri tempi assicurava lavoro e benessere a cittadini monopolitani e non.
Sono rimaste nel dimenticatoio anche la ristrutturazione e l’allargamento delle due arterie
stradali indispensabili che avrebbero collegate il porto a Castellana Grotte, a Gioia, a Santeramo, a Matera e a Martina Franca, perché nessuno fino ad oggi si preoccupa dello sviluppo infrastrutturale e di quello economico dei trulli, delle grotte e della Valle d’Itria.
Per tutti questi motivi ed anche perché non è stato fatto nessun incontro di verifica dello stato complessivo dei lavori come indicato dal Protocollo d’Intesa, sarebbe opportuno, se l’Autorità Portuale del Levante non rispetta l’impegni presi e se i Consiglieri Comunali attuali sono d’accordo, revocare la delibera consiliare n.52 del 27 giugno 2007 e annullare il Protocollo d’Intesa, perché l’Autorità Portuale del Levante fino ad oggi non ha rispettato i patti sanciti.
Solo per la cronaca mi piace ricordare che nel 2001 la predetta Autorità Portuale presentò al Comune la medesima offerta, ma, avendo capito l’antifona di come sarebbero andate le cose, ringraziammo e rifiutammo, perché non avemmo all’epoca garanzie precise circa il funzionamento e lo sviluppo del porto come tutti si auspicavano.
Oggi, in attesa che le cose cambino, ci consoliamo di vedere lo specchio d’acqua del porto solcato dai motopescherecci, dalle barche da pesca, quando non c’è il fermo biologico, e dalle imbarcazione della Lega Navale, del Circolo Canottieri Pro-Monopoli e da quella di qualche
appassionato di pesca sportiva.
Sindaco due volte di Monopoli
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Commenti
ce una manifestazione di gente che con i cartelli protesta x cercare lavoro,allora uccio de santis chiama uno dei manifestanti e gli dice che domani puo lavorare da lui,lo stesso manifestante gli risponde ,ma tu tra tanti manifestanti proprio a me hai chiamato,e se ne va a continuare la manifestazione.la saluto.