Da Rousseau a Romani: l’assenza educativa.
Accanto alla famigerata piazza, tra i cavalli di battaglia dell’attuale opposizione, è presente un tema molto dibattuto: l’assenza di Romani. L’impressione è quella di una nave senza capitano, dicono.
A ribadire il concetto nel consiglio comunale di sabato è Marilù Napoletano:
“E’ evidente una disarmonia all’interno della maggioranza che si ripercuote nell’azione amministrativa con l’immobilismo. Il tutto a discapito dei cittadini. Non c’è una maggioranza coesa in grado di prendere decisioni forti. Manca un leader in grado di mediare e di fare, perché no, un passo indietro. Una politica fatta di molti proclami e pochi fatti. Bisognerebbe agire per trovare delle soluzioni”.
Era dicembre 2009 quando il sindaco, ricorderete, decise di disertare consiglio comunale e riunione di giunta.
In quell’occasione Tamborrino dichiarò in conferenza stampa: “La proposta di ben 10 emendamenti da parte della maggioranza ad un loro piano triennale, è un fatto anomalo che denota la mancanza di una guida. Ormai siamo alla frutta.”
Ma insomma, il leader dal grande consenso della campagna elettorale, dove è finito?
A rispondere è lo stesso Romani. Un dialogo sorprendente che rivela strategie e pensieri di un uomo che non vuole solo fare politica, ma produrla!
La conversione: da leader a pedagogo
“La verità è che il sindaco ha l’ambizione di voler creare una classe dirigente. Dopo il primo anno in cui ho voluto controllare tutto, ho capito che se vuoi far crescere qualcuno devi responsabilizzarlo, e se vuoi responsabilizzarlo devi dare la sensazione di non essere sempre presente per mettere la famosa pezza a colori. Devi dare cioè la libertà di poter litigare e sbagliare, se vuoi costruire.”
Come Rousseau nell’ “Emilio”, Romani afferma la necessità di un educatore che si eclissa per lasciare spazio all’esperienza. Una guida “negativa” ma comunque presente, che dirige senza apparire. Assenza educativa mirata alla responsabilizzazione.
La teoria del cambiamento- “E’ ora che devo costruire e formare la classe dirigente del futuro, nel periodo medio della legislatura. Non puoi farlo nell’ultimo anno, in cui devi serrare le fila, tirare le somme e presentare il resoconto alla città . Se vuoi presentare, non un candidato, ma una coalizione vincente. Perché non sarò più candidato sindaco. Farò l’ultimo anno il consigliere provinciale e poi tornerò a fare l’ingegnere, vedrò quello che la vita mi prospetterà.”
Romani torna sulla necessità di classi dirigenti capaci e sull'inutilità di leader e di partiti vertistici, deleteri.
“Vorrei mantenere una continuità politica per la futura amministrazione. Ma la futura amministrazione si deve reggere sulle spalle e sulle gambe di questa gente che è con me. Deve riuscire in questo anno e mezzo a farsi le ossa. Se non ci riuscirà probabilmente rimarrà insieme fino a quando ci sarà la colla e poi si sgretolerà tutto. Allora, se la mia gente comprende questo si costruirà una continuità politica. Se non comprenderà, allora probabilmente vuol dire che la classe dirigente non è matura ed è giusto che non venga premiata, rieletta. Credo che facendo il leader unendo l’autorevolezza e l’autorità, si rischi di creare il vuoto.”
Eppure in molti dicono che sia proprio la tua “autorità” a creare le spaccature e le lotte interne.
“Ho dei giovani amministratori, alcuni anche bravi che devono imparare a dialogare tra di loro. C’è un po’ di inesperienza, in qualcuno anche un po’ di arroganza. Gli assessori devono diventare autonomi. In virtù di questo principio mi sono “assentato”. Guarda caso, le lotte e le spaccature sono cominciate proprio quando in quei mesi.
Quindi il contrario, se sono trasparente come posso esserne la causa? Semmai l’oggetto delle rotture è il fatto che io sono stato meno presente. Ma questo è un rischio che devo correre, perché fra due anni io devo essere con la coscienza a posto, sapere di averci provato. Non posso garantirgli un futuro perché non posso fare il sindaco a vita ed anche perché ritengo che mentalmente per essere forte e concentrato, e vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo, non devo fare programmi. Io devo fare il sindaco in questa legislatura (o fino a quando me lo consentiranno), quindi tutto quello che devo fare, devo farlo in questo momento. Non posso centellinare. E’ anche un atteggiamento mentale. Loro sanno tutto questo con largo anticipo. Devono crescere se vogliono governare. Perché sono convinto che i territori si governino non con le autorità ma con le classi politiche!”
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Commenti
http://www.youtube.com/watch?v=qdACubFItwE
Insomma chi dipinge Monopoli capace di premiare la forma sulla sostanza lo fa solo perché crede di stare dalla parte (minoritaria) del "pane" e non del "companatico", tanto per usare espressioni in voga in una certa pseudo intellettualità locale.
Anzi, a dimostrazione che i monopolitani non sarebbero una massa di pecoroni di destra dediti all'effimero, c'è proprio la cacciata di un'intera classe politica giudicata alla prova dei fatti (slogan Risimini) e bocciata sonoramente dopo 5 anni di governo targato sinistra.Â
Mi urtano terribilmente le ricostruzioni faziose, quelle che tratteggiano i monopolitani come dei cittadini superficiali che affidano il governo della cosa pubblica per "simpatia"... a chi meglio s'imbelletta sotto elezioni.Â
Sono i soliti luoghi comuni di una sinistra che si sente accerchiata dal rozzo volgo berlusconiano (incapace di apprezzare la qualità progressista) e giustifica le sue sconfitte attribuendole a non meglio precisate incomprensioni tra essa e l'elettore monopolitano medio.
Molti degli errori commessi in questo scorcio di legislatura sono da annoverare proprio alla comunicazione e alla sua inefficienza. Certo l'azione politica non brilla affatto e Romani non sembra avere nè grandi qualità di leader nè grande dimestichezza proprio con la politica e le sue specifiche peculiarità ... altro che "animale politico". Sono stati commessi sin troppi e grossolani errori, a partire dalla distribuzione delle deleghe assessorili, per attribuire al  nostro primo cittadino complimenti tanto lusinghieri.Â
Altra inesattezza è la favola della mancanza di un programma. Al contrario emersero, nella campagna elettorale del 2008, spunti programmatici originali e ben definiti che furono però colpiti dall'infelice uscita di Romani con cui affermò "di non avere un programma". Frase (finalizzata ad esprimere un altro concetto) alla quale i suoi detrattori si appigliarono con tenacia, ma senza successo proprio perché un'idea di città futura il candidato ce l'aveva e riuscì a trasmetterla.  CONTINUA
come dicevo è un atteggiamento mentale.
Da elettore monopolitano ho trovato discutibile, fin dal momento della sua candidatura a Sindaco, la mancata presentazione alla città di un programma politico-amministrativo per la sua coalizione.
Mi chiedo: se avessi voluto votarlo anch'io, quale programma di azione politico-amministrativa per la città avrei sostenuto?
E torno al punto di prima: in una città così massicciamente tendente a destra, dove quella coalizione eleggerebbe agevolmente anche un cavallo, quando a candidarsi è una figura di grande rilievo come Romani ci si può perfino permettere il lusso di non presentare un programma alla città e si ricevono comunque valanghe di consensi.
Quindi il problema della ns. città non è il ns. povero Sindaco, ma sono gli stessi monopolitani, che dovrebbero imparare a fare le proprie scelte democratiche badando un po' di più alla sostanza e ai contenuti della politica e un po' meno a lasciarsi guidare da istintive "simpatie".
pensate a tre anni fa... prodi governava l'Italia e nessuno ancora immaginava cosa sarebbe successo
Io leggo questo e per un sindaco in carica non è cosa da poco. Tra l'altro è chiarissimo ed è in italiano corrente. Altro non leggo.
Mi piace il discorso di creazione di una classe dirigente, non può essere sempre il sindaco ad armonizzare. Se ognuno fosse capace ed autonomo allora le cose andrebbero molto meglio. Soprattutto bisogna arrivare ad un concetto: la politica non è opposizione spietata sempre e comunque. La politica è costruzione. Bisogna collaborare anche quando non si è eletti. Come direbbe Romani "è un atteggiamento mentale"
Tra l'altro la notizia sta nell'annuncio del sindaco di non volersi ricandidare alla guida della città !
Il titolo dell'intervista dovrebbe perciò essere diverso.
Non è che sia usuale ascoltare il proprio sindaco anticipare la sua uscita di scena tra 3 anni! Un autogol grande quanto una casa! E poi da cittadini ne vorremmo conoscere le ragioni!
Comunque da non crederci! Incredibile!
se ha coraggio dimostri quanto vale realmente il suo consenso elettorale ed azzeri tutta la giunta, rimandando il tutto ai partiti della sua litigiosa coalizione, solo cosi' li metterà spalle al muro.
Il suo classico metodo di assentarsi (lo usava anche quando era all'opposizionema ora lei è sindaco) danneggia esclusivamente la città .
Ma se non ha coraggio di compiere tale gesto vorrà dire che è gestito da soggetti che nulla hanno di politico ma hanno nel loro dna esclusivamente, come lei sostiene, "arroganza".