Oggi a Monopoli si dovrebbe tenere un importante convegno, rivolto ai vivaisti di piantine da orto e alle aziende agricole, sulla gestione e lo smaltimento del polistirolo.
Mi auguro che l’incontro sia l’inizio di un’adeguata politica per lo smaltimento dei rifiuti provenienti dall’agricoltura, a garanzia della qualità della vita delle popolazioni rurali.
L’occasione sarà il motivo per sollecitare l’inserimento nel protocollo d’Intesa della Provincia di Bari per la Gestione dei Rifiuti Agricoli dello smaltimento delle cassette di polistirolo. Tale protocollo apporterà sicuramente al nostro territorio un decoro extra urbano di grande importanza. L’augurio è che tutte le aziende agricole del territorio vengano informate e coadiuvate sulle modalità del conferimento.
I problemi immediati sostanzialmente sono due: la difficoltà di reperire trasportatori disponibili a spostare volumi notevoli di polistirolo e trovare aziende dotate di impianti che possano utilizzare questo prodotto di scarto quale combustibile alternativo. Al momento nessun impianto a Monopoli è stato autorizzato ad utilizzare qualcosa di diverso da gasolio e metano. Per questa ragione il consorzio Corepla (Consorzio Recupero rifiuti di imballaggi e plastica, dovendo sottoscrivere un accordo con lo stesso) sarà costretto a spedire il polistirolo, già compresso, ad una ditta di Barletta che, comunque, ne può utilizzare solo una piccola parte di tutto quello che si trova al momento presso la nostra città.
Mi auguro a questo punto che il Comune di Monopoli attivi un numero verde che gli agricoltori potranno contattare per avere indicazioni sulle modalità di smaltimento dei beni in polietilene e in polistirolo da avviare al recupero; che metta a disposizione una piattaforma per la raccolta dei beni in polistirolo da avviare al recupero; che gli agricoltori, in ragione dell’accordo di programma, possano conferire in maniera del tutto gratuita gli scarti derivati dall’attività produttiva.
Ricordo che nei confronti dei trasgressori, che abbandonano illecitamente il polistirolo sulle banchine stradali, è comminata (da forze dell’ordine e amministratori) la sanzione amministrativa da 100 a 600 euro come previsto dal D. Lgs. n° 22 del 5 febbraio 1997 (di cui all’art. 51 comma 2) e si rischia la revoca dei contributi Agea per l’anno dell’accertamento dell’infrazione. A questo va aggiunto che il bruciare in modo sistematico e incontrollato, in campo aperto, polistirolo è evidente che è una prassi del tutto illegale che contrasta con l’art. 256 del D. Lgs. n° 152/2006.
Sarà quindi necessario individuare dei punti di raccolta dislocati in almeno tre zone della fascia agricola per fare in modo che il produttore possa consegnare nel centro di raccolta più vicino i cumuli di imballaggi-contenitori, e credo sia anche opportuno ripristinare l’uso dei registri di carico e scarico di questo materiale, metodo che permetterebbe di controllare che il quantitativo di materiale utilizzato poi venga effettivamente restituito nei centri di raccolta evitandone la dispersione di parte dello stesso.
Bisogna, però, ricordare che la legge autorizza gli agricoltori a smaltire le seminiere trasportandole con mezzi propri anche in assenza del formulario di identificazione del rifiuto, purché il quantitativo non risulti superiore a 100 chili.
A questo va aggiunto che il polistirolo, come spiegato da Najeeb Kuzhiyil e Song-Charng Kong dell’Iowa State University, può essere sciolto nel biodiesel adoperato nei trattori per migliorarne la potenza di uscita contemporaneamente liberandosi di questi rifiuti.
Ancora, il polistirolo attraverso la frantumazione può essere utilizzato per realizzare calcestruzzi leggeri.
Si pensi che per colture richiedenti investimenti di circa 30.000 piante per ettaro sono necessarie 150 seminiere in polistirolo; ogni seminiera pesa 170 grammi e occupa un volume di 0,011 mc (33×55×6 cm), quindi…i volumi di rifiuto abbandonato potrebbero essere esorbitanti. E pensare che per le colture che richiedono maggiore numero di piante per ettaro (finocchio, sedano, insalate varie…) i volumi possono raddoppiare.
Pertanto ci si augura che, sulla scorta di questi consigli, i nostri amministratori passino dalla politica del rifiuto alla politica del riutilizzo, politica di avanguardia delle città più rispettose dell’ambiente.
ing. Giuseppe Deleonibus
Presidente cittadino dei Verdi
Consigliere Federale nazionale
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Commenti
Se le seminiere sono in uno stato abbastanza buono, il Comune le può spedire in Romania !!!
Per altre informazioni chiamate Nicu Silvestru : 333 1351814
Grazie.
3282612118
giuseppedeleonibus
Cordialmente dr. Vittorio Capitanio
Un altro sperpero del denaro delle imprese?
nell'attesa di sentirti cordialmente ti saluto.
dr Vittorio Capitanio
Nella vita svolgo la professione di ingegnere ambientale e sono ricercatore in "Gestione dei Rifiuti Industriali"
Per il dr Vittorio Capitanio
Giustamente tecniche di eliminazione di questo materiale esistono ma dal momento che l'EPS è ancora in uso in qualche modo lo si dovrà pur smaltire. Non crede?
cordialmente dr. Vittorio Capitanio
Con l'occasione, una curiosità : che lavoro fai? Ossia: questa tua competenza tecnica sempre aggiornata e puntuale è frutto di tuo impegno personale oppure è favorita anche dalla attività professionale che svolgi?
Cordiali saluti.
1. Separare il polistirolo espanso (EPS) dagli altri materiali da imballaggio
2. Tenere separati l’EPS pulito da quello sporco
3. Mettere in sacchi l’EPS per non disperderlo nell’ambiente
4. Conferire l’EPS insieme agli altri materiali plastici
oppure
5. Conferire l’EPS nei centri previsti per la raccolta differenziata.
La mia considerazione è che riducendo del 20% il peso dell’imballo mediante una progettazione innovativa verrebbe garantita una percentuale di riciclo del 35%.
Inoltre è riciclato per molti altri usi, accessori da ufficio, vassoi per cucina, giocattoli, videocassette e relativi contenitori, pannelli isolanti in polistirolo espanso (es. Styrofoam).
Si possono mettere nella raccolta differenziata della plastica le vaschette di polistirolo della frutta e verdura, le parti in polistirolo degli imballaggi previa eliminazione di ogni residuo organico.
Dovremmo così orientarci:
imballaggi in polistirolo (piccole quantità ) Secco indifferenziato
polistirolo espanso (barre , gusci da imballaggio,vaschette, ecc.) Secco indifferenziato
polistirolo pannelli Centri specializzati
Le plastiche meno pregiate (ad esempio gli imballaggi in polistirolo e vasetti dello yogurt) vengono in parte riciclate per produrre materiali di minor qualità , come ad esempio panchine per esterni, e in parte avviate all’incenerimento per recuperare una parte dell’energia impiegata nella loro produzione.
Ma, detto ciò, va sottolineato che il polistirolo è riciclabile. Infatti rientra tra le 6 tipologie di plastica riciclabile, appunto, contrassegnate dal simboletto con le freccine a forma di triangolo, contenente all'interno un numero da 1 a 6 ( per es. 01 PET-polietilene tereftalato, 02 HDPE-polietilene ad alta densità , ... , e 06 PS- polistirolo, appunto!).
L’imballaggio rappresenta la seconda applicazione per importanza con circa il 40% di EPS immesso nel mercato nazionale.
A livello europeo la UE sta redigendo un Regolamento Unico EC PIM (Plastics Implementation Measure) che andrà a sostituire la Direttiva 2002/72/EC unificando la disciplina dei materiali plastici a contatto con gli alimenti.
Il punto critico per il riciclaggio dell’ EPS è la sua leggerezza, sia come materiale in se stesso (15/25 kg/m3) che come tipo di manufatto.
La densità apparente degli scarti oscilla fra 5 e 15 kg/m3, ma ciò è vero se essi sono perfettamente impaccati. Nel caso di imballi misti buttati alla rinfusa, la densità apparente media può scendere anche alla metà del valore prima definito. [continua]
Grazie. Saluti.