Gentile Redazione,
il fatidico 9 aprile 2010 è passato, e presto passerà anche il 9 maggio. Date utili: la prima è servita per sapere della mancata compatibilità regionale, la seconda – se non viene rinviata – per conoscere quali “rattoppi” saranno appiccicati a un Pug praticamente abortito. Un “intervento” operato dagli specialisti della Regione non riuscito? Macché! Sono state le troppe “pillole” sedative, ingurgitate durante la sua lunga e travagliata gestazione, che ne hanno provocato l’interruzione di “gravidanza”.
Quasi tre anni. Dalla presentazione della sua prima bozza, il 6 agosto 2007, nella tavernetta di un ristorante in contrada San Bartolomeo. Per finire alla preannunciata (in maniera morbida) bocciatura dell’assessore reg. al territorio Angela Barbanente, il 25 marzo scorso, nell’auditorium della chiesa del Carmine. Ora, i veri responsabili della defaillance pianificatoria monopolitana, a mio giudizio, non sono soltanto l’urbanista incaricato, lo staff tecnico-scientifico e gli esperti di appoggio locale e provinciale, i frequentatori dei vari partecipapug e, per finire, i nostri rappresentanti politici di ogni schieramento. Ma soprattutto una dose di menefreghismo, unita ad una maniera bizzarra di interpretare la politica urbanistica nostrana, a partire dalla metà degli anni novanta, allorquando la città dovette uscire con le ossa rotte dal commissariamento prefettizio, causa infiltrazioni malavitose, che coincideva con la fine della validità ventennale del Prg Piccinato.
Da allora ci sono voluti più di una dozzina d’anni per capire che il piano andava rifatto subito, per evitare tutte quelle speculazioni edilizie (peraltro agevolate da una legislazione regionale diversamente e allegramente interpretata) che hanno avuto luogo (e continuano tuttora) in città e nell’agro nella scia di lunghi contenziosi. Mi riferisco principalmente all’utilizzo indiscriminato dei cosiddetti “piani di recupero” delle aree urbane degradate e dello “sportello unico” nelle zone extraurbane. Perciò non mi sono mai meravigliato che, una volta messo mano alla nuova pianificazione, tutti quei carichi edilizi “eccedenti” avrebbero compromesso una serena previsione urbanistica e turbare le aspettative imprenditoriali civili, industriali, turistiche, agricole e sociali, dovendo assecondare ex lege tutte quelle opere d’interesse collettivo, ancorché la salvaguardia dell’ambiente, degli standard urbanistici minimi (D.M. n. 1444/1968), attraverso la necessaria conservazione delle cosiddette invarianti strutturali del territorio. Senza tener conto della consistente produzione edilizia “spontanea”, né di quella altrettanto voluminosa che deriva dall’attuazione, oggi più che mai in corso, delle aree cosiddette “residenziali dell’agro” (agricole di fatto), che alla fine costituiranno vere e proprie cittadine satelliti, tappezzando la parte più bella delle nostre campagne e facendo sparire anche i suoi ameni e graziosi centri di contrada. I numerosi rilievi in sede istruttoria, riportati nella proposta di deliberazione della Giunta regionale n. 935 del 31 marzo, sono tranchant e invitano a una rivisitazione integrale del Pug: sembra quasi che gli estensori materiali abbiano operato in completo disaccordo non solo con il professore incaricato, ma anche con tutti gli altri organi regionali preposti al controllo della co-pianificazione, stando la facilità con cui è stata introitata la controversa selva di emendamenti e osservazioni, forse sfuggita di mano anche agli stessi organi politici locali.
Faccio un solo esempio riportando un aneddoto vissuto da me in prima persona nell’autunno del 2007. Quando chiesi al prof. Oliva per quale motivo avesse cancellato l’iniziale prevista costruzione di opifici verso nord, oltre la tangenziale s.s.16, preferendone l’espansione in direzione del centro abitato, mi rispose con quattro parole: “Per non consumare territorio”. E già! Oggi, scopriamo invece che quel (forse imposto) risparmio di suolo esterno doveva serviva per soddisfare il 25% in più del fabbisogno insediativo individuato ai margini interni della zona industriale, che autorizza la costruzione di capannoni, uffici, accessori e anche ampi appartamenti per il…custode. Il tutto da realizzare, ovviamente, all’interno di pregiati uliveti secolari.
Cordiali saluti
Franco Muolo
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Per dire che non vogliamo che i politici si arricchiscano col Pug da quale libro dovremmo studiare?
Illuminaci ancora.
Le malefatte vi sono però se si vuole essere credibili bisogna saper usare la testa e confezionare proposte. Ma per fare proposte occorre studiare gli argomenti, ossia STUDIARE e non sposare le comode tesi del tipo "sono tutti uguali". Non è vero, rasseggnatevi e ...... studiate
Mi sembra che gli slogan siano i tuoi perché nella sostanza non dici niente.
Il voto finale espresso in aula sul Pug è o no all'unanimità ?
Su, noi attendiamo... tu illuminaci.
Questa porcheria è l'esito del lavoro di più persone tra tecnici e politici di ogni schieramento e partito. Una vergogna.
Chiedo agli amministratori di stralciare dal piano ogni speculazione possibile ottenuta per interessi privati. Sono a tutti note circostanze e dettagli.
Lo schema poi si è ben compreso: tecnici permeabili hanno aperto a qualsiasi richiesta del partito del mattone. Politica e affari sono andati a braccetto per favorire i loro interessi. Anche chi continua a sbandierare i valori della solidarietà sociale e dell'eguaglianza tra cittadini ha lavorato per il proprio stato patrimoniale.
Quando noi cittadini avremo giustizia?
sai come godrebbero... è nella loro indole...
ma secondo me a giugno quado il pug lo avremo quanta gente rosicherÃ