Senza dover più dover ricorrere ai teatri dei comuni limitrofi, finalmente anche Monopoli avrà presto il suo teatro. Sarà un teatro che farà anche una certa invidia ai comuni limitrofi, tanto che Orciuolo lo ha definito “unico nel suo genere”. Si tratta di una chiesa dismessa, di un luogo che un tempo fu sacro ma che presto sarà un luogo destinato ad accogliere una mera esigenza terrena ed umana che è quella dell'arte e dell'intrattenimento.
Il futuro teatro di Monopoli, Cristo delle Zolle, ha già una precisa fisionomia. In attesa di un concreto indirizzo gestionale, l’architetto Domenico Capitanio, responsabile del progetto di ristrutturazione, ci ha dettagliatamente illustrato come si stanno svolgendo i lavori.
L’esterno
“Ci tengo a precisare subito che non stiamo parlando di un teatro!” esordisce fiero l’architetto, accomodato fra mille carte, fascicoli e matite, nel suo suggestivo studio. “Quello esterno è un anfiteatro di tipo classico, con la facciata della chiesa che fa da sfondo naturale. Quello interno, invece, è uno spazio teatrale polifunzionale che dovrebbe accogliere spettacoli d’avanguardia.” Aprendo alcuni grandi rotoli di carta, Capitanio mostra la planimetria esatta della struttura: “Nel fare la cavea del teatro abbiamo tenuto conto della cava sottostante, che aveva l’antica funzione di cava dei tufi. Le parti funzionali, cioè i camerini per gli attori, i bagni e gli ingressi laterali sono stati completati. Rimangono da terminare altre parti importanti, come le finiture, il parcheggio e le strade esterne. Le finiture riguardano il pavimento e il sottostante impianto di riscaldamento.”
L’interno
Lo spazio interno è anch’esso particolarissimo: “è molto suggestivo” spiega l’architetto. “L’ottagono centrale, in corrispondenza della cupola, è un palcoscenico in legno che si muove con un dispositivo idraulico. Si adatta bene a concetti di teatro totale, in cui c’è un’interazione fra il pubblico e l’attore perché l’ottagono-palco è allo stesso livello del pavimento. Nel caso si tengano dei concerti, sarebbe bello immaginare un’orchestra disposta circolarmente. E poi ci sono i gradini che portano al presbiterio sopraelevato, cioè al palcoscenico vero e proprio, che potranno rimanere in vista, essere coperti da una rampa o scomparire del tutto quando la parte ottagonale sarà elevata allo stesso livello del palcoscenico. E’ una struttura che lascia davvero molto spazio alla fantasia.”
“I soldi sono pochi!”
Non mancano, però, alcuni piccoli problemi di carattere logistico: “I parcheggi esterni sono insufficienti.” lamenta Capitanio. “E poi” continua, “abbiamo un grosso problema: il finanziamento è modesto. Il vecchio progetto approvato, appaltato e finanziato dalla vecchia amministrazione, prevede la realizzazione di un anfiteatro classico esterno e di uno spazio scenico culturale interno per spettacoli d’avanguardia. E fin qui ci siamo. Le luci, i tendaggi, i particolari sono stati studiati, ma non ce la facciamo a realizzarli. Manca la parte propriamente destinata allo svolgimento dello spettacolo, nonostante abbiamo già predisposto i cavi per le luci.”
L’indirizzo gestionale
Una domanda ovvia da porre all’ideatore di questo progetto è quella riguardante la sua futura gestione. “Qualcuno deve assumersi l’onere della gestione” risponde l’architetto. “Se avessimo altri fondi, dovremmo inventarci noi delle procedure di utilizzo. Il problema è che bisogna dare un taglio gestionale preciso perché è da quello che dipenderà il progetto della parte prettamente scenica, che al momento è mancante. Questa è un’idea dell’architetto Marcello Benedettelli, della Soprintendenza per i Beni Architettonici, che non dice solo sì o no, ma collabora attivamente al progetto. È stato proprio lui ad incoraggiarci a realizzare il teatro classico esterno. E l’idea è piaciuta anche a Paolo Panaro, a Michele Suma, a Vito Intini, all’ex-proprietario Francesco Pertosa. Il progetto è nato proprio perché ci hanno creduto tante persone e anche Orciuolo è interessatissimo. Ma la cosa va conclusa con un progetto gestionale. Fin ora si è parlato solo di progetto architettonico.”
L’acustica
L’assessore alla cultura Elio Orciuolo, durante il suo sopralluogo tecnico, aveva rilevato alcuni problemi acustici all’interno dell’edificio. “Il problema dell’acustica è relativo all’uso che se ne farà” replica Capitanio “Bisognerà studiare l’acustica in funzione della gestione. Cioè si procederà diversamente se sarà realizzato un cinema, un teatro di danza o una sala per la musica. Poi dopo aver finito il pavimento in legno e le sedie, l’acustica cambierà, soprattutto quando verrà scelto il velarium, cioè il tendaggio. Ma anche la scelta del tendaggio dipende dal tipo di gestione. Io vado avanti con i lavori ma devo lasciare spazio al progetto gestionale, altrimenti non posso continuare.”
Immaginando già di poter soddisfare la nostra sete di cultura, di teatro in particolare, all’interno di una così speciale cornice, che costituisce essa stessa una scenografia, ora tutti ci domandiamo quando finalmente potremo godere, orgogliosi, del nostro teatro, anzi, anfiteatro. Domenico Capitanio risponde: “Vedremo di finire entro l’anno, ma sarà difficile perché ho sospeso i lavori a causa di una variante in corso d’opera richiesta a maggio dalla vecchia amministrazione. Fino a che non viene approvata la variante non posso riprendere i lavori. Se tutto va bene riprenderò il primo ottobre e cercherò di avere un prolungamento per i termini di consegna. Se tutto va bene in primavera Cristo delle Zolle sarà completamente agibile.”
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