Sabato 26 Maggio 2012
   
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INCONTRO G.D.: 'L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA...'

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Un incontro dal titolo facile, “Art. 1- l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, quello organizzato dai Giovani Democratici di Monopoli. Lo scorso lunedì, nel salone della parrocchia Sant'Antonio, studenti, lavoratori ed “esperti” del settore si sono confrontati su un tema già molto dibattuto.

Dopo la proiezione di un video in cui Pier Luigi Bersani parla -appunto- di lavoro, Carlo Maione ha aperto il dibattito con il commento de “Il Quarto Stato”, l'opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo in cui si può leggere l'odierna inquietudine degli studenti e dei lavoratori precari di fronte al lavoro e quindi al futuro.

Avrebbe dovuto condurre il dibattito il giornalista Eustachio Cazzorla, ma era assente come anche Nunzio de Domenico, rappresentante sindacale per la Uilcem (unione italiana lavoratori chimica energia e manifatturiero). Antonio Pirrelli, vicesegretario del PD di Monopoli, ha salutato i presenti al posto di Giovanni Lacitignola, impegnato a difendere la causa dei dipendenti dell'EcoLeather in consiglio comunale.

Prima dell'intervento dei relatori, si sono succeduti vari lavoratori che hanno raccontato la proprie esperienze di cassa integrazione, licenziamenti e mobilità.

Giovanni Angiulli, dipendente dell'EcoLeather ha rivendicato il diritto degli operai ad un inquadramento adeguato alle mansioni che ognuno svolge, visto che solo i livelli più alti hanno ottenuto gli inquadramenti opportuni e hanno fatto carriera. Inoltre ha spiegato che “noi abbiamo una mensa dove non tutti mangiano. A coloro che non mangiano l'azienda da un'indennità che per me corrisponde a 1,34 euro al mese, un dato che risale al 1955 e non è mai stato aggiornato.”

Antonio Amodio, ex dipendente Tognana, racconta che per gli ex-dipendenti “la cassa  integrazione è scaduta e siamo stati messi in mobilità per 4 anni. Anche questi 4 anni sono scaduti ed è stata chiesta una gd-incontro-monopolideroga per un anno, ma gli operai ancora non hanno ricevuto un euro. Il sindaco ha rinnovato la mobilità a soli 84 operai per il 2009-10. Perché solo a loro? E comunque nemmeno loro hanno visto un euro. E il sindaco giustamente non si preoccupa di questo perché ha preso 6000 voti per andare alla provincia e ora ha ben due stipendi quando c'è gente che non ne prende nemmeno uno!”

Domenico Lume, ex lavoratore della cementeria e attuale commerciante si domanda: “Politici e sindacati che devono fare? È vero che l'inquinamento è brutto e non piace a nessuno, ma se non si fanno le fabbriche come si va avanti? Qui vedo tanti giovani e penso sono loro che si devono attivare a fare qualcosa, a creare lavoro.”

 

Ad argomentare altre osservazioni (e poche risposte) a queste storie, si sono avvicendati i relatori.

Giacomo Ferrarese, segretario dei GD di Monopoli, ritiene che la migliore proposta per superare la crisi deriva solo dall'unione di più forze, mentre Pierpaolo Treglia, segretario provinciale dei Giovani democratici, è più pessimista. “A differenza di quanto accadeva in passato, oggi non ci sono più speranze -ha affermato- Manca la sicurezza e tante gente muore sul lavoro perché l'attuale governo rende i lavoratori semplice mercimonio. Poi negli altri paesi si investe in ricerca e qui no, qui si danno i soldi alle case automobilistiche, la formazione non esiste e bisogna lottare per acquistare un senso comune di appartenenza.”

Il prof. Pasquale Chieco, responsabile regiongd-monopoliale lavoro PD, ordinario di diritto del lavoro all'Università di Bari, Dirigente della Regione Puglia del Settore Personale e organizzazione a decorrere dal 2007 e delegato per le relazioni sindacali del Rettore della Università degli Studi di Bari si dichiara  “ben lontano dal dare risposte”.

Il professore (che percepisce tre stipendi ed è esperto in diritto del lavoro) in effetti non risponde ai dubbi né alla rabbia dei lavoratori che poco prima hanno raccontato le proprie esperienze. Ma spiega cosa sta accadendo al mondo del lavoro italiano: “È stata adottata dal governo una strategia verso la ricollocazione delle imprese per introdurre più elementi di flessibilità per le imprese. Per permettere, cioè, di adeguare i livelli occupazionali alle esigenze dell'impresa e quindi all'andamento del mercato. Con la modifica all'articolo 18 sarà introdotto l'arbitrato nelle controversie di lavoro."

"C'è un alto tasso di conflittualità giudiziali e invece di mettere altri giudici, il governo ha pensato di mettere gli arbitri. Invece di andare dal giudice del tribunale, si va da un giudice privato che, pagato, decide la controversia e lavora secondo equità, mettendo da parte i diritti. C'è una strategia, quindi. Non sono stati messi in discussione i diritti, ma le procedure per garantirli. È una strategia che opera sul piano del processo ma non sul piano del diritto e risponde ad una visione che mira a configurare una società con una lotta continua a chi riesce meglio ad andare avanti nel mercato del lavoro. Significa frantumare una società e l'interesse collettivo perché ognuno segue degli interessi personali. Ora dobbiamo inventarci un altro piano di sviluppo. La Regione fino al 2013 riceve dei fondi europei che bisogna saper cogliere e sfruttare al meglio, e poi bisogna mettere al centro politiche del lavoro più valide.”

L'Onorevole Teresa Bellanova, deputato PD, chiude l'incontro con alcune riflessioni di natura prettamente politica: “auspico che il mio partito metta in campo momenti di dibattito come questo che è stato organizzato dai GD di Monopoli, magari tralasciando altre problematiche meno importanti. Siamo in una società triste, con giovani senza speranza.  Dobbiamo acquistare la capacità di immaginare un nuovo modello di sviluppo che metta le nuove generazioni in condizione di coltivare un sogno e permetta all'Italia di competere con la Cina. Come si fa a parlare di lavoro se non si parla di impresa? Se non c'è un buon sviluppo o una buona impresa per reggere sul mercato, togliere il diritto al lavoro diventa normale perché l'azienda non ce la fa ad andare avanti. E il governo non fa sforzi per mettere in atto questa competizione con la Cina e gli altri paesi produttori, magari sfruttando quel marchio 'made in Italy' che continua ad essere tanto apprezzato nel mondo.”

Commenti 

 
#1 io in paradiso 2010-05-14 03:05
la cultura del conflitto tra lavoro e impresa è ormai superata, solo con l'unione di intenti tra impresa e maestranze può nascere un modello di sviluppo efficace e competitivo in grado di contrastare la concorrenza.
Questo modello non richiede nemmeno la presenza del sindacato. Basta con le regole, pensiamo all' unione che consente di raggiungere gli obbiettivi, e soprattutto il benessere.
Al titolo del convegno aggiungerei e : l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro e sulla volontà di lavorare
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