Il consigliere ex PPDT respinge le accuse.
Nessun accordo politico alla base delle nomine.
Revisori dei conti: affare di famiglia relativamente a un consigliere comunale (e precisamente il consigliere Specchia): questo avrà pensato il consigliere Napolitano, che nervosamente discuteva con l’assessore Barletta poco prima dell’inizio del Consiglio comunale.
Che la nomina dei revisori dei conti sarebbe stata incandescente lo si era capito subito. Un’improvvisata riunione, prima del Consiglio comunale, di alcuni consiglieri della PPDT con i dissidenti del PDL e con l’assessore Domenico Alba (per strada, nei pressi del Bar Napoli), non faceva presagire nulla di buono. La copia di alcune sentenze tratte dal Digesto in mano al consigliere Napolitano lasciava intuire tutto.
Da qualche giorno si vociferava di un accordo intercorso tra il consigliere Specchia e il sindaco Romani al fine di stabilizzare la maggioranza; una sorta di patto di ferro con il primo cittadino. A quell’accordo era seguita la rottura con
La seduta consiliare del 4 agosto e l’elezione dei tre revisori dei conti ha fatto chiarezza. Dei tre eletti, due sono stati scelti dalla maggioranza. Una logica spartitoria e una lottizzazione alla quale non si è sottratta neanche l’opposizione. Inutile, per i restanti 87 pretendenti alla carica, aver fatto domanda e allegato il curriculum vitae.
Se tutto si fosse fermato a questo, non ci sarebbe stato da gridare allo scandalo. I cittadini si sono assuefatti completamente alle lottizzazioni selvagge, dalla nomina del futuro segretario comunale alla scelta dei vertici della nuova Pro Loco, dalla nomina dei componenti dell’IPRAB alla scelta del Difensore Civico, per citare solo alcuni esempi. Sino ad oggi non ci sembra di aver assistito ad alcuna nomina su basi meritocratiche con persone aliene ai giochi politici.
Quello che ha fatto sobbalzare alcuni consiglieri di maggioranza, in primis Napolitano, è stato il fatto che i prescelti dalla maggioranza sono entrambi parenti del consigliere Specchia.
Prima della discussione del relativo punto all’ordine del giorno, il dottor Specchia si è allontanato dall’aula, palesando il proprio conflitto d’interesse. Così il consigliere ha commentato l’accaduto alla Gazzetta del Mezzogiorno:
«Non è un segreto: potevo votare perché la votazione è a scrutinio segreto, come riportato da alcune sentenze dei Tar. Avrei potuto farlo, ma sono uscito lo stesso dall’aula». Alza le mani Specchia, che poi prosegue: «Loro hanno fatto la domanda per diventare revisori dei conti e io mi sono trovato davanti a questa situazione. Non li ho invogliati io, ne abbiamo discusso nella commissione consiliare di cui faccio parte e al momento della votazione era giusto che io uscissi dall’aula come da regolamento. Ho fatto il mio dovere, c’è solo da prenderne esempio».
Specchia dice il vero. In base a un’interpretazione giurisprudenziale, non consolidata, egli avrebbe potuto partecipare alla votazione. L’incompatibilità non dipende dalla partecipazione al voto o meno, ma dal fatto di essere consigliere comunale. La legge, infatti, afferma che i revisori non possono essere parenti di amministratori. La questione è se un consigliere comunale può essere considerato o meno un amministratore. Se sì, la nomina non è valida. Altrimenti, nulla questio. Ma sul punto in questione la giurisprudenza è divisa, non c’è un orientamento consolidato. Ecco perchè Napolitano parla del fatto che il Consiglio comunale ha percorso un terreno scivoloso. Occorrerà osservare se anche questa volta, come avvenuto per il Difensore civico, ci sarà qualche volenteroso deciso ad impugnare la nomina al TAR.
Tuttavia la versione fornita dal consigliere Specchia alla Gazzetta del Mezzogiorno non coincide con quella fornita ai nostri lettori:
«A quell’ora ho dovuto visitare un paziente, dimesso dal reparto di urologia dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Era in condizioni cliniche critiche, sottoposto ad intervento urologico (diagnosi: cancro della vescica). Cari dotti consiglieri e commentatori, forse siete anche miei assistiti; io per 30 anni ho onorato la mia professione, nei limiti e nel rispetto della persona. Il mio primo dovere è svolgere la mia professione in scienza e coscienza, rispettando il giuramento di Ippocrate».
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Massimo Dileo
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delega enti locali PPDT