Le seminiere che produrrà "il Barone"
sono sul mercato dal 1972!
È indecente lo spettacolo che va “in onda” sui mass media locali, dove per denigrare qualcuno si fa intervenire qualche altro con scarse competenze e scarsa voglia di mettersi davvero a disposizione del territorio.
Mi riferisco alla questione polistirolo nelle nostre campagne.
Il mio intervento è a sostegno di quello di Angelo Vito Lamanna, il quale con competenza ed equilibrio, ha esposto un problema che più volte è stato sollevato (circa un anno fa sollevato anche dal sottoscritto): gli operatori agricoli smaltiscono ILLEGALMENTE le seminiere in polistirolo.
E lo smaltire illegalmente questo “prodotto” è supportato anche dalla scarsa competenza dei nostri amministratori.
Qualche mese fa, era il 21 aprile, fu organizzato a Monopoli un incontro con l’assessore provinciale alla Tutela dell’Ambiente, Ecologia e Ricerca fonti energetiche Giovanni Barchetti dal tema «Rifiuti agricoli. Quale futuro?». Evento organizzato dai nostri assessori Rotondo e Zaccaria. Risultato dell’incontro: un disastro. Assessori che balbettavano sulle normative, scarsamente eruditi sulla questione e con scarsa voglia di giungere alla semplice ma efficace risoluzione della questione. In quella sede si esibivano accordi di programmi, case histories di altre realtà…ma di spunti risolutivi neppure l’ombra.
Tanto è vero che in questa stagione di semina pile di polistirolo abbandonate abbondano nei pressi dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti urbani nelle contrade e lungo le strade.
Il polistirolo è usato per gli imballaggi dei prodotti dell’agricoltura, per il confezionamento e la messa in sicurezza dei contenitori adibiti al trasporto e per gli adeguamenti delle serre a particolari condizioni.
Le campagne di Monopoli, infatti, sono in parte adibite a terreno da coltivare e la pratica dell’abbandono dei contenitori di polistirolo è consolidata e nessuna amministrazione si è mai finora occupata di regolamentare questa pessima abitudine dalla pericolosità sottovalutata.
Queste padelle sono rifiuti speciali non pericolosi per cui, per la tutela della salute e della salvaguardia dell’ambiente, è fatto obbligo agli operatori agricoli e ai detentori in genere di conferire le stesse, usate per contenere le piantine da vivaio, all’Area Ecologica. Nei confronti dei trasgressori è comminata (da forze dell’ordine e amministratori) la sanzione amministrativa da 100 a 600 euro come previsto dal Decreto Legislativo n° 22 del 5 febbraio 2007 (di cui all’art. 51 comma 2) e si rischia la revoca dei contributi Agea per l’anno dell’accertamento dell’infrazione.
Seppur questo materiale sia molto sfruttato a Monopoli, non è mai stato studiato alcun piano di smaltimento o di riutilizzo (visto che il polistirolo, composto per il 98% da aria estremamente versatile è riciclabile totalmente.
Per risolvere il problema, o almeno per tentare di farlo, dovremmo (come già altre città in Italia) sottoscrivere una convenzione con il Corepla di Milano che si occuperebbe dello smaltimento del polistirolo accumulato dalle aziende agricole di Monopoli, concordando lo smaltimento gratuito del polistirolo espanso come si è fatto a Villa Literno (CE).
Il fine di questo protocollo eviterebbe certo che i lavoratori agricoli, al fine di smaltirlo, brucino o abbandonino polistirolo provocando inquinamento.
Sarà quindi necessario individuare dei punti di raccolta dislocati in almeno tre zone della fascia agricola per fare in modo che il produttore possa consegnare nel centro di raccolta più vicino i cumuli di imballaggi-contenitori, e credo sia anche opportuno ripristinare l’uso dei registri di carico e scarico di questo materiale, metodo che permetterebbe di controllare che il quantitativo di materiale utilizzato poi venga effettivamente restituito nei centri di raccolta evitandone la dispersione di parte dello stesso.
Bisogna, però, ricordare che la legge autorizza gli agricoltori a smaltire le seminiere trasportandole con mezzi propri anche in assenza del formulario di identificazione del rifiuto, purché il quantitativo non risulti superiore a 100 chili.
Al pari di quanto già previsto dal Decreto Ronchi, però, sono vietati l’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti (art. 192 del Dlgs 152/06 e smi). Chiunque violi tale divieto, fatte salve le sanzioni specifiche di cui agli artt. 255 e 256 del Dlgs 152/06 e smi, è tenuto a proprie spese alla loro rimozione e al ripristino dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base ad accertamenti effettuati. Al riguardo il sindaco territorialmente competente dispone con propria ordinanza la rimozione dei rifiuti o le operazioni che si rendono necessarie entro un termine stabilito. Decorso inutilmente tale termine il sindaco procederà all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati al recupero delle somme anticipate.
Ai sensi dell’art. 256 del Dlgs 152/06 e smi chiunque abbandoni o depositi in modo incontrollato i rifiuti sia nel suolo che nel sottosuolo è punito con l’arresto da 3 mesi ad un anno e ammenda da € 2.600,00 a € 26.000,00 per i rifiuti non pericolosi, con l’arresto da 6 mesi a 2 anni e ammenda da € 2.600,00 a € 26.000,00 per rifiuti pericolosi.
Ora, i produttori e utilizzatori delle seminiere in polistirolo devono garantire la corretta gestione degli imballaggi generati dal consumo dei propri prodotti, concorrendo agli obiettivi di recupero stabiliti dalla legge, adempiendo all’obbligo del ritiro dei rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti al servizio pubblico della stessa natura e raccolti in modo differenziato. Per produttori di imballaggio si intendono “i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio”. Per utilizzatori di imballaggio si intendono “i commercianti, i distributori, gli addetti al reperimento, gli utenti di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni”.
Per garantire quindi un efficace raccordo con il servizio pubblico i produttori e utilizzatori dovrebbero partecipare al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI). Questo succede a Monopoli?
A questo punto mi auguro che il Comune di Monopoli attivi un numero verde che gli agricoltori potranno contattare per avere indicazioni sulle modalità di smaltimento dei beni in polietilene e in polistirolo da avviare al recupero; che metta a disposizione una piattaforma per la raccolta dei beni in polistirolo da avviare al recupero; che gli agricoltori, in ragione di un qualche accordo di programma, possano conferire in maniera del tutto gratuita gli scarti derivati dall’attività produttiva.
Gli assessori Barchetti, Rotondo e Zaccaria potevano almeno dire agli agricoltori intervenuti il 21 aprile che esiste un finanziamento regionale, il PSR 2007-2013 al 40/50% a fondo perduto per l’acquisto di seminiere riciclabili.
Seminiere che non serve far produrre da un noto “nobile” imprenditore plastico monopolitano (in un’intervista qualche consigliere di maggioranza ha avanzato questa ipotesi) perché già presenti sul mercato dal 1972. La seminiera in plastica apporterebbe sicuramente vantaggi ambientali, poiché ecocompatibili, ma, avendo superficie completamente liscia con forma piramidale degli alveoli, agevolerebbe la produzione di piante caratterizzate da radici ricche di capillari e integre quindi pinate meno sottoposte a stress e con più veloce attecchimento.
Ricordo che l’adozione delle seminiere in plastica nel 2008 ha apportato un meno 600.000 seminiere in EPS in discarica, un meno 400 trasporti per anno di autocarri da 15 m3 e drastiche riduzioni di CO2 immesse in ambiente.
Si pensi che per colture richiedenti investimenti di circa 30.000 piante per ettaro sono necessarie 150 seminiere in polistirolo; ogni seminiera pesa 170 grammi e occupa un volume di 0,011 mc (33×55×6 cm), quindi…i volumi di rifiuto abbandonato potrebbero essere esorbitanti. E pensare che per le colture che richiedono maggiore numero di piante per ettaro (finocchio, sedano, insalate varie…) i volumi possono raddoppiare.
Mi appello, quindi, alla sensibilità dei cittadini invitandoli a non abbandonare nell’ambiente o, peggio, a bruciare il materiale plastico. La pericolosità e tossicità di questi materiali triplica nel momento in cui essi vengono dati alle fiamme: la diossina sprigionata dai fumi di polistirolo bruciato raggiunge livelli di tossicità altissimi. Nei fumi viene liberato anche stirene, idrocarburo aromatico, inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) nel 1987 come gruppo 2B, cioè un “possibile cancerogeno per l’uomo“.
Pertanto ci si augura che, sulla scorta di questi miei consigli e di quelli ancor più puntuali di Angelo Vito Lamanna, i nostri amministratori passino dalla politica del rifiuto alla politica del riutilizzo, politica di avanguardia delle città più rispettose dell’ambiente.
Forse non saremo in grado di comprarci una via d’uscita dall’odierna crisi, ma un’assoluta trasparenza ecologica ci offre una nuova possibilità di cambiare veramente la situazione.
Ing. Giuseppe Deleonibus
Ingegnere per l’Ambiente e il Territorio
Tutela Ambientale e Controllo dell’Inquinamento
Mi riferisco alla questione polistirolo nelle nostre campagne.
Il mio intervento è a sostegno di quello di Angelo Vito Lamanna, il quale con competenza ed equilibrio, ha esposto un problema che più volte è stato sollevato (circa un anno fa sollevato anche dal sottoscritto): gli operatori agricoli smaltiscono ILLEGALMENTE le seminiere in polistirolo.
E lo smaltire illegalmente questo “prodotto” è supportato anche dalla scarsa competenza dei nostri amministratori.
Qualche mese fa, era il 21 aprile, fu organizzato a Monopoli un incontro con l’assessore provinciale alla Tutela dell’Ambiente, Ecologia e Ricerca fonti energetiche Giovanni Barchetti dal tema «Rifiuti agricoli. Quale futuro?». Evento organizzato dai nostri assessori Rotondo e Zaccaria. Risultato dell’incontro: un disastro. Assessori che balbettavano sulle normative, scarsamente eruditi sulla questione e con scarsa voglia di giungere alla semplice ma efficace risoluzione della questione. In quella sede si esibivano accordi di programmi, case histories di altre realtà…ma di spunti risolutivi neppure l’ombra.
Tanto è vero che in questa stagione di semina pile di polistirolo abbandonate abbondano nei pressi dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti urbani nelle contrade e lungo le strade.
Il polistirolo è usato per gli imballaggi dei prodotti dell’agricoltura, per il confezionamento e la messa in sicurezza dei contenitori adibiti al trasporto e per gli adeguamenti delle serre a particolari condizioni.
Le campagne di Monopoli, infatti, sono in parte adibite a terreno da coltivare e la pratica dell’abbandono dei contenitori di polistirolo è consolidata e nessuna amministrazione si è mai finora occupata di regolamentare questa pessima abitudine dalla pericolosità sottovalutata.
Queste padelle sono rifiuti speciali non pericolosi per cui, per la tutela della salute e della salvaguardia dell’ambiente, è fatto obbligo agli operatori agricoli e ai detentori in genere di conferire le stesse, usate per contenere le piantine da vivaio, all’Area Ecologica. Nei confronti dei trasgressori è comminata (da forze dell’ordine e amministratori) la sanzione amministrativa da 100 a 600 euro come previsto dal Decreto Legislativo n° 22 del 5 febbraio 2007 (di cui all’art. 51 comma 2) e si rischia la revoca dei contributi Agea per l’anno dell’accertamento dell’infrazione.
Seppur questo materiale sia molto sfruttato a Monopoli, non è mai stato studiato alcun piano di smaltimento o di riutilizzo (visto che il polistirolo, composto per il 98% da aria estremamente versatile è riciclabile totalmente.
Per risolvere il problema, o almeno per tentare di farlo, dovremmo (come già altre città in Italia) sottoscrivere una convenzione con il Corepla di Milano che si occuperebbe dello smaltimento del polistirolo accumulato dalle aziende agricole di Monopoli, concordando lo smaltimento gratuito del polistirolo espanso come si è fatto a Villa Literno (CE).
Il fine di questo protocollo eviterebbe certo che i lavoratori agricoli, al fine di smaltirlo, brucino o abbandonino polistirolo provocando inquinamento.
Sarà quindi necessario individuare dei punti di raccolta dislocati in almeno tre zone della fascia agricola per fare in modo che il produttore possa consegnare nel centro di raccolta più vicino i cumuli di imballaggi-contenitori, e credo sia anche opportuno ripristinare l’uso dei registri di carico e scarico di questo materiale, metodo che permetterebbe di controllare che il quantitativo di materiale utilizzato poi venga effettivamente restituito nei centri di raccolta evitandone la dispersione di parte dello stesso.
Bisogna, però, ricordare che la legge autorizza gli agricoltori a smaltire le seminiere trasportandole con mezzi propri anche in assenza del formulario di identificazione del rifiuto, purché il quantitativo non risulti superiore a 100 chili.
Al pari di quanto già previsto dal Decreto Ronchi, però, sono vietati l’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti (art. 192 del Dlgs 152/06 e smi). Chiunque violi tale divieto, fatte salve le sanzioni specifiche di cui agli artt. 255 e 256 del Dlgs 152/06 e smi, è tenuto a proprie spese alla loro rimozione e al ripristino dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base ad accertamenti effettuati. Al riguardo il sindaco territorialmente competente dispone con propria ordinanza la rimozione dei rifiuti o le operazioni che si rendono necessarie entro un termine stabilito. Decorso inutilmente tale termine il sindaco procederà all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati al recupero delle somme anticipate.
Ai sensi dell’art. 256 del Dlgs 152/06 e smi chiunque abbandoni o depositi in modo incontrollato i rifiuti sia nel suolo che nel sottosuolo è punito con l’arresto da 3 mesi ad un anno e ammenda da € 2.600,00 a € 26.000,00 per i rifiuti non pericolosi, con l’arresto da 6 mesi a 2 anni e ammenda da € 2.600,00 a € 26.000,00 per rifiuti pericolosi.
Ora, i produttori e utilizzatori delle seminiere in polistirolo devono garantire la corretta gestione degli imballaggi generati dal consumo dei propri prodotti, concorrendo agli obiettivi di recupero stabiliti dalla legge, adempiendo all’obbligo del ritiro dei rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti al servizio pubblico della stessa natura e raccolti in modo differenziato. Per produttori di imballaggio si intendono “i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio”. Per utilizzatori di imballaggio si intendono “i commercianti, i distributori, gli addetti al reperimento, gli utenti di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni”.
Per garantire quindi un efficace raccordo con il servizio pubblico i produttori e utilizzatori dovrebbero partecipare al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI). Questo succede a Monopoli?
A questo punto mi auguro che il Comune di Monopoli attivi un numero verde che gli agricoltori potranno contattare per avere indicazioni sulle modalità di smaltimento dei beni in polietilene e in polistirolo da avviare al recupero; che metta a disposizione una piattaforma per la raccolta dei beni in polistirolo da avviare al recupero; che gli agricoltori, in ragione di un qualche accordo di programma, possano conferire in maniera del tutto gratuita gli scarti derivati dall’attività produttiva.
Gli assessori Barchetti, Rotondo e Zaccaria potevano almeno dire agli agricoltori intervenuti il 21 aprile che esiste un finanziamento regionale, il PSR 2007-2013 al 40/50% a fondo perduto per l’acquisto di seminiere riciclabili.
Seminiere che non serve far produrre da un noto “nobile” imprenditore plastico monopolitano (in un’intervista qualche consigliere di maggioranza ha avanzato questa ipotesi) perché già presenti sul mercato dal 1972. La seminiera in plastica apporterebbe sicuramente vantaggi ambientali, poiché ecocompatibili, ma, avendo superficie completamente liscia con forma piramidale degli alveoli, agevolerebbe la produzione di piante caratterizzate da radici ricche di capillari e integre quindi pinate meno sottoposte a stress e con più veloce attecchimento.
Ricordo che l’adozione delle seminiere in plastica nel 2008 ha apportato un meno 600.000 seminiere in EPS in discarica, un meno 400 trasporti per anno di autocarri da 15 m3 e drastiche riduzioni di CO2 immesse in ambiente.
Si pensi che per colture richiedenti investimenti di circa 30.000 piante per ettaro sono necessarie 150 seminiere in polistirolo; ogni seminiera pesa 170 grammi e occupa un volume di 0,011 mc (33×55×6 cm), quindi…i volumi di rifiuto abbandonato potrebbero essere esorbitanti. E pensare che per le colture che richiedono maggiore numero di piante per ettaro (finocchio, sedano, insalate varie…) i volumi possono raddoppiare.
Mi appello, quindi, alla sensibilità dei cittadini invitandoli a non abbandonare nell’ambiente o, peggio, a bruciare il materiale plastico. La pericolosità e tossicità di questi materiali triplica nel momento in cui essi vengono dati alle fiamme: la diossina sprigionata dai fumi di polistirolo bruciato raggiunge livelli di tossicità altissimi. Nei fumi viene liberato anche stirene, idrocarburo aromatico, inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) nel 1987 come gruppo 2B, cioè un “possibile cancerogeno per l’uomo“.
Pertanto ci si augura che, sulla scorta di questi miei consigli e di quelli ancor più puntuali di Angelo Vito Lamanna, i nostri amministratori passino dalla politica del rifiuto alla politica del riutilizzo, politica di avanguardia delle città più rispettose dell’ambiente.
Forse non saremo in grado di comprarci una via d’uscita dall’odierna crisi, ma un’assoluta trasparenza ecologica ci offre una nuova possibilità di cambiare veramente la situazione.
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Ingegnere per l’Ambiente e il Territorio
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Le riserve sono costituite da composti clorofenossilici (come il vecchio diserbante 2,4,5-T o acido triclorofenossiacetico e il più attuale 2,4-D o acido diclorofenossiacetico), da composti intermedi di sintesi per i disinfettanti (esaclorofene) e da composti clorurati alifatici che contengono tracce/residui di PCDD/F come sottoprodotti indesiderati formati durante i processi produttivi. Altre importanti riserve sono costituite da differenti composti organici alogenati utilizzati nell’industria della plastica come il cloruro di vinile monomero (CVM), il polistirene (polistirolo) e il dicloroetilene che contengono anche essi tracce/residui di PCDD/F come sottoprodotti indesiderati formatisi durante i processi produttivi.
Il polistirolo quando entra in combustione, essendo un polimero a base di stirene, può sviluppare composti a base di stirolo e più in generale IPA (idrocarburi policiclici aromatici), notoriamente cancerogeni. Il polistirolo, inoltre, come la maggior parte delle materie plastiche, è per legge trattato per divenire autoestinguente. Malgrado ciò, oltre certe temperature tale materia plastica può comunque incendiarsi e in questo caso può sviluppare prodotti che in qualche caso sono del tipo bromurati, che sono estremamente velenosi.
Ricordo, inoltre che le materie prime necessarie per la produzione dei polimeri di maggiore impiego industriale comprendono anche interferenti endocrini quali il polistirene (PS).
Le plastiche non sono tutte uguali, il polistirene (o polistirolo o stirene polimerizzato) è un "ottano idrogenato" precisamente deriva dal semplice benzene da autotrazione, è chimicamente stabilissimo avendo una forma molecolare banale ed è ottimo per conservare gli alimenti. Tutt'altra cosa è il PoliVinilCloruro (PVC) o le plastiche che contengono fluoro o il cartone (fibre di cellulosa legate da collanti vinilici ed haimè molto spesso da Fenolici-Formaldeide) materiali banali per il volgo ma chimicamente sono "mine vaganti" dispensatrici di diossina di tipo cancerogena. Il polistirolo non produce diossine perchè di fatto manca il cloro. L'unico problema sono le polveri sottili ma anche in questo caso non siamo di fronte ne ad una centrale turbogas ne ad una centrale a carbone.
Saluti
Meglio: ma l'assessore cosa lo fate a fare se poi i problemi rimangono irrisolti?