Sabato 26 Maggio 2012
   
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VIA AMLETO PESCE: PERSA LA CAUSA DI STATO

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Il Consiglio di Stato ha stabilito che la lottizzazione di via Amleto Pesce era errata, accogliendo il ricorso del costruttore Galiano che richiedeva la restituzione dei 9.000 mc che gli erano stati sottratti ingiustamente. La questione riguardava la lottizzazione Alò e altri. E' stato infatti rigettato il ricorso della "Castellana in liquidazione" (meglio conosciuta come Licci Casa) e del Comune di Monopoli (questione che riguarda l’ultimo anno di mandato della giunta Leoci).

Gli ultimi due protagonisti della vicenda avevano invocato l’errore di fatto revocatorio, per un errore di rappresentazione grafica del Piano particolareggiato. Il risultato di questa errata valutazione aveva prodotto un'altra errata valutazione in termini di cubatura edificabile a discapito del costruttore Giuseppe Galiano, nell’altra lottizzazione nella stessa maglia urbanistica di forma quadrangolare. Il terreno al centro del contenzioso, che ha provocato questa lunga e articolata causa giudiziaria, è compreso fra via Pesce e via Campione, delimitato verso la città dalla strada Chianchizza.

Secondo il costruttore Galiano le case costruite su Amleto Pesce avrebbero beneficiato di cubature che invece sarebbero dovute ricadere sulla sua proprietà. Da tutto ciò è scaturita una serie di documenti e atti  giudiziari con due sentenze della Corte di Stato. L’attuale sembra riconfermare tutto, deliberando che il costruttore Galiano ha ragione e che non esiste errore revocatorio.

La sentenza è totalmente a favore di Galiano, tanto che i suoi avversari (il Comune e Licci Casa), dovranno pagare 6.000 € di spese processuali. A tale questione era collegato il timore dei proprietari delle cubature in eccesso, che si potesse confiscare loro l'abitazione. Il Tribunale di Monopoli a maggio ah dichiarato che la questione è andata in prescrizione, risollevando i proprietari dal problema.

Ora sono finalmente tranquilli. Questa vicenda, è bene ricordare, è nata nell’ottobre del 2000 quando il Consiglio di Stato annullò due delibere del Consiglio comunale  di marzo 1990 (quella di adozione) e quella dell’aprile 1997 (quella di approvazione). Il piano di lottizzazione fu dichiarato illegittimo perchè, come ha denunciato la difesa, erano rimaste escluse le zone limitrofe di proprietà Galiano, che comprendono verde pubblico, aree edificabili e una scuola. Tutto questo ha comportato per il costruttore Galiano una sottrazione volumetria edificabile di circa 9.000 mc, che equivalgono a una quindicina di appartamenti. Anche se  la vicenda non sembra finita, una cosa è certa: sono state salvate – lo ribadiamo – le case e sanati i diritti degli ignari cittadini.

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