L’amministrazione comunale invita la cittadinanza
a tenere a casa i rifiuti per due giorni
Sono mesi che su tutti i siti del nostro network vi abbiamo informato di quanto stava accadendo nell’ATO BA/5 (che interessa direttamente anche il nostro comune). Chi ha seguito l’evolversi della vicenda dall’inizio dell’anno non deve essersi stupito quando domenica mattina ha appreso la notizia che siamo in piena emergenza rifiuti e che l’amministrazione comunale raccomanda alla cittadinanza di tenere a casa i sacchetti dei rifiuti per almeno due giorni in attesa di giungere ad una soluzione straordinaria dell’emergenza.
I più polemici avranno di certo riflettuto sul fatto che il servizio di raccolta dei rifiuti è uno dei servizi che più gravano sulle casse comunali e sulle tasche dei cittadini. Quali sono le cause dell’emergenza? Di chi le colpe? Quali le possibili soluzioni?
Procediamo con ordine.
COSA E’ SUCCESSO ?
Il Comune di Conversano ha vinto il ricorso al TAR contro il sopralzo deciso dalla Provincia di Bari e contro il decreto del 30 dicembre 2009 col quale Nichi Vendola ha dato altri 180 giorni di vita alla discarica privata della Lombardi Ecologia.
Un fatto tanto straordinario quanto inaspettato. Quello che avrebbero dovuto fare il Commissario Vendola e il Presidente Schittulli l’hanno fatto i giudici amministrativi: la chiusura del terzo lotto e del suo panettone.
COSA POTREBBE ACCADERE NELL’IMMEDIATO ?
Quali sono gli scenari che si aprono, in parte, lo ha già anticipato l’assessore Lorenzo Nicastro nell’intervista che ci ha rilasciato due giorni fa: i rifiuti dei 21 comuni dell’ATO BA/5 saranno trasferiti fuori bacino.
È facile prevedere un aumento dei costi di smaltimento che, secondo quanto detto da Vendola a Conversano, potranno anche triplicarsi.
DI CHI LE RESPONSABILITA’ ?
Difficile individuare un unico responsabile. Certamente la politica (la destra prima e la sinistra successivamente) ha le sue colpe nel non essere stata in grado di creare un ciclo dei rifiuti completo. Colpa della Regione, ma colpa anche dei comuni che non sono ancora riusciti a superare neanche la soglia minima del 45% di raccolta differenziata nonostante i notevoli investimenti effettuati (il nostro comune è fermo al 25%).
In tutta la Puglia ci si è limitati a realizzare impianti di biostabilizzazione e produzione di CDR nonché di compostaggio ma non ci si è preoccupati di realizzare alcun impianto in grado di produrre energia elettrica a mezzo di incenerimento dei rifiuti, necessario per chiudere il ciclo dei rifiuti.
A tal riguardo nella nostra Provincia sono funzionanti soltanto due impianti di biostabilizzazione (a Conversano ed a Bari) , mentre è stato realizzato soltanto un impianto di produzione di CDR (a Conversano). Tuttavia mentre per quanto concerne l’impianto di biostabilizzazione di Conversano l’operatività pare non essere all’altezza delle aspettative (per dettagli si veda l’articolo “La biostabilizzazione in c.da Martucci. Una truffa?” pubblicato il 3 ottobre su questo sito), l’impianto di produzione del CDR non è entrato in esercizio per problemi amministrativi e giudiziari.
Colpa anche delle aziende private che in questi anni hanno gestito malamente il business dei rifiuti.
QUALE LA POSSIBILE SOLUZIONE ?
La soluzione potrebbe giungere dall’avvio dell’impianto di produzione di CDR, ma a quel punto sorgerebbe il problema dello smaltimento delle balle di CDR dato che in questa provincia non sono stati realizzati termovalorizzatori.
LA NOSTRA PREOCCUPAZIONE
A ben guardare però un termovalorizzatore in zona ci sarebbe. Si tratta dell’impianto di proprietà dell’Ital Gree Energy nella zona industriale di Monopoli. Proprio quell’impianto che avevamo scoperto aver ottenuto l’autorizzazione a bruciare CDR da parte della provincia di Bari (iter avviato sotto l’assessorato dell’attuale Difensore Civico, Paolo Rotondo) nella totale ignoranza della cittadinanza e del suo stesso primo cittadino, almeno sulla base di quanto Romani ebbe a dichiarare ai nostri microfoni.
Dopo qualche giorno, tuttavia, tornò la memoria ai nostri amministratori e si ricordò come i vertici dell’azienda assunsero un impegno morale (e non un vincolo giuridico, quindi) nei confronti del consiglio comunale a non bruciare CDR o a comunicare in anticipo l’intenzione di farlo.
Francesca Palmitessa, ex assessore all’Ecologia in carica nel 2006, prima di lasciare il proprio mandato, nel 2007, ritenne opportuno inviare una nota nella quale si richiedeva le revoca dell’autorizzazione. «Non mi sono mai fidata dell’impegno morale preso in consiglio comunale», ebbe a confidarci l’assessore.
L’attuale dirigenza evidentemente non la pensò alla stessa maniera.
Qualche mese fa, quando per primi sollevammo la questione dello smaltimento del CDR prodotto dall’impianto di Conversano fummo ignorati dall’amministrazione comunale e dalla quasi totalità della stampa locale.
Continuiamo a ritenere molto probabile che in una situazione di emergenza come quella attuale le balle di CDR finiscano per essere incenerite nel nostro paese, ovvero a pochi passi dalle nostre abitazioni ed in un impianto che incombe su tutta la città.
E’ SEMPRE LA SOLITA STORIA !
A tal riguardo riportiamo una sintesi di quanto dichiarato dal Dott. A. Di Ciaula (per dettagli vedasi http://www.conversanoweb.com/attualita/1241-un-paio-di-cosette-che-conversano-dovrebbe-sapere.html) :
«La sequenza logica è sempre la stessa: si crea il “problema rifiuti” e si fa passare come “inevitabile” la scelta di un inceneritore. Il concetto di emergenza viene utilizzato per far passare decisioni che altrimenti avrebbero enormi difficoltà a passare. Quando non basta, come è accaduto ad Acerra, si fa persino ricorso all’esercito per far accettare agli ottusi ambientalisti la decisione imposta unilateralmente. A quel punto poco conta che i responsabili della vergognosa gestione dei rifiuti siano amministratori pubblici incapaci di superare misere percentuali di differenziata o di ridurre la produzione di talquale.
La formula magica è sempre la stessa: l’inceneritore è indispensabile a “chiudere il ciclo dei rifiuti”. La menzogna è che nella maggior parte dei casi quel ciclo non si è mai neanche aperto. La legge (D.Lgs. 22 del 5 Febbraio 1997) prevede l’utilizzo degli inceneritori solo se inseriti alla fine di un percorso che inizi con una valida raccolta differenziata, nel rispetto delle percentuali previste. Ad Acerra, come da noi ed in buona parte della nazione, la percentuale di raccolta differenziata non raggiunge il limite minimo imposto dalla legge, essendo vergognosamente bassa. E la cosa tragica è che dove vengono costruiti inceneritori (come Brescia), la differenziata non interessa più a nessuno, perché si hanno altri obiettivi da raggiungere, non certo riguardanti il bene comune.
Secondo ARPA Lombardia (http://ita.arpalombardia.it/ita/RSA_2008-2009/index.asp) Brescia è la città lombarda che produce più rifiuti (1.67 Kg/ab/giorno), che ha una raccolta differenziata tra le più basse della regione (penultimo posto, 35.8%), che incenerisce più rifiuti e che produce più particolato (3161 t/anno di PM10, una enormità. Persino più di Milano, che produce 3388 t/anno).
È inoltre opportuna una domanda: considerata la legge, se negli inceneritori dovrebbe essere bruciato solo ciò che rimane dopo una adeguata raccolta differenziata (il CDR), cosa ci bruceranno per renderli economicamente vantaggiosi? Potremmo chiederlo agli abitanti di Colleferro, che sarebbero lieti di spiegarci perché il loro inceneritore è stato sequestrato. Ad Acerra sono stati più furbi, prevedendo per decreto di bruciare anche rifiuti indifferenziati, con enormi e pesanti potenziali ricadute sui livelli di inquinanti della zona. Accadrebbe la stessa cosa per Conversano?
Se poi guardiamo la cosa dal punto di vista sanitario, la costruzione di un inceneritore è un pericolo da scongiurare a qualunque costo. Nello studio di impatto ambientale dell’inceneritore Marcegaglia di Modugno, gli stessi proponenti al paragrafo 4.4.2 scrivono, riguardo agli “effluenti gassosi dal camino: sebbene l’impianto in progetto abbia adottato le migliori tecnologie di combustione e di trattamento delle emissioni, le emissioni di inquinanti determineranno un’interferenza significativa e permanente a livello locale.”
Così come da noi si stanno mettendo le cose, ed a giudicare dalla riportata volontà di “giocare d’astuzia”, la possibilità che nell’area di Conversano propongano la costruzione di un inceneritore è una evenienza altamente probabile. Per questo i residenti devono essere consapevoli che, in realtà, quando un amministratore arriva a costruire un inceneritore, certifica la propria incapacità ad utilizzare davvero i rifiuti come risorsa. E, soprattutto, devono informarsi sulle conseguenze di tale decisione, per essere pronti a far valere in ogni sede e con ogni mezzo consentito i propri diritti civili ed a pretendere la tutela del bene pubblico, perché una alternativa esiste. Basta volerla.»
… MA COMUNE, PROVINCIA E REGIONE NON SONO DELLA NOSTRA OPINIONE
La soluzione potrebbe giungere dall’avvio dell’impianto di produzione di CDR ma bisogna fare in modo che quell’impianto cominci a funzionare.
E’ questo anche il senso del discorso formulato alla televisione dal sindaco di Monopoli, Emilio Romani. Anche il nostro sindaco ha parlato di chiusura del ciclo dei rifiuti (senza dire dove crede che potrebbero essere bruciate le balle di CDR) ma dimentica che nel nostro paese (che è uno dei più virtuosi in zona) la percentuale di raccolta differenziata è lontana dal minimo previsto dalla legge; di conseguenza il ciclo dei rifiuti non è mai neanche cominciato.
Assistiamo ad un’emergenza che è il risultato di una politica miope. A guadagnare dall’emergenza saranno le aziende che da sempre lucrano con il business dei rifiuti, spesso ammanicate con la politica.
E’ questo che intendevamo quando affermavamo qualche mese fa che il business dei rifiuti è un affare poco trasparente. In quella occasione un imprenditore locale, novello salvatore della patria del calcio locale, legato al settore dei rifiuti minacciò in una conferenza stampa di sporgere querela nei nostri confronti.
Alla luce di quanto sta accadendo crediamo che dovrebbero essere i cittadini a chiedere lumi alla magistratura su quanto sta accedendo nella nostra Regione. Non è certo questa la “Puglia Migliore”; vero Vendola?
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Commenti
Sì, ha ragione gentile Alessandro, la politica ormai col governo della cosa pubblica non c'entra più nulla, impegnata com'è a garantire il tornaconto di pochi. E se lo dice l'utenza, cioè noi amministrati, la situazione è davvero tragica. Il guaio è che la stessa dovrebbe ritenere "assurda" l'assenza della politica, non gli ammonimenti in tal senso.
europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/10/1232&format=HTML&aged=0&language=IT&guiLanguage=en
E' la politica in questo paese a non funzionare, altrimento avremmo un ciclo dei rifiuti degno di tale nome. E non ci sarebbe bisogno degli inceneritori, dannosi per la salute pubblica e (ti do una notizia) anche per la tua e dei tuoi cari.
Dovrebbe essere un paese magnifico, secondo i Verdi.
Mentre Francia Germania Spagna ecc. dovrebbero essere posti orribili.
A voi le valutazioni...
il tutto sulla salute e le tasche di noi cittadini.
MONAPOLI
Per quanto riguarda l'inceneritore a Monopoli, naturalmente non sono d'accordo, non si può trasformare la Ital Gree Energy in inceneritore, è troppo vicino al paese. Se fosse almeno 7km più lontano non avrei nulla da dire.
ahahahhahahahahahahahhahahahahahah