dal blog www.pieffezeta.it
"Alcuni giorni fa ho depositato un’interrogazione parlamentare per sapere se fosse vera la notizia che la Puglia avrebbe accolto rifiuti dalla Campania. Tutto è scritto in un bando della Protezione Civile vinto dalla ditta campana CITE per 8 milioni di euro con le procedure dell’emergenza tipiche di Bertolaso.
La ditta CITE avrebbe dovuto scaricare 61mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi in tre discariche tarantine a Statte, Fragagnano e Grottaglie. Terre martoriate da diossina e benzo(a)pirene, da rifiuti e discariche, dove la salute del cittadino vale meno di un sacco di spazzatura.
In molti si sono affrettati a smentire e a dichiarare che mai i rifiuti campani sarebbero arrivati in Puglia.
Invece ormai è certo i rifiuti della Campania arriveranno in Puglia, e arriveranno molto presto non in tre ma forse in quattro discariche pugliesi. La quarta discarica sarebbe il sito di Cava Tufarelle a Canosa, gestito dalla ditta Blue srl, che vanta tra i propri soci la Tra.De.Co. di Columella.
La Puglia ha dovuto pertanto chinare il capo di fronte all’emergenza campana dove tutto si può derogare, di fronte alle crisi respiratorie dei bambini napoletani, all’immagine dell’Italia nel mondo, alla solidarietà verso la Campania.
Ma è giusto risolvere l’emergenza rifiuti con una nuova emergenza nazionale? E’ questa la risposta al problema rifiuti? E’ sufficiente spostare i rifiuti da una regione all’altra? E infine, siamo certi che arriveranno nelle nostre discariche le migliaia di tonnellate di rifiuti solidi urbani ammassate nelle strade di Napoli?
Se le dichiarazioni sono vere non sembra che sia il tal quale quello che arriverà in Puglia, ma rifiuti speciali non pericolosi ovvero ingombri prodotti dalle aziende campane. Quindi si tratta di rifiuti che pesano come l’oro. Rifiuti che saranno pagati almeno 9 euro a quintale per 50 mila tonnellate. Un affare per chi potrà gestire lo smaltimento da oltre 5 milioni di euro.
Quindi niente buste di immondizia dalle strade di Napoli, niente crisi respiratorie per i bambini napoletani, niente solidarietà alla Campania. Semplicemente business dei rifiuti: un affare che puzza spesso di malaffare, di corruzione, di ecomafia e che apre la strada alla politica degli inceneritori, a quelli gestiti dal gruppo Marcegaglia.
E dietro il sospetto che sulla testa dei pugliesi si sia giocata una partita pericolosa: i rifiuti campani in Puglia in cambio della firma al piano di rientro regionale della salute. Ma queste sono malepensate!"
La ditta CITE avrebbe dovuto scaricare 61mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi in tre discariche tarantine a Statte, Fragagnano e Grottaglie. Terre martoriate da diossina e benzo(a)pirene, da rifiuti e discariche, dove la salute del cittadino vale meno di un sacco di spazzatura.
In molti si sono affrettati a smentire e a dichiarare che mai i rifiuti campani sarebbero arrivati in Puglia.
Invece ormai è certo i rifiuti della Campania arriveranno in Puglia, e arriveranno molto presto non in tre ma forse in quattro discariche pugliesi. La quarta discarica sarebbe il sito di Cava Tufarelle a Canosa, gestito dalla ditta Blue srl, che vanta tra i propri soci la Tra.De.Co. di Columella.
La Puglia ha dovuto pertanto chinare il capo di fronte all’emergenza campana dove tutto si può derogare, di fronte alle crisi respiratorie dei bambini napoletani, all’immagine dell’Italia nel mondo, alla solidarietà verso la Campania.
Ma è giusto risolvere l’emergenza rifiuti con una nuova emergenza nazionale? E’ questa la risposta al problema rifiuti? E’ sufficiente spostare i rifiuti da una regione all’altra? E infine, siamo certi che arriveranno nelle nostre discariche le migliaia di tonnellate di rifiuti solidi urbani ammassate nelle strade di Napoli?
Se le dichiarazioni sono vere non sembra che sia il tal quale quello che arriverà in Puglia, ma rifiuti speciali non pericolosi ovvero ingombri prodotti dalle aziende campane. Quindi si tratta di rifiuti che pesano come l’oro. Rifiuti che saranno pagati almeno 9 euro a quintale per 50 mila tonnellate. Un affare per chi potrà gestire lo smaltimento da oltre 5 milioni di euro.
Quindi niente buste di immondizia dalle strade di Napoli, niente crisi respiratorie per i bambini napoletani, niente solidarietà alla Campania. Semplicemente business dei rifiuti: un affare che puzza spesso di malaffare, di corruzione, di ecomafia e che apre la strada alla politica degli inceneritori, a quelli gestiti dal gruppo Marcegaglia.
E dietro il sospetto che sulla testa dei pugliesi si sia giocata una partita pericolosa: i rifiuti campani in Puglia in cambio della firma al piano di rientro regionale della salute. Ma queste sono malepensate!"
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