Sabato 26 Maggio 2012
   
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IVAN COREA, L'ANAPI E LA PESCA LOCALE

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Pochi giorni orsono, è stato ospite a Monopoli Ivan Corea, il presidente nazionale dell’Anapi pesca (Associazione Nazionale Piccoli Imprenditori della pesca che associa, rappresenta e tutela i Pescatori autonomi, le piccole e medie imprese e tutto il mondo della pesca).
Corea ha relazionato, insieme al consigliere comunale Giuseppe Spinosa e all’assessore alle attività marinare Pierantonio Munno, in merito alla “presentazione di un nuovo contratto collettivo nazionale costituito tra Anapi e Confsal pesca, che è il primo sindacato italiano costituito interamente da pescatori. Abbiamo esteso così anche alla piccola pesca – ha continuato il presidente – il contratto nazionale; il settore era in precedenza scoperto, mentre ora ne potranno fruire anche i soci imbarcati di cooperative del settore, che sino al 28 luglio del 2010 non avevano un contratto specifico di collaborazione”.

Un cambiamento significativo, dunque, dalla parte dei lavoratori.

Esatto. Si attendeva tale tipologia di contratto da trent’ani, ma purtroppo non potrà essere applicato, se non a decorrere dal 1 aprile 2011. Quasi un paradosso, condizionato dalla modifica della legge 142.

Non ci saranno soluzioni pro tempore per coprire il lasso di tempo sino al prossimo 1 aprile?

L’unico contratto valido è quello di Anapi pesca, che è stato siglato lo scorso 15 gennaio. E’ questa la comunicazione che intendiamo diffondere a tutte le imprese del settore, affinché possano beneficiare della cassa integrazione e di sovvenzioni in materia di sanità, assistenza e pensioni di standard adeguati.

A livello locale, nel settore della pesca si sta ricorrendo di sovente alla cassa integrazione? Qual è lo stato del settore?

La difficoltà consiste prioritariamente nella corretta informazione. Basti pensare che, con la finanziaria del luglio 2010 si è dato vita all’articolo 154 bis, che è stato immediatamente pubblicizzato da altre associazioni, che non hanno il contratto applicabile. Si è detto a gran voce, quindi, che il governo avrebbe esteso la cassa integrazione alla piccola pesca e alle cooperative di pesca, creando solamente confusione. Non è un dato veritiero: sono stati prelevati invece ben 2 milioni di euro dalle casse dello Stato per dare pubblicità a tale provvedimento. Tale somma verrà sì distribuita ai soci di cooperativa, ma non ai lavoratori, bensì agli armatori!
Si è mai visto che la cassa integrazione vada ai datori di lavoro? E per di più, nel 2009 nessuno ha preso il fermo, perché nelle casse del Ministero c’erano 4 milioni di euro e ne mancavano 2. Adesso la somma mancante la si ricava da altre risorse… Ma cosa avranno fatto con quei 4 milioni di euro?

Come pensa l’Anapi di porre fine a questa confusione?

Intanto, abbiamo promosso un’interrogazione parlamentare in data 18 novembre 2010, per vedere dove sono andati a finire non solo la suddetta somma, ma altri 7 milioni e mezzo di euro, destinati dal 1998 alla piccola pesca, alla creazione, formazione e rilancio di siffatte imprese. Per conferire tali fondi alla piccola pesca, nel 2003 sono stati affidati ad un consorzio costituito da quattro associazioni nazionali del settore che, a loro volta, avrebbero dovuto ripartirli fra i consorzi di pescatori. Ebbene, tali somme sono state suddivise, con un’apertura dei termini di presentazione della domanda fra il 25 luglio e il 5 agosto. I fondi, tuttavia, sono stati destinati solo nel dicembre 2008; tra marzo e aprile del 2009, allorchè si stava valutando la possibilità di dare il fermo, ma mancavano i soldi, l’Anapi è stata l’unica a formulare una proposta al Ministero. Abbiamo chiesto se, visto che mancano 2 milioni di euro, si potesse aggiungere la somma dei 7 milioni e mezzo di euro ai restanti 4. La cosa non è stata possibile: la realtà della pesca italiana è che è gestita male e per altri interessi. Vige il principio secondo cui “chi si lamenta gode”, ma si lamentano i pescatori e gode chi gestisce la pesca italiana a livello ministeriale.

Infatti si parla spesso di crisi di questo settore, ma non si conoscono tali retroscena.

La crisi è dovuta solamente al malcostume. La miglior furbizia è non essere furbi e purtroppo noi abbiamo alle nostre rappresentanze troppi furbi! Bisognerebbe uscire da tale circolo vizioso e, a tale proposito, il messaggio che ha portato anche Anapi pesca è quello di stimolare i pescatori e gli addetti del settore ad organizzarsi tra di loro. Ci sono anche le organizzazioni di produzione, alle quali possono partecipare sia le cooperative, sia i pescatori autonomi. E ancora: si parla tanto di possibilità di commercio e di filiera corta, ma non si sa che in Italia l’unica società che ha fatto il primo esperimento, funzionate da cinque anni, è stata Anapi pesca. Tre cooperative e degli autonomi a Soverato hanno ricevuto in concessione un pezzo di terra sul lungomare, ove hanno predisposto un chiostro di 100 mq. C’è da considerare che questa gente non ha neanche il porto, quindi non possono arrivare in banchina e vendere il pesce in piccole quantità dalla barca all’acquirente. Lì a Soverato abbiamo quindi ottenuto la concessione dal Comune, ci siamo organizzati con l’Asl e i controlli, ottenendo il risultato che ogni pescatore possa vendere direttamente il proprio pesce al dettaglio! Allora mi domando cosa sia necessario ancora per organizzarsi sugli ottomila km di coste italiane, dotate di 90 marinerie, che prevalentemente vivono secondo gli usi e i costumi locali! Buona volontà e corretta informazione: queste sono le parole d’ordine!

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