Orciuolo assente. La patata bollente nelle mani di Rosanna Perricci
Sembra un paradosso, eppure, stando alle dichiarazione del capogruppo del Pd, Giampiero Risimini, in sala Perricci durante il question time, sarebbe proprio così: i soldi stanziati (e non ancora versati) all’Ecomuseo di Valle d’Itria sarebbero già stati consumati, nel relativo capitolo di spesa. E giova ricordare, a questo punto, che la somma è di ben 23.000 euro, di cui l’amministrazione – per bocca della consigliera Rosanna Perricci (Monopoli futura) appositamente delegata – non ha ancora chiarito l’utilizzo.
Sembra opportuno cercare di rinvenire il “bandolo della matassa”, per comprendere qualcosa dell’ecomuseo. Ebbene, la questione risale a più di un anno e mezzo fa: dopo una pre-selezione, un corso e una selezione dietro avviso pubblico, sono stati scelti 5 giovani che avrebbero dovuto costituire la cooperativa dell’Ecomuseo di Valle d’Itria. Con un singolare rimando di competenze fra la Regione e i sei comuni aderenti al progetto (fra i quali Monopoli), si è arbitrariamente deciso di estendere la partecipazione a tutti e di tramutare la cooperativa in associazione. Nulla di esageratamente strano, se non fosse per il fatto che i cinque ragazzi selezionati dal concorso adesso sono stati messi al margine e di fatto il Comune di Monopoli sta finanziando degli incontri ecomuseali con gente non selezionata. Insomma, non lavora nessuno. Niente per nessuno (nemmeno, sinora, il denaro!): tutti dentro, ma senza alcuna prospettiva lavorativa. E nemmeno una spiegazione dignitosa ed ufficiale per i cinque selezionati, che hanno visto sfumare una possibilità lavorativa per pasticci burocratici.
La consigliera Perricci ha sapientemente ricostruito l’iter della vicenda, sottolineando come siano mutati gli intenti dell’amministrazione e adducendo a motivo le intenzioni dell’assessore regionale Barbanente. La giunta Romani, inoltre, si starebbe preparando a dichiarare, in una delibera, la legittimità dell’associazione e la volontà politica di liquidare alla stessa le somme stanziate (ma che il Comune ha già speso!).
In ogni caso, l’assenza in aula dei politici direttamente interessati – l’assessore Elio Orciuolo e il sindaco Emilio Romani – fa sì che la vicenda ancora non si possa chiarire del tutto.
“Almeno da luglio ad oggi – ha asserito il consigliere Pd Francesco Tamborrino, riferendosi alla prima interrogazione tenutasi in estate, sul medesimo argomento – siamo arrivati ad un punto fermo, con la decisione di modificare il corso delle cose. Lascia perplessi, tuttavia, la motivazione e il fatto che non sia possibile trasformare il deliberato di un avviso pubblico. Qui siamo dinanzi ad un bando con delle aspettative giuridiche disattese, ma sembra che la cosa non interessi a questa amministrazione, così come le conseguenze legali di questi diritti calpestati. Probabilmente l’esito di quella selezione pubblica non sarà piaciuta a qualcuno e così si vanifica la possibilità lavorativa di chi l’ha meritata, pretendendo di risolvere tutto “a tarallucci e vino”. Di fatto (con brochure e manifesti) adesso è stato scelto di finanziare questa associazione, deputata a svolgere un compito che non le appartiene”.
E di seguito, tra i particolari di questa vicenda intricata (incontri decisivi, firma dell’atto costitutivo e incontri di pseudo-mediazione) si è snodato il seguito dell’interrogazione.
“State fornendo un messaggio divergente – ha aggiunto il consigliere Pd Michele Suma – e peraltro siamo partiti con una selezione di cui sono stati pubblicati i risultati, quindi in corso d’opera sono mutate le condizioni. Eppure, il comune dovrebbe essere garante e responsabile di queste 5 persone, meritevoli e dall’ente stesso selezionate e per le quali si profilava la creazione di un lavoro stabile”.
In difesa dell’operato dell’amministrazione, la Perricci sosteneva che, tramite l’associazione, si sarebbero ottenuti maggiori finanziamenti, senza spiegare – come ha sostenuto il consigliere IdV Giuseppe Ciaccia – “perché ci sia stata tale inerzia dell’amministrazione comunale e come mai l’ente paia restio ad autotutelarsi, cercando una soluzione condivisa”.
E il consigliere Risimini, infine, ha spostato finalmente il cuore del problema dalla firma di tutti i ragazzi della sezione di Monopoli (peraltro ininfluente ai fini della costituzione della cooperativa) al quesito di chi debba svolgere il lavoro delle mappe di comunità e dei laboratori ecomuseali. “Insomma, potevamo chiedere a dei passanti e a gente totalmente disinteressata, ma che avesse del tempo a disposizione, di frequentare il corso di formazione, visto che alla fine avrebbero preso tutti. La conclusione è questa: i bocciati lavoreranno, mentre i selezionati sono oramai dimissionari o estranei alla vicenda”.
Certo – potremmo aggiungere noi - è una cosa probabile. Ma con quali soldi?
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Commenti
Insieme per cambiare!
Grazie.
Al di là del lecito merito la cosa mi pare alquando dubbia.