Però evitare il rischio di illusioni
Lo scorso 17 gennaio, mentre l’amministrazione comunale era impegnata al “ Trappetello” per il primo appuntamento de “ La città che conta”, presso “ Tenuta Chianchizza” il partito “ Io Sud” lanciava la sua raccolta firme per chiedere al Governo la sospensione dei pignoramenti delle aziende agricole eseguiti da Equitalia. Secondo il partito della senatrice Adriana Poli Bortone, questi provvedimenti colpiscono per lo più le imprese meridionali, che non sarebbero più acquistate dagli agricoltori, ma dai grandi latifondisti e dai mafiosi, che in questo modo riciclano il denaro sporco. Abbiamo chiesto all’assessore all’agricoltura Domenico Zaccaria di spiegare le origini del problema, e cosa si intende fare per risolverlo:
Assessore, ci può spiegare le cause del problema che affligge migliaia di agricoltori?
Le cause del problema sono da ricercare nel mancato pagamento delle quote contributive. Tutto nasce negli anni’80, quando il governo dell’epoca decise di aumentare le quote contributive da sei mila lire a 18 mila lire. Ricordo che all’epoca ci fu un avvocato leccese che cominciò a dire a tutti di non pagare, perché prima o poi ci sarebbe stata una sanatoria. Quindi era prevedibile che sarebbe arrivato il tempo dell’avviso bonario, poi è arrivato il tempo della cartella esattoriale, ed infine è arrivato il tempo del pignoramento. Personalmente credo che si debba evitare in tutti i modi i pignoramenti, perché se si tolgono ai contadini i terreni e i mezzi agricoli, ovviamente non possono lavorare e quindi, non potranno mai reperire le risorse per saldare i debiti.
Il partito “ Io Sud” ha avviato una raccolta firme per chiedere al Governo una moratoria dei pignoramenti, perché i beni pignorati non sarebbero più acquistati dagli agricoltori ma dai grandi latifondisti e dai mafiosi. Come valuta questa iniziativa?
Io apprezzo l’iniziativa di “Io Sud” e ringrazio tutti coloro che si attivano per cercare una soluzione al problema. Però attenzione: se la sospensiva serve a tamponare l’emergenza e dare ossigeno alle aziende agricole, va bene. Però quale soluzione si propone per risolvere il problema? Bisogna evitare il rischio di creare false illusioni, perché purtroppo molti agricoltori sono talmente disperati che seguirebbero chiunque.
Ma fino ad oggi nessuno si è mai adoperato per cercare di risolvere questo grande problema?
Allora, al di là delle idee politiche, io ritengo che la situazione sia peggiorata con il Governo Prodi, quando Massimo D’Alema insieme al figlio di Cossutta, che gestiva una scip, cartolarizzarono il credito, cedendolo a delle banche. Furono immesse anche delle obbligazioni e oggi le banche si rifanno sui contadini. E questo secondo me è stato uno schiaffo per l’agricoltura, perché poi le banche si sono rivalse per il 30, 40, 50%. Un’ottima soluzione invece, la propose nel 2006 Gianni Alemanno in collaborazione con il senatore Azzolini, che conosce molto bene la problematica. Con la legge Alemanno si permetteva agli agricoltori di pagare 1/3 dell’intero importo e di rateizzarlo fino ad un massimo di 20 anni. Però ovviamente la legge Alemanno prevedeva dei termini per poterne usufruire e questi termini sono scaduti. Il problema è che molti agricoltori, o perché non disponevano delle risorse necessarie, o perché mal consigliati dai propri rappresentanti di categoria, non hanno approfittato di questa chance offerta dalla legge Alemanno.
E allora oggi come si può intervenire?
Innanzitutto quando abbiamo organizzato l’incontro a Villa dei Pini, il senatore Azzolini ha dato una buona notizia: il Governo ha stabilizzato la quota contributiva, quindi ora costerà sempre circa 14 euro. Mentre prima si sperava ogni anno in una proroga, ora gli agricoltori sanno che la quota sarà sempre mediamente di 14 euro, perché sono state trovate le coperture finanziarie necessarie, e questo ha dato tranquillità alle aziende agricole. Poi il senatore è stato estremamente chiaro e sincero con le persone presenti, perché ha detto che le quote devono pagarle tutti. E questo credo sia giusto perché, anche se è molto brutto da dire, è anche la legge del mercato ad imporlo, perché sarebbe sleale nei confronti di chi ha sempre pagato. E’ ovvio che non pagando sei più competitivo. Ora, noi come amministrazione comunale abbiamo chiesto al senatore Azzolini di cercare un escamotage che possa riaprire i termini della legge Alemanno, in modo tale che chi non aderì all’epoca, possa farlo ora. Il senatore ha garantito che valuterà se ci sono le possibilità di inserire un provvedimento nel decreto mille proroghe. Questa ci è sembrata la soluzione migliore, però è chiaro che siamo disponibili ad ascoltare chiunque creda di avere delle soluzioni più efficaci.
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Commenti
Sia per denunciare lo stato di crisi e chiedere una moratoria;
Sia per prendersi i meriti dell'operatoi del lavoro altrui;
E' necessario conoscere il quadro normativo sull'argomento.
Davvero bassa politica, quella fatta al solo fine di occupare la scena.