Il segretario cittadino di Sel commenta il piano del lavoro.
All’indomani della presentazione del Piano Straordinario del Lavoro in Puglia 2011, abbiamo raggiunto Giuseppe Galanto, segretario cittadino di Sel ( il partito fondato dal Presidente Vendola), per commentare il piano e scoprire i contributi dati dalla sezione monopolitana del partito nella fase di elaborazione del piano stesso:
La Regione presenta il Piano Straordinario del lavoro 2011, quali sono stati i contributi dati da Sel nella sua stesura, e nello specifico, quali sono stati i contributi forniti da Sel Monopoli?
Beh i contributi di Sel sono evidenti, infatti questo Piano scaturisce dalla mente del Presidente Vendola, che è sempre vicino ai giovani, alle imprese ed è molto sensibile al tema della disoccupazione. Noi viviamo una fase in cui non si può più guardare all’operaio, al dipendente come classe più debole rispetto ad altre, per motivi storici o altro. Oggi abbiamo una classe che va anche oltre quella della classe operaia, abbiamo il ceto medio, abbiamo le piccole imprese, abbiamo gli artigiani che hanno bisogno di aiuto. E questo Piano nasce anche da piccoli suggerimenti, che scaturiscono da Monopoli ma anche da altri circoli che vivono le tematiche della città, e questo Piano vuole aiutare chi ha intenzione di mettere in pista nuove imprese e vuole contribuire a mantenere un livello culturale formativo nelle aziende, o rafforzare la aziende già esistenti sul territorio. Parliamo di piccole e medie aziende, parliamo di artigiani insomma, non di grandi imprese.
Quali sono gli elementi innovativi che contraddistinguono questo Piano del lavoro?
Come elementi innovativi… beh può sembrare abbastanza banale, ma l’aiutare idee o azioni di gruppo, l’innovazione che può passare attraverso una nuova attività, attraverso un’idea diversa è anche il rafforzamento delle aziende già esistenti, evidentemente entro certi parametri, e che possono beneficiare di questo aiuto. Altro discorso molto importante è legato alla formazione, infatti molti di questi fondi dovrebbero essere utilizzati da persone a seconda dei canali che sono stati creati o che saranno creati.
Il Piano prevede stanziamenti per svariati milioni di euro, come sono state reperite le risorse per permettere l’attuazione del Piano?
E’ proprio il caso di dirlo, nel momento in cui a livello nazionale si taglia su tutto, in Puglia invece si raschia, come si suol dire, tutto ciò che è possibile raschiare nel forziere, diciamo, dove vengono posti i soldi e si sono individuate delle cifre non spese, o comunque a disposizione per poter far fronte a questi stanziamenti. Ovviamente ci sono anche dei fondi europei che vengono utilizzati. Non dimentichiamoci che in un momento in cui il Governo non ha più dato i fondi Fas, che non ha più voluto darci dicendo in giro che erano fondi che non avevamo più speso, o speso male, l’Unione Europea ha premiato la Puglia come una delle Regioni più virtuose nell’utilizzo di questi fondi europei. Abbiamo speso anche ben oltre di quello che avevamo a disposizione, ma soprattutto speso bene. Questo non lo dice Vendola e non lo dico io, ma lo dice l’Unione Europea che mette a disposizione i fondi per l’Italia e per tutte le nazioni. Questo a dimostrazione del fatto che se i soldi ci vengono dati, questi poi sono spesi bene.
Entriamo nel merito del Piano. Nel suo documento di presentazione il Presidente Vendola dichiara di voler fornire delle risposte concrete al periodo di crisi economica che stiamo vivendo, e si pone l’obiettivo di migliorare l’occupabilità, soprattutto dei giovani e delle donne, e di salvaguardare i posti di lavoro già esistenti. Ma concretamente il Presidente Vendola quali indicazioni fornisce per raggiungere questi obiettivi?
Le indicazioni ovviamente sono quelle di macinare idee che possono portare le persone a creare nuove attività, anche perché dobbiamo convincerci che il mondo lavorativo non è più quello di dieci anni fa. Oggi il pubblico che fino a ieri accontentava tutti inizia a tagliare alla grande, soprattutto i posti di lavoro intesi così come si intendevano una volta sono molto scarsi. Quindi oggi bisogna muoversi diversamente, oggi c’è anche una preparazione culturale diversa, ci sono giovani che hanno studiato, hanno delle lauree, hanno delle capacità, delle competenze. E’ giusto quindi che queste competenze vengano messe in atto, vengano utilizzati per quelle che possono essere le loro possibilità lavorative. Si tratta di piccole attività, delle micro aziende, aziende che però sul territorio possono rappresentare delle novità. Per esempio ci sono delle idee in questo Piano del lavoro per la Puglia che riguardano ovviamente il territorio, riguardano la ricchezza del territorio, quindi il turismo, i prodotti tipici, riguardano la salvaguardia di quella che è l’unica speranza che abbiamo in Puglia di mantenere a livello lavorativo: cioè salvaguardare il territorio che abbiamo e soprattutto spingere sempre di più i prodotti che possono uscire, che possono essere prodotti di consumo o tutto ciò che la Puglia riesce a partorire.
A proposito della disoccupazione giovanile il Presidente Vendola pone l’accento su un aspetto paradossale: se da un lato persiste un elevato tasso di dispersione scolastica, dall’altro i giovani laureati difficilmente trovano lavoro in Puglia perché in possesso di titoli troppo elevati che difficilmente incontrano le necessità delle aziende. Cosa si può fare per ridurre il tasso di dispersione scolastica e permettere ai giovani laureati di trovare quanto prima il lavoro che più si addice ai proprio titoli?
Questo è un grossissimo problema, credo di non facile soluzione, oltretutto in tempi brevi. E’ un problema mentale, è un problema culturale. Noi abbiamo molti giovani pugliesi che lavorano all’estero o che lavorano nel nord Italia e che occupano delle funzioni di grande importanza. Il problema italiano e del sud in particolare, è che non si crede nella formazione, non si crede nell’innovazione, non si crede nella ricerca, o si crede poco. Però questi sono dati. E’ chiaro che un laureato che dopo una riforma, vabè lasciamo stare le riforme… un giovane che dopo un percorso formativo ha ottenuto una laurea ha bisogno di fare esperienza, e quindi ha bisogno delle aziende per farla. Qui abbiamo poche possibilità di ingresso, dove entri devi lavorare gratis e soprattutto, non hai quasi più possibilità di sbocco. E quindi questo tipo di lavoro precario, che oggi viene ufficializzato e chiamato “ lavoro flessibile”, non è altro che un modo come altri per le imprese, di sfruttare, o almeno per quelle imprese che intendono così i giovani, di sfruttare il lavoratore per quello che gli serve. La Puglia da qualche anno, sempre grazie a Vendola, ha messo in piedi il progetto dei Principi Attivi, un prestito per i giovani che ha avuto un grosso risultato. Infatti sono nate delle ottime aziende, individuali ovviamente, o piccole società. Anche qui a Monopoli, se non ricordo male , ci sono due attività nate grazie a questa iniziativa della Regione. Il problema è che se l’azienda non dà la possibilità di utilizzare al meglio le menti, non si ha poi un’ampiezza di vedute. Il punto è questo: se c’è ricerca, c’è occupazione, perché c’è l’occupazione di persone che devono pensare, inventare e costruire. Ma quello che ne deriva dopo è ancora di più, perché se c’è l’innovazione di un qualcosa che funziona, significa poi metterla in produzione e quindi, creare posti di lavoro e quindi creare sviluppo sul territorio. Questo è quello che Vendola sta cercando di fare e continua a fare.
Sempre a proposito del lavoro giovanile, il Presidente Vendola afferma la volontà di dedicare molta attenzione a tutti i giovani che sono alle prese con i cosiddetti contratti atipici, e quindi contratti a tempo determinato. Questo Piano come intende convincere le aziende che conviene di più fare assunzioni a tempo indeterminato piuttosto che contratti atipici?
Il problema non è convincere, perché nessuno potrà fare qualcosa che obblighi le aziende ad utilizzare un contratto di lavoro piuttosto che un altro. Trovandosi nella posizione di scegliere cosa conviene di più, è chiaro che le aziende scelgono il contratto a tempo determinato perché ha dei vantaggi, sia fiscali, ma anche una sorta di “ potere costrittivo”: tu lavori con me, però siccome hai un contratto a termine, devi comunque darmi sempre il massimo e devi comunque stare alle mie condizioni. Sappiamo benissimo quante situazioni vengono sviluppate specie nel sud e specie da noi. Il problema è che se un’azienda, un imprenditore che dirige un’azienda intende fare un discorso serio e logico, di prospettiva futuristica, beh è chiaro che assumere una persona dopo averla conosciuta, quindi ben venga il contratto a termine che era nato come un periodo in cui la persona veniva provata, addestrata, preparata e dopo veniva o mandata via perché incapace, o assunta perché capace. Quindi l’azienda che assume a tempo indeterminato investe su questa persona, e quindi sa che può contare su una persona che deve, ovviamente, lavorare per il bene dell’azienda, ma che dall’azienda riceverà qualcosa in cambio. Le aziende passate hanno sempre fatto la loro fortuna grazie a dipendenti che hanno guardato ben oltre il loro naso, quindi hanno lavorato in simbiosi con l’impresa. E’ chiaro, c’è anche qui un problema sempre, perché oggi non dobbiamo dimenticare che tutto si deve reggere sull’equilibrio di diritti e doveri, perché è vero anche che il dipendente deve avere delle tutele e dei diritti, ma dall’altro lato anche il titolare dell’impresa deve avere dei diritti e dei doveri. Ecco, il problema è tutto lì. Ci sono aziende che sono riuscite a mettere in pista questo equilibrio e vanno a gonfie vele. Quindi non sono tanto gli obblighi politici, quanto quelli morali. Non dimentichiamoci che quando qualcuno decide di fare l’impreditore, questi ha anche degli obblighi morali nei confronti dei lavoratori, dei cittadini, del territorio in cui lavora. E’ un problema di mentalità, perché se le aziende hanno a disposizione dei fondi per la formazione e questa non le costa nulla, non vedo perché non li debbano utilizzare. Si parla di turismo, ecco Monopoli ha dei gioielli sotto gli occhi di tutti, ha le colline e le coste, non riusciamo a fare quel salto che si dovrebbe fare. Non vogliamo prendere esempio da chi è partito 50 anni prima di noi, la costiera romagnola per fare un esempio, e continua a guardare al solito discorso usa e getta. Il turista viene considerato usa e getta, e quindi la volontà di guadagnare tutto e subito. Questo è un problema mentale.
Il Piano cita anche il problema del lavoro delle donne. Purtroppo ancora oggi molte donne sono in una condizione di svantaggio rispetto gli uomini per diversi motivi: eventuali gravidanze, maternità ecc. Il Piano cosa prevede per tutelare le donne che già lavorano e per favorire l’ingresso nel mercato del lavoro di sempre più donne?
Per questo problema c’è proprio un capitolo che riguarda l’occupazione femminile, ed in particolare si rivolge a tutte le donne che vorrebbero entrare nel mondo del lavoro. Anche lì potrebbero utilizzare dei fondi sia per le prime attività che per le attività esistenti. Il problema principale secondo me è questo: la donna non deve lavorare perché donna, ma la donna deve lavorare perché ha gli stessi identici diritti degli uomini. Purtroppo viviamo in un mondo maschilista e lo vediamo con quello che sta succedendo con Berlusconi, ma non voglio entrare nel merito, purtroppo raramente assistiamo a casi opposti, ma è l’uomo che maneggia tutto ed è in grado di comperare la donna, quindi in un modo o nell’altro la donna è sottomessa. Ben venga la donna, e io conosco diverse donne che lavorano sia come dipendenti che come imprenditrici e non hanno nulla da invidiare agli uomini, e anzi molte volte sono anche molto più precise, più serie ed oneste. Dovrebbero avere le stesse ciance, come succede in altre parti d’Europa. Ecco noi dovremmo cominciare a guardare l’Italia a 360 gradi. Noi abbiamo delle nazioni nord europee dirette da donne con grossissimi risultati. Il problema è che le donne, e specie nel sud, hanno spesso guardato al lavoro come un ripiego in attesa di trovare il marito, almeno nei tempi passati era così, è soprattutto la donna ancora oggi è in condizioni peggiori rispetto a ieri perché ricattabile con i contratti a tempo determinato. Purtroppo la donna quando è incinta spesso perde il lavoro. Ho scoperto che addirittura in alcuni casi al momento dell’assunzione, si fa firmare alla donna una lettera di dimissioni da utilizzare all’occorrenza. Questo succede anche all’uomo, e serve per non far perdere all’impresa di assumere immediatamente altre persone. Purtroppo questo accadeva e accade ancora oggi, e qui tutta la cittadinanza deve intervenire.
Ma quale organizzazione prevede il Piano per concretizzare gli obiettivi che si è prefissato?
Questo è ancora un po’ presto per saperlo perché al momento è stato presentato il Piano, ora si sta lavorando per creare le procedure operative e tutto ciò che ad esse saranno collegate, responsabili, come ad esempio succede per Bollenti Spiriti, dove c’è un ufficio collegato per i progetti di Bollenti Spiriti. Quindi stanno lavorando su questo e soprattutto su come dovranno essere gestiti e spesi i soldi perché i soldi non saranno a dati a pioggia, ma a progetto, a condizione che questo funzioni. Questo per evitare che succeda come a Monopoli per Bollenti Spiriti, è tutto fermo e non sappiamo se prenderemo questi soldi. So che il termine per usufruire di questo finanziamento scadeva a giugno 2010, siamo nel 2011 e non sia sa nulla. I lavori partono poi si fermano, dicevano per adeguare alle nuove norme anti sismiche… Ecco i decreti vanno fatti ma prima si deve chiarire come si vuole utilizzare i soldi. Concludendo vorrei aggiungere una cosa. Mentre in Puglia si parla di lavoro, il Governo centrale certamente non aiuta a creare nuovi posto di lavoro. Vendola stava cercando di internalizzare tutti i lavoratori precari assunti nelle varie cooperative di servizi per gli ospedali, la sua proposta fu portata in Consiglio Regionale e approvata all’unanimità, quindi anche dalla destra di Palese. Ora il Governo centrale ha obbligato la Regione a non assumere questi lavoratori per dare l’ok al piano di rientro sanitario. E’ un peccato, perché avremmo ridotto delle spese, perché conti alla mano questi servizi costerebbero di meno alla Regione se fossero erogati dalla Regione stessa, e si sarebbe posto fine ad un scandaloso ricatto. Abbiamo scoperto infatti che questi lavoratori non ricevono tutto lo stipendio, dello stipendio pattuito ricevono solo 600 euro e se per caso fanno emergere questo scandalo, i vari presidenti delle cooperative, li minacciano di far perdere loro il lavoro. Ecco con le internalizzazione si sarebbe posta la parola fine a tutto questo, Vendola è stato costretto a non assumere, però ora sta di nuovo dando battaglia.
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Commenti
Grazie Vendola
hA RAGIONE GALANTO A rOMA SI TAGLIANO SOLDI QUI SI DANNO.