Verità o leggenda metropolitana? Rispondiamo ai nostri lettori
Il primo ad avere l’idea di contrassegnare - per uno scopo ben preciso - delle case fu Mosè, il quale, per convincere il Faraone a lasciar andar via gli Ebrei dall’Egitto e a liberarli dalla schiavitù, cominciò a mostrargli i prodigi di Dio, come la trasformazione di un bastone in serpente o l’invasione dell’Egitto da parte delle rane.
Il Faraone non aveva alcun interesse a credere che Mosè non fosse un semplice stregone e gli schiavi che poteva liberamente percuotere o far percuotere facevano parte delle sue ricchezze e del suo potere.
Così, inascoltato, Mosè ordinò a tutti gli ebrei di uccidere un agnello di età inferiore a un anno e, con il suo sangue, dipingere l’architrave e gli stipiti della porta di casa, per poi chiudersi dentro fino al mattino. Il popolo obbedì e, durante la notte, sull’Egitto passò l’angelo del Signore che uccise tutti i primogeniti delle case che non erano state contrassegnate.
Nelle ore seguenti, il Faraone concesse al popolo ebraico di partire.
Secondo una leggenda metropolitana, anche gli zingari si servirebbero di una serie di simboli speciali per contrassegnare le case da colpire e i momenti più favorevoli per farlo.
Il codice usato dagli zingari prevede una serie di indicazioni sulle case più “deboli” - quelle in cui, per esempio, vi è una donna sola in casa oppure donne disposte a dare soldi - e sulle abitazioni più ricche, dove è più facile poter realizzare un bottino cospicuo.
Ci sono delle case che vanno assolutamente evitate: quelle dei membri delle forze dell’ordine oppure di persone amiche degli zingari; o, ancora, le case di coloro che si sono mostrate gentili o hanno dato lavoro a qualcuno della comunità.
Tra i simboli trovano posto anche alcune lettere che indicherebbero quando effettuare il furto: la notte, il pomeriggio, la mattina, la domenica.
La questione è tornata di attualità alla luce dei recenti numerosi furti verificatisi in città. Qualche lettore ci ha segnalato delle scritte anomale presenti all’ingresso della propria abitazione.
La paura ed il senso di insicurezza induce molti a vedere il pericolo anche dove non c’è. Nulla, nessun riscontro attendibile è riuscito finora a dimostrare un collegamento tra scritte presenti all’ingresso delle abitazioni e furti avvenuti nelle stesse. E’ inoltre difficile distinguere semplici scritte vandaliche da messaggi in codice. Pertanto il nostro consiglio ai lettori è sempre quello di non abbassare la guardia e mantenere alta l’attenzione ma evitare di farsi prendere dalla paura.
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