
Un pensionato ottantenne di Monopoli, A.M., nel 2001, su suggerimento della sua banca di fiducia, aveva investito buona parte dei suoi risparmi nelle obbligazioni Cerruti, emesse dal noto gruppo milanese attivo nel settore della moda. Dopo qualche anno, alla scadenza del titolo, il risparmiatore si era sentito dire dalla banca (un istituto creditizio presente con una sua filiale in Monopoli) che il capitale da lui investito (circa 26.000 euro, pari a più di cinquanta milioni di lire dell’epoca) non era più recuperabile, atteso il default dichiarato dal gruppo finanziario milanese Fin.part, a cui faceva capo la Cerruti Finance, società del Gruppo con sede legale in Lussemburgo.
Assistito dall’avv. Giuseppe Angiuli, il malcapitato risparmiatore è stato quindi costretto ad agire contro la Banca intermediaria per cercare di recuperare la sua somma, frutto di anni di risparmi personali.
Con sentenza n. 480 del 10 febbraio 2011, il Tribunale Civile di Bari (IV^ sezione, relatore il Giudice SCODITTI) ha condannato la Banca a restituire al pensionato ottantenne l’intero capitale investito in obbligazioni Cerruti, con l’aggiunta degli interessi legali e delle spese del procedimento.
In particolare, a detta del Tribunale di Bari, nel corso del processo si è dimostrato “inequivocabilmente che l’istituto di credito convenuto ha omesso di fornire all’attore tutte le informazioni ex lege previste per la ponderata valutazione del rischio dell’operazione da parte dell’investitore”. A ciò si aggiunga che i bonds Cerruti si presentavano fin dall’inizio come un prodotto finanziario altamente rischioso, al punto che le agenzie internazionali all’uopo specializzate non avevano attribuito al titolo in questione alcuna valutazione del merito di credito (rating).
Nel corso della causa, la Banca, per provare a dimostrare di avere reso edotto il risparmiatore dell’alto rischio legato all’investimento finanziario, aveva prodotto in giudizio delle firme attribuendone la paternità al proprio cliente: di tali firme, grazie all’espletamento di una perizia calligrafica disposta dal Giudice, è stata quindi accertata la falsità.
Attorno alle vicende riguardanti il Gruppo finanziario a cui faceva capo il celebre marchio Cerruti, il cui fallimento era stato dichiarato nel 2005, si è da tempo aperta una complessa inchiesta penale curata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, che ha dato luogo a degli sviluppi significativi: in particolare, con provvedimento del 19.11.2009, il gup di Milano Gaetano Brusa aveva rinviato a giudizio alcuni ex consiglieri di amministrazione del Gruppo Fin.part (tra i quali Ubaldo Livolsi, finanziere storicamente molto vicino a Silvio Berlusconi e già Amministratore Delegato di Fininvest S.p.A.) ed altre persone con ruoli all’interno delle banche collocatrici del prestito obbligazionario Cerruti. Il processo contro i vertici del Gruppo finanziario Fin.part, per reati di concorso in bancarotta fraudolenta, manipolazione del mercato e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza, è attualmente ancora in fase di dibattimento davanti ai giudici della prima sezione penale di Milano.
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