Gentile Redazione,
mentre su questo sito la cronaca corre veloce e la diligente attenzione dell’assessore Spinosa è rivolta al futuro sviluppo del nostro porto, la vivibilità dell’attiguo centro storico sembra non interessare più di tanto altri amministratori, essendo poco sentita la necessità del restauro o del ripristino di alcuni manufatti di pubblico interesse ivi esistenti, alcuni dei quali abbandonati al degrado del tempo e alla mercé dei vandali. E, mentre in Comune si fa cassa con la vendita di alcuni immobili comunali periferici per riassestare i deficit di bilancio, si sono completamente spenti i riflettori sui prestigiosi edifici pubblici del paese vecchio, come l’ex sede del conservatorio musicale Martinelli, l’ex liceo-ginnasio San Leonardo, per finire al grandioso palazzo Palmieri. Vero è che cinque o sei anni fa, per quest’ultimo, ci fu un movimento di protesta da parte di un gruppo di cittadini, tendente alla salvaguardia del famoso complesso marchesale, ma da allora nulla più. E’ vero anche che l’incisività della cosiddetta società civile aumenta nel combattere istituzioni riottose, mentre diminuisce quando queste assumono atteggiamenti ponziopilateschi. Ora mi permetto d’intervenire per ricordare e precisare che, mentre quel gruppo stava combattendo una battaglia per far conservare nel tempo la volontà testamentaria del Marchese alfine di conseguire un interesse esclusivamente collettivo dello stabile, la mia opinione invece era (ed è) che prima di tutto bisognava (e bisogna) pensare a perpetuare l’integrità fisica dello stesso fabbricato. Che serve a tutelare qualsiasi altro uso che se ne dovesse fare purché lecito e dignitoso. In parole povere: quei cittadini si battevano per ridare un afflato culturale al contenitore, mentre a me, ancora oggi, sta a cuore l’integrità della struttura per evitare che questa crolli e per evitare di perdere, come si dice in gergo, censo e capitale. Dal terremoto del 23 novembre 1980, per quanto mi risulta, lo stabile è stato interessato soltanto da lavori di ripulitura interna (per consentire riprese cinematografiche), da una semplice sabbiatura sbiancante alle due colonne (oggi versanti in uno stato pietoso di decomposizione) e al magnifico portale d’ingresso (dopo puntellamento, impalcatura e transennamento durati per anni) e nient’altro. Per chi volesse avere una visione più ampia dello stato di degrado in cui versa l’edificio, basta che si faccia una passeggiata tutt’intorno. Vedrebbe: numerosi conci di pietra in via di pressoché totale sfarinazione causata dalla salsedine lungo tutta la zoccolatura e sulle colonne stesse del prospetto in fregio alla piazza; sulla facciata di fianco al tunnel che immette su vico delle Palme appaiono vistose lesioni e alcune finestre tompagnate da tufi in avanzato stato di decomposizione; ugualmente si riscontra lungo lo stesso vico l’altra facciata, rigonfia e trattenuta da antiche catene-tiranti orizzontali di tenuta arrugginite; analoga situazione si rileva sul prospetto fuori piombo dell’angusto vico del Vento. Sono convinto che alla collettività importi relativamente l’attività che vi si potrà svolgere nel futuro, per quanto nobile possa essere considerata, se questa dovesse essere esercitata sotto rischio costante di crollo. Credo perciò che sia estremamente necessario intervenire in maniera più incisiva al più presto possibile, senza aspettare che il palazzo rovini per mancanza di un’adeguata manutenzione, come a volte capita a talune case private abbandonate nella zona. La Civica amministrazione, quando si tratta di imporre tassazioni e recuperare discutibili balzelli dalle tasche dei cittadini, convoca consigli comunali d’urgenza. Nel caso in specie sembra chiusa in un silenzio di tomba. Non comprendo perché mai il Comune non possa e non debba intervenire autorevolmente con l’intento mirante a tutelare al meglio entrambe le questioni, e soprattutto la sicurezza degli abitanti, visto che lo stabile e l’adiacente omonima e decorosa piazza fino all’Ottocento è stata per il nostro vecchio centro ciò che piazza Vittorio Emanuele rappresenta oggi per il moderno centro murattiano.
mentre su questo sito la cronaca corre veloce e la diligente attenzione dell’assessore Spinosa è rivolta al futuro sviluppo del nostro porto, la vivibilità dell’attiguo centro storico sembra non interessare più di tanto altri amministratori, essendo poco sentita la necessità del restauro o del ripristino di alcuni manufatti di pubblico interesse ivi esistenti, alcuni dei quali abbandonati al degrado del tempo e alla mercé dei vandali. E, mentre in Comune si fa cassa con la vendita di alcuni immobili comunali periferici per riassestare i deficit di bilancio, si sono completamente spenti i riflettori sui prestigiosi edifici pubblici del paese vecchio, come l’ex sede del conservatorio musicale Martinelli, l’ex liceo-ginnasio San Leonardo, per finire al grandioso palazzo Palmieri. Vero è che cinque o sei anni fa, per quest’ultimo, ci fu un movimento di protesta da parte di un gruppo di cittadini, tendente alla salvaguardia del famoso complesso marchesale, ma da allora nulla più. E’ vero anche che l’incisività della cosiddetta società civile aumenta nel combattere istituzioni riottose, mentre diminuisce quando queste assumono atteggiamenti ponziopilateschi. Ora mi permetto d’intervenire per ricordare e precisare che, mentre quel gruppo stava combattendo una battaglia per far conservare nel tempo la volontà testamentaria del Marchese alfine di conseguire un interesse esclusivamente collettivo dello stabile, la mia opinione invece era (ed è) che prima di tutto bisognava (e bisogna) pensare a perpetuare l’integrità fisica dello stesso fabbricato. Che serve a tutelare qualsiasi altro uso che se ne dovesse fare purché lecito e dignitoso. In parole povere: quei cittadini si battevano per ridare un afflato culturale al contenitore, mentre a me, ancora oggi, sta a cuore l’integrità della struttura per evitare che questa crolli e per evitare di perdere, come si dice in gergo, censo e capitale. Dal terremoto del 23 novembre 1980, per quanto mi risulta, lo stabile è stato interessato soltanto da lavori di ripulitura interna (per consentire riprese cinematografiche), da una semplice sabbiatura sbiancante alle due colonne (oggi versanti in uno stato pietoso di decomposizione) e al magnifico portale d’ingresso (dopo puntellamento, impalcatura e transennamento durati per anni) e nient’altro. Per chi volesse avere una visione più ampia dello stato di degrado in cui versa l’edificio, basta che si faccia una passeggiata tutt’intorno. Vedrebbe: numerosi conci di pietra in via di pressoché totale sfarinazione causata dalla salsedine lungo tutta la zoccolatura e sulle colonne stesse del prospetto in fregio alla piazza; sulla facciata di fianco al tunnel che immette su vico delle Palme appaiono vistose lesioni e alcune finestre tompagnate da tufi in avanzato stato di decomposizione; ugualmente si riscontra lungo lo stesso vico l’altra facciata, rigonfia e trattenuta da antiche catene-tiranti orizzontali di tenuta arrugginite; analoga situazione si rileva sul prospetto fuori piombo dell’angusto vico del Vento. Sono convinto che alla collettività importi relativamente l’attività che vi si potrà svolgere nel futuro, per quanto nobile possa essere considerata, se questa dovesse essere esercitata sotto rischio costante di crollo. Credo perciò che sia estremamente necessario intervenire in maniera più incisiva al più presto possibile, senza aspettare che il palazzo rovini per mancanza di un’adeguata manutenzione, come a volte capita a talune case private abbandonate nella zona. La Civica amministrazione, quando si tratta di imporre tassazioni e recuperare discutibili balzelli dalle tasche dei cittadini, convoca consigli comunali d’urgenza. Nel caso in specie sembra chiusa in un silenzio di tomba. Non comprendo perché mai il Comune non possa e non debba intervenire autorevolmente con l’intento mirante a tutelare al meglio entrambe le questioni, e soprattutto la sicurezza degli abitanti, visto che lo stabile e l’adiacente omonima e decorosa piazza fino all’Ottocento è stata per il nostro vecchio centro ciò che piazza Vittorio Emanuele rappresenta oggi per il moderno centro murattiano.
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Commenti
Ma non è che il borgo con quella pavimentazione e quelle luci cimiteriali se la passi molto meglio.
Spendere soldi sì, ma spenderli bene.