L’amarezza del dott. Contento per la chiusura della Romanelli.
Non nasconde l’amarezza all’indomani delle dimissioni dell’intero CDA, il dott. Martino Contento, prima commissario dell’IPRAB e poi presidente dell’ASP Romanelli – Palmieri.
L’amarezza deriva dal mancato raggiungimento dell’unico vero obiettivo della sua presidenza: il risanamento economico dell’ente.
Dott. Contento, come nascono i debiti piuttosto ingenti che gravano sull’ASP?
Per poter fare un quadro preciso della situazione debitoria, ci vorrebbe molto più di un’intervista. E’ chiaro che i debiti nascono da una gestione che, purtroppo, a un certo punto, non dico di chi è la responsabilità, quando e perché… diciamo che a un certo punto l’attività fondamentale dell’Iprab, che era la casa di riposo, ha cominciato a drenare risorse perché il costo della gestione è diventato notevolmente superiore a quello delle entrate. Fino a un certo punto si è potuto far fronte a questo sbilancio attraverso i fitti degli immobili di proprietà dell’azienda che erano in locazione. Quando anche i fitti non sono stati più in grado di coprire questo disavanzo, è cominciato ad aprirsi questa voragine. Chiaramente, insieme a questo, c’è anche la questione della costruzione della nuova casa di riposo derivante dai proventi della donazione fatta dalla famiglia Bianco – Manghisi. Probabilmente una gestione non oculata di queste risorse o, forse, una progettazione di tipo finanziario ha reso poi questo intervento per la costruzione origine di un deficit di bilancio. Per avere un’idea: quando io mi sono insediato a luglio 2007, l’Iprab aveva un debito di 1 milione di euro per un mutuo contratto con
Perché fu contratto questo mutuo?
Perché, dagli atti che io ho trovato, serviva per coprire parte del disavanzo derivante dal rapporto tra la costruzione e i proventi che erano arrivati all’Iprab allora attraverso la donazione Bianco – Manghisi. Oltre a questo mutuo, c’era un’altra serie di debiti ammontanti all’incirca un altro milione di euro nei confronti di diversi fornitori. Se facciamo 100 come situazione dell’epoca per il debito, oggi la situazione della casa di riposo è intorno 50, per farti un rapporto. Nel senso che parte di quel debito siamo riusciti anche a pagarlo, a costo di tantissimi sacrifici. Il problema è che quando il deficit è strutturale e non intervieni in maniera radicale sull’origine del deficit, non puoi fare un ripiano della situazione finanziaria. L’incarico che avevo ricevuto come commissario, aveva tre obiettivi: la trasformazione dell’IPRAB in ASP, obiettivo pienamente raggiunto anticipatamente rispetto i termini di legge. Il riordino della situazione amministrativa, cosa fatta perché altrimenti avremmo potuto fare la trasformazione. E la presentazione di un piano per il rientro della situazione debitoria. Anche questo piano è stato presentato, prevedeva la vendita di alcuni immobili. Ma tra le Regione e l’Agenzia del Territorio hanno impiegato 18 mesi per darci il parere definitivo. In questi 18 mesi il malato che già era cronico, è diventato moribondo. Dopo di che il moribondo è morto.
Dalla documentazione in suo possesso si evince che la causa principale del debiti va attribuita ai costi per la realizzazione della nuova casa di riposo. Perché non si è riusciti a finanziare l’opera con i proventi del lascito testamentario?
Non sono ancora in grado di dare una risposta precisa perché nonostante io abbia più volte chiesto e richiesto formalmente un ordine di servizio al direttore dei lavori e soprattutto al segretario generale dell’epoca, il quadro preciso di questa situazione io non l’ho mai avuto. Né dalla documentazione che sono riuscito a reperire sono in grado di ricostruire questa vicenda. Sicuramente parte del capitale ingente oggetto della donazione non era tutto in denaro contante. Vi erano alcuni immobili, vi erano titoli ecc. che forse si sono depauperati nel tempo ( mi riferisco ai titoli), e anche la trasformazione dei beni immobili in denaro contante, probabilmente non ha dato i risultati che si pensava avrebbe potuto dare. Quindi si è ridotta la somma capitale. Probabilmente anche il costo della costruzione è stato superiore a quanto preventivato, e per quello che ho potuto capire, parte di queste risorse sono state utilizzate per far fronte anche ad altre situazioni debitorie con la speranza che poi si potesse rientrare e andare a coprire. Non è stato possibile.
Quindi si è creato un circolo vizioso fortemente negativo per l’ASP…
Perfetto! Hai individuato esattamente il problema: è proprio così, si è innestato un circolo vizioso che portato poi a una voragine che si è aperta sempre di più nel corso del tempo.
Però neanche dai proventi dei fitti degli appartamenti del settimo cielo si riesce a recuperare le spese, e si dice che in realtà i canoni di affitto dell’immobile siano inadeguati rispetto la locazione del palazzo e la media degli affitti…
Probabilmente sì. Tieni conto che ci sono alcune locazioni vecchissime, e quindi ci sono dei canoni che chiaramente appaiono bassi rispetto al valore di mercato ordinario. Però la legge non permette aumenti… non ci sono mai state disdette dei contratti, cosa che abbiamo fatto noi. Ma non è tanto questo il problema. Il problema è che purtroppo, vuoi per una situazione economica contingente generale, vuoi perché all’interno di questa struttura ci sono anche delle famiglie che difficilmente avrebbero potuto o potranno mai pagare canoni di locazione alti rispetto alle loro possibilità… il problema è che non siamo stati in grado di esigere il fitto che avrebbero dovuto pagare. Abbiamo fatto gli sfratti, abbiamo fatto le disdette dei contratti… ma poi sembrava veramente una lotta, come dire… contro anche povera gente. Ci sembrava anche questo, perché poi sì, c’è forse qualche furbo, ma c’è anche tanta gente che veramente non riesce a sbarcare il lunario per cui difficilmente avrebbero potuto pagare 600/700 euro al mese. Ma non è questo il problema, perché abbiamo fatto gli sfratti, le disdette, alcune famiglie sono state allontanate… sono le procedure. Quando ti trovi di fronte ad una situazione che richiede un intervento urgente ed immediato, le procedure durano settimane, mesi, anni… per cui non siamo stati in gradi di esigere. E poi tieni conto che l’unico fitto certo, quello della banca, è pignorato da uno dei creditori dell’ASP per cui noi non lo vediamo da diversi mesi.
E quindi si è resa necessaria la decisione di vendere il settimo cielo…
Su questo bisogna anche essere chiari. La decisione di vendere l’immobile non è di ieri. La decisione risale alla determinazione fatta da me come commissario straordinario quando io dissi alla Regione, con una delibera del 2008 pochi mesi dopo il mio insediamento, che l’unica soluzione era la vendita. Da questa delibera alla possibilità materiale di vendere quell’immobile, sono passati mesi. Siamo arrivati con l’atto definitivo soltanto verso la fine del 2010. Per cui nel frattempo i debiti sono aumentati.
Oltre alle difficoltà derivate dalle incongruenze tra quanto risulta dagli atti catastali e quanto effettivamente riscontrato nell’immobile, con le dimissioni dell’intero cda si allungheranno ulteriormente i tempi di vendita?
Io penso di no. Noi ci siamo dimessi perché abbiamo ritenuto doverosa un’assunzione di responsabilità forte, di dare un segnale forte, di fronte all’incapacità da parte del cda di poter fare fronte a questa situazione con gli strumenti ordinari. Le dimissioni potranno, se c’è un’assunzione di responsabilità congiunta da parte di tutti gli organismi di controllo, di indirizzo politico che stanno al di sopra dell’ASP ( e mi riferisco soprattutto alla Regione), individuare un soggetto dotato anche di una professionalità legata a questi aspetti, perché è chiunque potrà gestire una cosa del genere: deve conoscere la normative, deve conoscere le prcedure. Però dotato di poteri realmente straordinari ed eccezionali, forse potrà anticipare la vendita rispetto ai tempi che noi avevamo. Poi l’altra ragione per cui ci siamo dimessi, è stata quella di dare un segnale anche alla politica, perché ciascuno si assuma delle responsabilità. Noi l’abbiamo ammesso di aver fallito il nostro obiettivo, non c’è dubbio. Ma io sfido chiunque oggi in Italia, a trovare qualcuno che ammetta le proprie responsabilità, che ammetta di non essere stato in gradi di raggiungere l’obiettivo e che si fa da parte. Questo abbiamo fatto: non siamo stati capaci e ci facciamo da parte. Né qualcuno può dirci che abbiamo aggravato la situazione. Se devo ammettere di aver fatto un errore, l’ho fatto a novembre del 2007, quando ho fatto la prima relazione agli organi di controllo e ho detto che c’era la necessità di un intervento urgente sul piano finanziario, altrimenti non si poteva andare avanti. E allora ero commissario straordinario e non potevo assumere grosse decisioni. C’è necessità di un intervento sul piano organizzativo: non si può tenere una struttura del genere con un ragioniere e un amministrativo. Ci vuole un direttore generale, qualcuno cioè che metta in pratica le decisioni del cda. In questi mesi le delibere le abbiamo fatte e scritte noi, abbiamo trovato le norme, a momenti andavamo pure a pubblicarle noi sull’albo pretorio del Comune con le punes. Ma questo non è compito del cda. Il cda da gli atti di indirizzo generale, approva gli atti, il bilancio, il conto consuntivo, l’attuazione pratica spetta alla struttura burocratica che quell’ente non ha.
Tra i vari problemi che la situazione finanziaria ha provocato, c’è il mancato pagamento dei contributi INPS per i lavoratori. Il Comune afferma di non aver potuto pagare le integrazioni per le rette degli anziani meno abbienti, nonostante le cifre impegnate, proprio per l’irregolarità contributiva…
Non ha prodotto quindi il documento unico di regolarità contributiva, ed è vero. Il problema è un altro. Noi non abbiamo nessun rapporto contrattuale con il Comune di Monopoli. Nel senso che il Comune di Monopoli non ci ha chiesto il ricovero di anziani presso la casa di riposo. L’anziano ha chiesto autonomamente a noi di essere ospitato presso la casa di riposo. Dopo di che, siccome ne aveva i presupposti e i requisiti, ha chiesto autonomamente al Comune di avere l’integrazione tra la pensione e la retta. Quindi la prestazione noi la facciamo all’anziano, l’anziano chiede il contributo al Comune e il Comune da il contributo all’anziano, non lo da alla casa di riposo. Per cui con il Comune non c’è nessun rapporto contrattuale, nessuna convenzione. Questo è quello che noi pensiamo, per cui il Comune avrebbe potuto pagarci l’integrazione della lettera. Così come le ha pagate dal 1950 fino a luglio del 2010. Ora, io e gli altri componenti del consiglio di amministrazione non abbiamo nulla contro il Comune o il funzionario. Loro hanno la loro interpretazione della norma, noi abbiamo fatto la nostra, il risultato è che non ci sono state pagate. Di fronte a questo, anche qui non avevamo altro strumento se non denunciare in maniera forte con le dimissioni questa situazione. Mi rendo conto delle difficoltà dei lavoratori ed è la cosa che, dopo gli anziani, vengono i lavoratori. La decisione di sospendere la casa di riposo e poi di dare le dimissioni, non è stata una decisione presa a cuor leggero, né un atto di codardia, di vigliaccheria o di paura per cui ce ne siamo andati. NO. E’ stato veramente il voler gridare con forza a tutti, a chi ha responsabilità politiche, chi ha responsabilità finanziarie, chi ha responsabilità amministrative, che la situazione è gravissima. Questa azienda è un patrimonio fondamentale di questa città, ciascuno si assuma le sue responsabilità e insieme troviamo le soluzioni. A questo grido non abbiamo trovato una interlocuzione certa, e questa mancanza ci ha spinto alle dimissioni.
In questi giorni avete più volte chiesto la proroga dell’autorizzazione all’esercizio provvisorio che l’ASP aveva ottenuto tre anni fa per silenzio assenso. Ci sono dei problemi per la concessione perché la richiesta di proroga il dott. Calabrese chiede secondo alcuni orientamenti della Regione, i certificati di agibilità, destinazione urbanistica, prevenzione incendi. Voi però affermate che nelle more, soprattutto il prevenzione incendi non è indispensabile…
Precisiamo una cosa che ribadisco e sottolineo: io rispetto nella maniera più assoluta l’interpretazione normativa che fa il dott. Calabrese. Assolutamente lungi da me pensare che il dott. Calabrese abbia assunto questa posizione per penalizzare il cda, il presidente o la casa di riposo. L’ha presa in assoluta buona fede. Ma io ti posso dire che secondo le indicazioni che ci sono state date dalla Regione, la documentazione che noi abbiamo prodotto consentiva il rilascio dell’autorizzazione provvisoria. Proprio perché era provvisoria non presupponeva tutti i documenti che il Comune ci chiede. Altrimenti se avessimo avuto tutta quella documentazione, non avremmo chiesto l’autorizzazione provvisoria, ma quella definitiva. A maggior ragione, quando io a novembre 2007 ho chiesto il rinnovo dell’autorizzazione provvisoria, nessuno ha detto che bisognava produrre altra documentazione, nessuna risposta. Io questa l’avevo presa anche come una sfida personale, Primo, perché volevo continuare, così come avevo fatto per 50 anni della mia vita, dare un contributo per la comunità in cui vivo, cosa che faccio comunque tutti i giorni per altri versi. Ma volevo dare il contributo cercando di recuperare il patrimonio che è di questa città. Non è del cda, della Regione né di altri. Quindi era una sfida. Mi rendo conto però che non si possono lanciare le sfide senza avere gli strumenti adeguati. Allora io non avevo diritto e non ho avuto diritto ad un solo giorno di ferie, di permesso dall’ASP perché comunque il mio lavoro fondamentale è questo. Non sono riuscito neppure a prendere un centesimo dell’indennità che era prevista. Tutte le spese telefoniche, di quando sono andato a Bari le ho rimesse io. Quindi quando poi ti vedi tutto questo peso, e nel momento in cui cerchi la solidarietà anche umana dei parenti degli anziani, dei lavoratori, trovi solo incomprensioni e addirittura minacce… qualcuno ci ha pure detto a muso duro gridando: “ nessuno vi ha detto di stare lì, quindi se ci state vi conviene”. Siccome non ci conviene, forse è bene essere andati via.
Che genere di minacce avete ricevuto?
Quello che sto dicendo. Qualcuno ci ha detto anche che eravamo stati noi a chiedere l’intervento dei carabinieri del noe e dell’ispettorato del lavoro per darci una giustificazione rispetto a quello che non eravamo stati in grado di fare. Non pensando e non capendo che nonostante le mie dimissioni, se ho delle responsabilità anche di tipo penale, andrò a rispondere comunque io. Né il responsabile sindacale che è venuto a pontificare all’interno della casa di riposo le sue idee, né qualche illustre parente di anziani che ci ha gridato in faccia che se non siamo capaci, possiamo tornare a casa.
Per illustre parente cosa si intende? Politici? Qualcuno che ricopre incarichi pubblici?
No nessun incarico. Sono i figli degli anziani ospitati nella casa di riposo. Vorrei concludere ringraziando i componenti del cda per lo spirito e la grande passione con cui hanno espletato il loro lavoro in questi mesi e nonostante spesso abbia avuto anche dei diverbi e delle diffidenze con loro, volevo ringraziare anche il personale della casa di riposo e il personale amministrativo dell’Asp perché comunque hanno dato il loro contributo nella maniera che hanno potuto e dovuto.
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Commenti
Credo che se alla testa dell'Asp avessimo avuto gente ferrata, col tempo avuto a disposizione, si sarebbe evitato il default.
Marchionne ha impiegato meno tempo per risanare la Fiat...
Capisco che il dott. Contento sia un'icona della sinistra monopolitana, ma credo si debbano valutare gli accadimenti con oggettività.
Quanto a Giuseppina (alias Corallo) è inutile aggiungere anche solo mezza sillaba di commento.
ad oggi con un po di amarezza torneranno nelle proprie dimensioni, con il conto corrente gonfio, avendo creato falsi costi, tutto era semplicemente programmato. ma lo sapete quanta gente è disposta a fare figure di *** se queste sono ben auto-retribuite? io sarei il primo... sono onsesto!
non si può fare
è vietato, altrimenti al ciittadina stanca ci massacra di botte