Sabato 26 Maggio 2012
   
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IL GRANDE PASTICCIO DELLA POLITICA ATTUALE

Pizza_Margherita

Gentile Redazione,

il gioioso movimento (prima e dopo) dello svolgimento referendario di domenica 12 e lunedì 13 giugno scorsi, mi ha piacevolmente riportato indietro negli anni. E ciò m’induce a usare una metafora culinaria per dire di che “pasta” è fatta oggi la politica in Italia, fino a ricordarmi di quando, ancora bambino, sottraevo dal “tavoliere” di mia nonna un pezzo di massa azzima da pane e, dopo averla schiacciata a mano ed estrusa una ruota perfetta con lo stampo di un bicchiere, la ponevo a cuocere sulla carbonella del braciere sorretta all’estremità con due forchette. Il più delle volte la mattina dopo, fredda e indurita, piegata a mezzaluna e farcita con frittatina d’uovo o con fetta di mortadella, la infilavo nella cartella e la portavo a scuola per merenda. Ora, che si chiami piadina romagnola o pizza bianca pugliese, una cosa è certa: nessuna delle due specialità attuali ha niente a che fare con l’originale. Che sia più bravo il Nord e meno bravo il Sud nel renderla commestibile e commerciabile non ha più alcuna importanza. Anzi, sono convinto che i palati moderni, abituati sbrigativamente a masticare “plastica” senza annusare, non saprebbero distinguere i sapori proprio per l’assenza di quegli odori di una volta che facevano parte della nostra educazione familiare.

Ecco, questo è ciò che è avvenuto anche in quel grande “pasticcio” della politica attuale: i movimenti di tantissimi giovani, schierati in tutti i partiti tradizionali, non sentivano più il vero “odore” della politica, preordinata dai nostri costituenti all’atto della formulazione della Carta costituzionale. Sennò non sarebbero giustificate tutte quelle grandi percentuali bulgare, abbondantemente al di sopra del 90%, che hanno caratterizzato le scelte democratiche dei noti quattro quesiti, al di là del raggiungimento del quorum, anch’esso oltre il fatidico 50% + 1 dei votanti. Detto questo, seppur angosciato, ora mi chiedo: perché tutti, uomini e donne, giovani e anziani, settentrionali e meridionali hanno continuato (finora) soltanto a rimpiangere, ricordando e invocando a parole e per iscritto, sia le prelibatezze culinarie, sia lo svolgimento della vera politica di un tempo? Senza che sia scattato in tutti questi anni un senso d’orgoglio e combattere, prima, concretamente tali “soprusi” (gastronomici e politici)? Sarà stata forse colpa della smodata reclamizzazione da parte dei media dei prodotti di consumo ormai tutti appiattiti sullo stesso insipido sapore? O, piuttosto, di quella sbandierata globalizzazione proposta dai poteri forti di tutto il mondo agli inizi del terzo millennio?

Speriamo che cotanto risveglio produca i suoi profumati frutti!

Cordiali saluti,

Franco Muolo

Commenti 

 
#2 Franco Muolo 2011-06-15 19:03
Anche, caro sig. Cicerone, anche! Infatti gli antichi Romani, quando succedeva, dicevano: Cicero pro domo sua!
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#1 Cicerone 2011-06-15 18:00
Esimio signor MUOLO, penso col massimo rispetto, che sia la sua frittatina e mortadella così come le olive, cipolle e rucola dei miei genitori ( a differenza dei miei parenti, di cui penso lei sia un coetaneo, Lei faceva sicuramente parte della borghesia monopolitana), dicevo erano companatici che dai rispettivi vostri padri erano ottenuti con l’onesto lavoro, motivo per il quale dagli stessi era preteso che voi figli aveste il massimo rispetto, al punto che di quel cibo riuscivate a percepirne il sudore che l’aveva posto sui rispettivi vostri tavoli.
Oggi, invece, benché sia il tempo della crisi, abbiamo una società con la pancia piena.
Tanti sono i padri che sanno di portare sui tavoli da pranzo il frutto non tanto del proprio lavoro, ma di espedienti, furberie ed azioni poste in essere a scapito di sfortunati, i quali a loro volta cercano di trovare altri sventurati sui quali rivalersi.
Figli educati dai rispettivi genitori a pretendere il superfluo perché questo inteso da loro come necessario, di cui non si gode nulla perché a monte è conosciuta la provenienza, condizionati dal pensiero di come meglio sfamarsi per quietare le proprie ambizioni, preoccupati che prima o poi si possa rimanere a digiuno.
E non converrà anche lei, signor MUOLO, che la maggior parte dei politici di oggi, costoro specchio della società che li ha eletti a rappresentarla, hanno solo voglia di riempirsi e riempire la pancia, avendo perso dal punto di vista culturale e sociale, il senso del gusto, che consentirebbe a loro ed agli amministrati il modo di assaporare il buono che c’è nelle cose, quelle che sono veramente necessarie e che si fondano sul valore del sacrificio del lavoro, dal quale scaturisce il merito di fare o ricevere, il valore dell’onore, della carità e della solidarietà.
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