Cambiano i meccanismi che regolano le aperture
delle attività commerciali
Una delle novità inserite nella nuova manovra finanziaria approvata qualche giorno fa dal Consiglio dei Ministri (che ammonterebbe a 47 milioni di euro e che dovrebbe permettere alla nostra Italia di raggiungere il pareggio di bilancio in 4 anni) riguarda anche le aperture degli esercizi commerciali.
Sembra proprio che i negozi potranno essere aperti senza vincoli, durante la settimana e nei giorni festivi. Insomma, chi vorrà potrà acquistare un paio di scarpe a mezzanotte o una camicia la domenica. Questa parte della manovra prevede che nei Comuni di interesse turistico (Monopoli rientra in questo elenco ? ) e nella città d’arte, “ gli esercizi commerciali non saranno più tenuti a rispettare orari di apertura e chiusura anche domenicale e festiva e la mezza giornata infrasettimanale “.
La prova generale di questa rivoluzione del commercio, che ha generato polemiche a non finire, si è avuta il 1 maggio, dove molti esercenti hanno preferito non riposare e lavorare.
Secondo il ministro del Turismo Michela Brambilla – Questa è un’attrattiva in più che offre la nostra Italia agli stranieri che amano il made in Italy, un sistema per incentivare e destagionalizzare il turismo italiano e creare nuove opportunità di lavoro, aumentando domanda e offerta”.
Eppure c’è chi pensa alle abitudini dei consumatori che, in un mercato liberalizzato, potrebbero essere costretti a cambiare i tempi della spesa. Secondo la Brambilla – Questo problema non esiste, chi ha determinati orari potrà continuare a rispettarli. Inoltre secondo uno studio condotto da Cermes- Università Bocconi – L’incremento di aperture domenicali e festivi raddoppiate da 16 a 32 l’anno farebbero crescere i consumi del 1,79 %, innalzando l’indice del Pil ( prodotto Interno Lordo ) del 0,25 %.
Hanno sottoscritto l’accordo ANCI ( associazione Comuni Italiani, di cui il nostro comune fa parte da diversi anni), Federturismo, Confimprese. Non hanno firmato le due categorie dei commercianti Confcommercio e Confesercenti che ritengono “ il metodo adottato per questa scelta inaccettabile “ .
E’ lecito chiedersi, cosa accadrà nella nostra città, dove gli esercenti cittadini sono in guerra fra coloro che vogliono il libero mercato senza vincolied i commercianti che non accettano il discorso e vogliono che il mercato rimanga regolato da norme, come in questo momento
Una delle novità inserite nella nuova manovra finanziaria approvata qualche giorno fa dal Consiglio dei Ministri (che ammonterebbe a 47 milioni di euro e che dovrebbe permettere alla nostra Italia di raggiungere il pareggio di bilancio in 4 anni) riguarda anche le aperture degli esercizi commerciali.
Sembra proprio che i negozi potranno essere aperti senza vincoli, durante la settimana e nei giorni festivi. Insomma, chi vorrà potrà acquistare un paio di scarpe a mezzanotte o una camicia la domenica. Questa parte della manovra prevede che nei Comuni di interesse turistico (Monopoli rientra in questo elenco ? ) e nella città d’arte, “ gli esercizi commerciali non saranno più tenuti a rispettare orari di apertura e chiusura anche domenicale e festiva e la mezza giornata infrasettimanale “.
La prova generale di questa rivoluzione del commercio, che ha generato polemiche a non finire, si è avuta il 1 maggio, dove molti esercenti hanno preferito non riposare e lavorare.
Secondo il ministro del Turismo Michela Brambilla – Questa è un’attrattiva in più che offre la nostra Italia agli stranieri che amano il made in Italy, un sistema per incentivare e destagionalizzare il turismo italiano e creare nuove opportunità di lavoro, aumentando domanda e offerta”.
Eppure c’è chi pensa alle abitudini dei consumatori che, in un mercato liberalizzato, potrebbero essere costretti a cambiare i tempi della spesa. Secondo la Brambilla – Questo problema non esiste, chi ha determinati orari potrà continuare a rispettarli. Inoltre secondo uno studio condotto da Cermes- Università Bocconi – L’incremento di aperture domenicali e festivi raddoppiate da 16 a 32 l’anno farebbero crescere i consumi del 1,79 %, innalzando l’indice del Pil ( prodotto Interno Lordo ) del 0,25 %.
Hanno sottoscritto l’accordo ANCI ( associazione Comuni Italiani, di cui il nostro comune fa parte da diversi anni), Federturismo, Confimprese. Non hanno firmato le due categorie dei commercianti Confcommercio e Confesercenti che ritengono “ il metodo adottato per questa scelta inaccettabile “ .
E’ lecito chiedersi, cosa accadrà nella nostra città, dove gli esercenti cittadini sono in guerra fra coloro che vogliono il libero mercato senza vincoli e gli esercenti che vorrebbero inceve la regolazione delle aperture da norme, come in questo momento
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e quindi che significa ciò? - MONOPOLI, POLIGNANO: PRES...
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il Fanizzi non vuole il centro commerciale ma cmq conti...
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