Riportiamo qui di seguito l'interessentissimo approfondimento di Carmela Formicola, pubblicato da "La Gazzetta del Mezzogiorno", in merito allo "stato" del turismo monopolitano nella contrada più titolata del sud barese: "IL CAPITOLO".
da www.gazzettadelmezzogiorno.it
MONOPOLI - Capitolo? È un’etichetta, oramai. Il turismo a cinque stelle? Il cuore della movida pugliese? Macché! «Pensi che uno di Milano un giorno entrò nel bar e chiese: scusi dov’è Capitolo? E io gli dissi, lei è proprio nel cuore di Capitolo. E lui: come, una strada? Sì. Se ne è andato e non è più tornato». Mariano è il proprietario del «KK». Ed è un uomo molto critico. «Certo, perché questo potenzialmente, sarebbe un luogo straordinario, ma è stato completamente abbandonato».
Mariano ha accolto i soldati inglesi nel suo locale. Accolto, letteralmente: il vecchio bar tabacchi è diventato il «quartier generale» del divertimento per i ragazzi della Raf. «Sono simpatici e per bene. Per fortuna ci sono loro, altrimenti questa sarebbe stata la stagione più nera degli ultimi anni», dice Mariano che guarda con un po’ di nostalgia la grande foto alle sue spalle, il «KK» negli anni Sessanta. «Altri tempi, la base delle fortune di questo posto. Oggi è un disastro, colpa degli amministratori e se ti lamenti ti dicono pure: che vuoi? Ti ho rifatto il marciapiede. Come se il marciapiede bastasse al turismo. Come se non ci fosse bisogno piuttosto di una strategia, di un progetto politico per attrarre turismo».
E dunque, ben vengano gli inglesi. Ben venga la guerra. Mariano è cinico: «Quando c’è una guerra, c’è sempre qualcuno a guadagnarci. Paradossalmente, e con amarezza, sono costretto a dirlo anch’io»
I residenti di Porto Giardino, invece, dove sono stati sistemati logisticamente i militari britannici, sono diventati insofferenti. «Prima c’era l’animazione, nel villaggio. La musica, i concerti. E i fuochi d’artificio. Ogni occasione era buona per sparare i fuochi - spiega Giovanni, che trascorre da anni l’estate nel residence di fronte al mare - Ora niente, un mortorio. E ce ne lamentiamo tutti. Da quando ci sono i soldati è cambiato tutto. Ragioni di sicurezza, di opportunità? Non lo so, però certo la qualità del nostro soggiorno è cambiata. Peggiorata».
LA RETROVIA DELLA GUERRA SULLA SPIAGGIA DI MONOPOLI
MONOPOLI - Birre Peroni da 66 cl a decine sui tavoli di plastica verde. Sotto il gazebo, la tavolata dei britannici è inconfondibile. Tutti uomini, sorridono, chiacchierano. E bevono. Cavolo se bevono. Qualcuno si scatena sulla pista del piccolo giardino interno del «KK», qualcuno si lancia nel karaoke. Si abbracciano e cantano «Stand by me»: «Stai con me/ Quando cadrà la notte/ e la terra sarà buia/ e l'unica luce che vedremo sarà la luna/ No, non avrò paura, non avrò paura...».
Le parole di Ben E King sembrano scritte per loro, i soldati inglesi della Raf . Quelli che a bordo dei Tornado partono dalla base di Gioia del Colle per le incursioni notturne sui cieli libici, per poi rientrare a Gioia e consumare il tempo libero nel cuore della movida pugliese, a Capitolo, la striscia di mare di Monopoli incastonata tra i territori di Bari e di Brindisi.
Qui, parallelo del turismo glamour punteggiato di resort a cinque stelle, ma anche del mare mordi-e-fuggi dei frettolosi gitanti della domenica, è qui, proprio qui che alberga la retrovia della guerra in Libia. Guerra? «Missione di pace», ci raccontano. Però i voli notturni da Gioia si sono moltiplicati, boati straordinari a cui la gente ha ormai fatto l’abitudine, che pure, una domenica sera, hanno devastato il concerto di Mario Venuti. «Scusate - ha detto a un certo punto il cantante catanese dal palco - Scusate, noi siamo qui a suonare musica in pace e siamo costretti ad ascoltare la musica della guerra». Ovviamente ha strappato l’applauso.
Ma Capitolo non è Gioia del Colle. Qui davvero i circa 400 inglesi in missione vivono una sorta di sdoppiamento di personalità: di notte soldati, di giorno turisti. I pullman granturismo fanno la spola dalla base di Gioia al fascinoso residence di Porto Giardino. Dismesse le divise, piloti, ingegneri, tecnici, meccanici vestono infradito e pantaloncini, magliette e cappellini. Qualcuno lo puoi perfino vedere in spiaggia, tra le sdraio e gli ombrelloni bianchi, sulla virgola di sabbia di Porto Giardino. La sera, invece, eccoli, in gruppo, nel giardino interno del KK, il bar «Kapitolo Klub», il vero cuore pulsante di Capitolo.
Anche Mariella, alla cassa, ha imparato a parlare l’inglese. «Qualche parola, per capirsi...», spiega. Birra a fiumi e cocktail. Bevono per ore, seduti ai tavoli. Bevono allegri e non danno fastidio a nessuno. «Mai un’intemperanza o un atteggiamento fuori posto, sarà che sono militari - conferma Max Diele, noto attore del Mudù e animatore del KK il martedì e il venerdì sera - Quando arrivo, più o meno verso le dieci, loro sono già qui. Dopo un po’ si fanno coinvolgere, ballano, giocano. Poi gli dedichiamo qualche canzone. Non manca mai “American pie”, la cantano a memoria. La parola “war”? - sorride Max - Mai nominarla».
Ma molti di questi ragazzoni, con il cranio rasato alla Jimmy Sommerville, sono i meccanici della Raf che armano con i missili sotto le ali i Tornado in partenza dalla base di Gioia, sono i top gun della Royal air force britannica, sono gli ufficiali che governano l’avamposto italiano della «Odyssey Dawn»
Le parole di Ben E King sembrano scritte per loro, i soldati inglesi della Raf . Quelli che a bordo dei Tornado partono dalla base di Gioia del Colle per le incursioni notturne sui cieli libici, per poi rientrare a Gioia e consumare il tempo libero nel cuore della movida pugliese, a Capitolo, la striscia di mare di Monopoli incastonata tra i territori di Bari e di Brindisi.
Qui, parallelo del turismo glamour punteggiato di resort a cinque stelle, ma anche del mare mordi-e-fuggi dei frettolosi gitanti della domenica, è qui, proprio qui che alberga la retrovia della guerra in Libia. Guerra? «Missione di pace», ci raccontano. Però i voli notturni da Gioia si sono moltiplicati, boati straordinari a cui la gente ha ormai fatto l’abitudine, che pure, una domenica sera, hanno devastato il concerto di Mario Venuti. «Scusate - ha detto a un certo punto il cantante catanese dal palco - Scusate, noi siamo qui a suonare musica in pace e siamo costretti ad ascoltare la musica della guerra». Ovviamente ha strappato l’applauso.
Ma Capitolo non è Gioia del Colle. Qui davvero i circa 400 inglesi in missione vivono una sorta di sdoppiamento di personalità: di notte soldati, di giorno turisti. I pullman granturismo fanno la spola dalla base di Gioia al fascinoso residence di Porto Giardino. Dismesse le divise, piloti, ingegneri, tecnici, meccanici vestono infradito e pantaloncini, magliette e cappellini. Qualcuno lo puoi perfino vedere in spiaggia, tra le sdraio e gli ombrelloni bianchi, sulla virgola di sabbia di Porto Giardino. La sera, invece, eccoli, in gruppo, nel giardino interno del KK, il bar «Kapitolo Klub», il vero cuore pulsante di Capitolo.
Anche Mariella, alla cassa, ha imparato a parlare l’inglese. «Qualche parola, per capirsi...», spiega. Birra a fiumi e cocktail. Bevono per ore, seduti ai tavoli. Bevono allegri e non danno fastidio a nessuno. «Mai un’intemperanza o un atteggiamento fuori posto, sarà che sono militari - conferma Max Diele, noto attore del Mudù e animatore del KK il martedì e il venerdì sera - Quando arrivo, più o meno verso le dieci, loro sono già qui. Dopo un po’ si fanno coinvolgere, ballano, giocano. Poi gli dedichiamo qualche canzone. Non manca mai “American pie”, la cantano a memoria. La parola “war”? - sorride Max - Mai nominarla».
Ma molti di questi ragazzoni, con il cranio rasato alla Jimmy Sommerville, sono i meccanici della Raf che armano con i missili sotto le ali i Tornado in partenza dalla base di Gioia, sono i top gun della Royal air force britannica, sono gli ufficiali che governano l’avamposto italiano della «Odyssey Dawn»
"QUI IN UGLIA STIAMO BENE, ALTRO CHE L'AFGHANISTAN"
MONOPOLI - Il sergente Mark Hambridge aspetta paziente il suo turno al bancone del bar. Ha lo scontrino già nella mano: un Cuba Lybre e una birra da 9 gradi. Forse il secondo drink è per un amico, uno di quelli che ai tavoli del club di Capitolo consuma la sua sera italiana di pace. O forse il sergente berrà entrambi i bicchieri nel resto della serata: questi inglesi bevono proverbialmente e (materialmente) come spugne. Occhiali da miope, jeans e maglietta bianca con la scritta «Gente di Dublino». Ma lui non è irlandese, è inglese di Norfolk. E che sia britannico lo capisci innanzitutto per la capacità di attendere il suo turno, potrebbe stare in coda per un bel po’ senza farsi prendere dall’insofferenza, caratteristica molto british. Ride, ride di gusto, quando risponde, quasi fosse in perenne imbarazzo. Lui, che nella sua vita ne ha viste di cose sconvolgenti.
Quanti anni hai Mark?
Quarantuno.
Sposato?
Sì, e ho due figli.
La tua famiglia è qui o in Inghilterra?
No, sono a casa, a Norfolk. Preferisco così, che non mi seguano. Meglio per me, meglio per loro. Minor tensione.
Questa è la tua prima guerra?
Macché! - ride di gusto - Sono alla quarta missione. Ho fatto il Golfo, la prima e la seconda volta. Poi l’Afghanistan. Terribile.
Cosa? L’Afghanistan?
Sì, lì era da impazzire. Si lavorava, si mangiava, si dormiva. Basta. Tutto nello stesso posto. Non potevi andartene in giro, la gente era diversa e il territorio assolutamente inospitale.
Beh, qui è tutt’altra musica. In realtà sembra che stiate in vacanza...
Già. È vero. Cioè, per noi è una situazione atipica. Però la possibilità di stare in mezzo alla gente, e oltre tutto la gente qui in Puglia è davvero amabile , ti rende meno duro il lavoro che comunque devi fare, con tutti i rischi che ciò comporta.
Cioè di giorno sparate e di notte vi divertite?
No, no, non mettiamola così. Non è proprio così. E poi chi ti ha detto che spariamo?
Si dice in giro... sui giornali, sul web. Lo dicono anche i libici, d’altra parte.
Mah....
Insomma, questa «Odyssey Dawn» è una missione di pace o è una guerra vera?
Diciamo che noi sappiamo fare bene questo «gioco», mi capisci?
Più o meno...
No, non stiamo facendo la guerra, però è una roba che sappiamo fare. Per questo la Royal Force è qui, in questo momento storico.
Diciamo che sei molto diplomatico.
Ti potrei dire che ora la guerra la stiamo facendo per finta, ma se le cose dovessero mettersi male, dovremmo farla sul serio. E noi, questo «gioco», lo sappiamo far bene,
Quando lascerai la Raf?
Non lo so. Per ora sto qui, poi chi lo sa? Magari qualche altra missione riesco a farmela.
E poi?
Poi mi dedicherò a mia moglie. Vorrei portarla qui, nel Sud Italia, in Puglia. Mi piacerebbe molto tornare qui in una situazione di normalità.
Quanti anni hai Mark?
Quarantuno.
Sposato?
Sì, e ho due figli.
La tua famiglia è qui o in Inghilterra?
No, sono a casa, a Norfolk. Preferisco così, che non mi seguano. Meglio per me, meglio per loro. Minor tensione.
Questa è la tua prima guerra?
Macché! - ride di gusto - Sono alla quarta missione. Ho fatto il Golfo, la prima e la seconda volta. Poi l’Afghanistan. Terribile.
Cosa? L’Afghanistan?
Sì, lì era da impazzire. Si lavorava, si mangiava, si dormiva. Basta. Tutto nello stesso posto. Non potevi andartene in giro, la gente era diversa e il territorio assolutamente inospitale.
Beh, qui è tutt’altra musica. In realtà sembra che stiate in vacanza...
Già. È vero. Cioè, per noi è una situazione atipica. Però la possibilità di stare in mezzo alla gente, e oltre tutto la gente qui in Puglia è davvero amabile , ti rende meno duro il lavoro che comunque devi fare, con tutti i rischi che ciò comporta.
Cioè di giorno sparate e di notte vi divertite?
No, no, non mettiamola così. Non è proprio così. E poi chi ti ha detto che spariamo?
Si dice in giro... sui giornali, sul web. Lo dicono anche i libici, d’altra parte.
Mah....
Insomma, questa «Odyssey Dawn» è una missione di pace o è una guerra vera?
Diciamo che noi sappiamo fare bene questo «gioco», mi capisci?
Più o meno...
No, non stiamo facendo la guerra, però è una roba che sappiamo fare. Per questo la Royal Force è qui, in questo momento storico.
Diciamo che sei molto diplomatico.
Ti potrei dire che ora la guerra la stiamo facendo per finta, ma se le cose dovessero mettersi male, dovremmo farla sul serio. E noi, questo «gioco», lo sappiamo far bene,
Quando lascerai la Raf?
Non lo so. Per ora sto qui, poi chi lo sa? Magari qualche altra missione riesco a farmela.
E poi?
Poi mi dedicherò a mia moglie. Vorrei portarla qui, nel Sud Italia, in Puglia. Mi piacerebbe molto tornare qui in una situazione di normalità.
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Commenti
ma che dici, dove vivi?
Non servono difese a prescindere , si gaurdano i fatti.
Vai a Termoli (per esempio)e vedi quanto si paga e quante spiaggie libere ci sono.
VERGOGNIA GLI IMBRENDITORI, LI FATE SCAPPARE, VOLETE MANGIARE SOLO E SOLTANTO VOI, RIEMPITE IL CAPITOLO DI STRUTTURE ALBERGHIERO E VEDRETE QUANTO LAVORO USCIRà.
Il problema è che la quasi totalità di questi non sa che fare una volta terminato il mare.
Negozi chiusi dopo le 21, quasi nulle le iniziative di qualsiasi tipo, poco fanno i privati ed altrettanto l'amministrazione.
Il capitolo è morto ormai da qualche anno, motivo gli altissimi esagerati prezzi, i rumori insopportabili delle discoteche e locali, il caro prezzi delle spiaggie e gli inesistenti servizi pubblici che un amministrazione è obbligata a dare.
Morale i turisti vengono, si rendono conto e poi per il futuro se intendono tornare in pyglia vanno a Polignano, Conversano che offrono certamente qualcosa di più.
se la classe politica si interesasa dic apitolo tu sie il primo a dire che lo fa pr propri interessi
Quelle pubbliche orribilmente sporche, a causa dell'inciviltà di chi li frequenta.
Di sera certo la gente non è quella di una volta, ma ciò è dovuto principalmente all'apertura di tanti locali nel centro urbano e storico, che si possono raggiungere più facilmente e senza pagare i parcheggi.
Nessun operatore di detti locali, si è mai posto il problema se una delle cause anche se piccola di questo calo sia dovuta ai costi dei parcheggi.
C'è un gestore di queste aree, ne ha tre o quattro, che annualmente investe i proventi di questa lucrosissima attività in operazioni immobiliari.
Attività per cui presumo dichiari introiti ridicoli.
Deduco ciò perchè personalmente e per ben due volte, mi è stato consegnata una ricevuta di pagamento dello scorso anno.
Mi scuso se sono uscito fuori tema.