di Incoronata Silvestri
Il clima è quello di sempre. Consiglieri indisciplinati, banchi vuoti, commenti fuori porta. Ma questa volta, un elemento evidente si è aggiunto a qualificare il question time che si è svolto nella serata di ieri: la derisione.
Al centro dell’attenzione le otto interpellanze già annunciate dall’opposizione.
Dal “caso Salemmi” alla chiusura del Castello Carlo V, dal servizio di trasporto scolastico alle baite di Natale.
L’opposizione ha riesumato le mummie del “gossip” (come lo definisce Romani) per “sviscerare in democrazia” gli argomenti in modo da fugare ogni dubbio.
Ma, secondo Risimini “le risposte non arrivano, si tende ad eludere ed in qualche caso a deridere l’argomento e l’interpellanza”.
In effetti il clima goliardico, per così dire, della quarta interpellanza , la famosa serata a Castello Carlo V, ha scatenato ilarità e risatine degne di liceali in “riunione di classe”.
L’argomento permetteva, e le contestazioni mosse dall’opposizione in merito al bouffet offerto al Capitano Manganelli – provolone, mortadella e focaccia per Romani, molto di più per Tamborrino – non potevano non suscitare un sorriso amaro e penoso.
Lo scherno si adagiava dunque benissimo su ogni intervento dell’opposizione (e viceversa).
EMILIO ROMANI- A rispondere in prima battuta all’interpellanza relativa al Castello, è proprio Romani:
“In merito alla chiusura del Castello vorrei precisare che il monumento sarebbe stato chiuso al pubblico, a prescindere dalla presenza di Manganelli.” “Infatti” prosegue Romani “per l’occasione la gente si sarebbe accalcata nel Castello nella speranza di poter assistere allo spettacolo pirotecnico dall’alto, creando una situazione pericolosa ed ingestibile per i tre addetti in servizio”
Per concludere il Sindaco lancia un’accusa velata :
“Non siamo i soli ad “appropriarci", come voi dite, di beni collettivi. Anche il consigliere Tamborrino. Se ne avrà voglia sarà lui a spiegarvi.”
OPPOSIZIONE- Tamborrino “ignaro” non spiega.
Di qui gli interventi dell’opposizione, volti a sottolineare l’”appropriazione” del Castello (senza dibattito e concessione del consiglio), come emblema di un modo di fare politica che vuole la città al suo servizio e non viceversa.
Da Ciccia a Risimini, si è scatenata un’opera di moralizzazione della maggioranza, che “oltre alle competenze tecniche, dovrebbe possedere delle qualità etiche, prima tra tutte la sincerità”.
ORCIUOLO- A concludere è Orciuolo , agnello sacrificale della situazione e non vero colpevole, secondo Tamborrino.
“Non accetto lezioni di sincerità da nessuno. Né io né il Sindaco eravamo a conoscenza della presenza di Balsamo in città e comprendo benissimo il risentimento del maestro."- Amareggiato, secondo il consigliere Napoletano, dall’impianto accusatorio dell’opposizione- "La presenza del Questore di Bari- continua Orciuolo- conferma la veste istituzionale dell’incontro”
Da sottolineare infine, l’unico punto d’incontro tra maggioranza ed opposizione: la necessità di redigere quanto prima il “regolamento” per l’uso del Castello!
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Commenti
si vedono su vivimonopoli
Non lo chieda a me se la risposta ad un altro cittadino sarebbe stata sì o no, ma al suo sindaco. In ogni caso non ho ragione di dubitare che ci sarebbe stata un'uguale risposta, dal momento che di lì a qualche giorno tale possibilità è stata addirittura ufficilizzata in una delibera di giunta in cui è detto che CHIUNQUE può usufruire della possibilità di celebrare il proprio matrimonio al castello o in altre sedi comunali, BASTA CHIEDERLO!
Dunque lascio valutare a voi, perché sarei davvero troppo cattivo se continuassi. Questa però è la conferma che questo sindaco è sempre più fritto e incapace di ammettere i proprio errori di cui ormai è zeppa la cronaca politica e di stampa.
Grazie per l’ospitalità .
Francesco Tamborrino (Consigliere comunale PD)
Ebbene era proprio a corto di argomenti ieri sera il sindaco! In pratica il riferimento era alla celebrazione di un matrimonio di due miei amici che vivono in Spagna e che si sono sposati a Monopoli, per la quale mi permisi, molti mesi fa, semplicemente di sondare la possibile di celebrare questo matrimonio nell’atrio del Castello, piuttosto che nella triste e buia sala consiliare, richiesta rispetto alla quale il sindaco, con la sua consunta e angelica disponibilità mi disse che non c’era alcun problema, tranne la necessità di officiare la mattina il rito formale nella casa comunale in quanto unica sede abilitata per l’apposizione delle firme. Dopodichè gli stessi sposi hanno molti mesi dopo e autonomamente rinnovato la richiesta al sindaco e al dirigente responsabile del castello, dott. D’amico, i quali hanno evidentemente autorizzato la celebrazione, officiata tra l’altro dallo stesso sindaco. Vi chiederete dov’è il problema? Non mi risulta infatti che ci sia nessuna legge o nessun regolamento che vieti a una coppia di sposi di fare una domanda per sposarsi in luogo diverso da quello ordinario, cui segue normalmente un diniego o una autorizzazione da parte dell’amministrazione proprietaria. (continua)
P.S. pubblicate che questa è la vera veritÃ