La richiesta degli arrabbiatissimi operatori balneari
Incontro di fuoco tra gli amareggiati operatori balneari e l’assessore alle Attività Marinare Giuseppe Spinosa, interlocutore “transitorio” di problematiche afferenti alla sfera costiera - balneare, ed inevitabilmente urbanistica.
Assessorato, quello all’Urbanistica, che ha disertato l’incontro nella sala delle Terre Parlanti, lasciando la patata bollente, all’ex assessore alle Attività Marinare Pierantonio Munno, autore delle cinque osservazioni al Piano delle Coste inviate alla Regione dal Comune di Monopoli.
“Il Piano- ha spiegato Munno- ha ricevuto in tutto 112 osservazioni, delle quali solo 14 sono state accolte. Una del Comune di Monopoli”.
Tre i principi fondamentali accolti: la possibilità di ripascimento per fronteggiare l’erosione, la possibilità di derogare a 15 metri i parametri di profondità delle spiagge in virtù delle particolarità morfologiche del territorio, e la possibilità di portare da 20 – 112 metri a 150 i metri lineari i parametri individuati per il fronte mare.
Non hanno sortito effetti positivi le parole rassicuranti degli assessori sui preparatissimi operatori presenti, che hanno sottolineato a gran voce la mancanza di una visione omogenea e lineare, una progettualità per la costa, una valorizzazione della stessa, la salvaguardia del patrimonio. E del loro ruolo. Significativi gli interventi di Cesare Bellantuono, consigliere nazionale del S.I.B. (Sindacato Italiano Balneari) e Ninni Vadalà (operatore balneare e presidente associazione).
Duro l’intervento Cesare Bellantuono, che rimarcava una disastrosa situazione cittadina, caratterizzata dalla disgregazione tra gli strumenti urbanistici che avrebbero dovuto comporre e determinare il piano delle coste cittadino: dal PUG, nel quale non è previsto un sistema costiero, al regolamento edilizio, un copia – incolla che rimanda al Piano delle coste, a suo tempo non ancora approvato, ed oggi anacronistico rispetto alle esigenze del turismo (oggi tra l’altro non “misurabile” in mancanza di un osservatorio locale e regionale) e completamente inadeguato rispetto alle caratteristiche territoriali. Caratteristiche delle quali non abbiamo oggi una cognizione precisa (non è determinato infatti il concetto di “costa balneabile” sul quale si determinerà la divisione del 40% per le concessioni demaniali ed il 60% di spiaggia libera), e rispetto alle quali non abbiamo una adeguata organizzazione.
Ricordando la necessità di una politica mirata alla valorizzazione, l’organizzazione e lo sviluppo, il consigliere S.I.B. ha dipinto il quadro di una politica assente in questo senso: mancanza di fondi in bilancio, spese (come quelle degli accessi al mare, appaltati per 110.000 euro) a sé stanti, fatte senza l’inserimento di una progettualità più ampia. Interventi a favore del rinascimento delle coste, fatti senza una logica comune, senza un piano di tutela dell’intero sistema costiero.
Ed infine il famigerato piano, che si innesta su una situazione locale “selvaggia” e che avrebbe come solo effetto quello di limitare le già confuse possibilità degli operatori balneari, e la costituzione di un sistema balneare e turistico efficiente.
“Perché- ha sottolineato Bellantuono- alla fine il piano delle coste è nelle norme tecniche di attuazione, che sono un decalogo di norme che ci dicono quali saranno i regolamenti degli stabilimenti balneari. Non è certo un piano costiero”.
Sviliti spesso dagli stessi cittadini nel loro ruolo, gli operatori hanno inoltre rimarcato la loro utilità turistica, sia in termini di servizi che in termini di sicurezza, nonché il loro ruolo nella salvaguardia dell’ambiente costiero.
E’ tornato sulle incompatibilità tra i parametri fissati dalla Regione e la morfologia territoriale, il presidente di Mare Incanto Ninni Vadalà (operatore balneare) che, riconosciuta l’esistenza dei “termini” per poter impugnare il piano dinnanzi al TAR ha espressamente chiesto all’assessore Spinosa se il Comune di Monopoli abbia intenzione di impugnare il Piano o se gli operatori dovranno, ancora una volta, difendersi da soli.
Possibilista l’assessore Spinosa, che ha rimandato la decisione ad una discussione del problema con l’intera maggioranza, annunciando però la possibilità di ampliare la sperimentazione del ripascimento ad un tratto più esteso di costa.
Ha sorpreso invece la dichiarazione dell’ex assessore Pierantonio Munno, che ha ricordato di aver affidato ai tecnici, lo scorso dicembre, la rivisitazione del piano spiagge cittadino.
“Una rivisitazione – ha sottolineato Vadalà- nella quale dovevamo essere coinvolti. E sono passati dieci mesi dall’assegnazione dell’incarico”.
A sostenere le ragioni degli operatori, il consigliere Sergio Marasciulo, il quale ha osservato l’esistenza dei termini per l’impugnazione del Piano.
“In questo l’amministrazione ha un preciso dovere, deve essere chiara- ha sottolineato- E’ necessario dire chiaramente agli operatori se il Comune ha intenzione di agire al loro fianco, o se dovranno rivalersi singolarmente”.
Conciliante il consigliere Giampiero Risimini che ha riconosciuto un approccio “ideologico” al problema ed ha invitato operatori, cittadini ed amministratori, ad abbandonare preconcetti e posizioni, aprendo un tavolo di concertazione nel quale sintetizzare le dignitose richieste degli operatori, i diritti al mare libero per i cittadini, ed i principi fissati dalla Regione. “Per questo- ha sottolineato- la scommessa è in chi redigerà il piano”.
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Commenti
quindi da quel che dici approvi in pieno il piano delle coste regionali?
Nell'incontro non hai risposto.
Finalmente dopo tre giorni abbiamo una risposta che speriamo sia definitiva. Ho i miei dubbi!
Non erano presenti cittadini, al solito quando bisogna parlare sono assenti, poi parlano da dietro ed inutilmente.
Di limitare l'estensione delle concessioni, non ne volete sapere!