
Gentile Redazione,
poco più di una decina d’anni fa cominciammo a sospettare che la desertificazione in atto, a causa del continuo surriscaldamento terrestre, avrebbe potuto interessare anche la nostra splendida pianura pugliese. Tant’è vero che Michele Mirabella ipotizzava una sorta di arido e puzzolente litorale barese alla considerevole distanza di 16 km. dalla città, e Vittorio Catani, in uno dei suoi futuristici racconti, faceva fuggire un barese benestante dai 50 gradi di una città infuocata per proiettarlo sulle desertiche Murge a ritirare un dromedario da consegnare al figlio nel giorno del suo compleanno. Contemporaneamente Giorgio Nebbia ci invitava, come sempre, a curare e rispettare di più il verde per il bene dell’umanità. Noi cosa facciamo ancora oggi? Assistiamo inermi alla distruzione dei boschi e dell'odorosa macchia mediterranea a causa dei soliti incendi che si sviluppano durante i mesi estivi, alla cementificazione selvaggia della fascia costiera e di ameni borghi del nostro ridente entroterra, all’abbattimento di molti pregevoli uliveti secolari per far posto a sempre più nascenti supermercati e impianti eolici e fotovoltaici installati in modo sbagliato sulle aree agricole.
Ma, il futuro di questa grande invidiata terra di Puglia è ora minacciato anche da un’altra ancora più terribile calamità: la ricerca ostinata di petrolio nel mar Adriatico, proprio di fronte alle nostre sabbiose spiagge e dorate calette, da Polignano a Mare fino a Brindisi. Studi e prospezioni di fondali sono già stati fatti con metodi ad alta tecnologia, irresponsabilmente autorizzati o tollerati sia dal governo italiano sia dalle autorità europee, a volte senza neanche informare la Regione, le Province ancorché i Comuni interessati. Si prevede ora che alcune società petrolifere diano corso alle perforazioni marine vere e proprie, spingendo le loro micidiali trivelle a profondità tali che potrebbero sconvolgere gli equilibri sismici della faglia territoriale che attraversa il nostro mare, nella speranza di portare in superficie le ultime riserve di “oro nero” che ancora dimorano nel sottosuolo e con il rischio di comprometterne la millenaria stabilità. Adesso si prospetta il pericolo che le già temute aree desertificate possano addirittura essere invase dal mare se dovesse avverarsi ciò che è già successo a Fukushima in Giappone dopo il disastroso terremoto dello scorso 11 marzo 2011. Dove, oltre al danneggiamento della vicina centrale nucleare, lo tsunami provocò un’onda marina alta dieci metri che spazzò via imbarcazioni, strade, mezzi di trasporto, case e persone, seminando dappertutto distruzione e morte.
Tale ipotesi non scaturisce dalla mia mente incompetente, ma da un’altra scellerata quasi simile trivellazione profonda, cosiddetta “Deep Drilling Project”, che si vorrebbe fare nei Campi Flegrei, nell’area ex Italsider di Bagnoli a Napoli, spinta a quattro chilometri di profondità per sfruttare energia vulcanica. Laddove alcune importanti riviste scientifiche e diversi studiosi hanno messo in guardia dal trivellare perché, a loro dire, si potrebbero innescare eruzioni o terremoti. Il momento, ora, è delicato, visto come siamo tutti presi dalla prossima gragnola di imposte e tasse che stanno per abbattersi sul nostro gramo menage famigliare, per cui nessuno potrebbe permettersi (il lusso?) di pensare a difendere l’ambiente in cui viviamo. Sta di fatto che tutti noi facciamo parte di quello stesso ambiente e che a nulla varrebbero tutti i sacrifici che il governo Monti e l’Europa ci stanno chiedendo di fare se poi il nostro territorio dovesse essere devastato da azioni inconsulte di pochi. Da qui scaturisce la necessità di prendere parte in maniera massiccia alla manifestazione regionale indetta nelle strade e piazze di Monopoli la mattina del 21 gennaio 2012, alfine di scongiurare catastrofici eventi a seguito di trivellazioni petrolifere e qualsiasi altra forma di attacco indiscriminato al nostro territorio. Non facciamo mancare la nostra presenza e protesta giacché, dell’euro e del lusso potremmo anche far dammeno, ma del prodotto e della salubrità della terra proprio no!
Franco Muolo
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perciò spero che SAREMO TANTI ...MA TANTI ....CI SI VEDE
UN ABRACCIO...