Ma gli operatori balneari non ci stanno.
Nessuna soluzione progettuale integrata e fattiva, ma una ricognizione degli obiettivi del Piano delle Coste.
Così Sinistra Ecologia e Libertà, ha cercato di ripercorrere insieme al pubblico le principali caratteristiche di un piano che rappresenta un primo passo verso la “Gestione Integrata della Costa”, e quindi verso l’adeguamento alle direttive europee del 2002, così come ricordato dal dott. Nicola Ungaro (ARPA) durante il dibattito.
Gestione integrata: ovvero analisi ed organizzazione del costa considerando trasversalmente le caratteristiche sociali, economiche e tutte le peculiarità territoriali (da quelle morfologiche a quelle del sistema marino ed idrografico), cercando di adeguare le destinazioni d’uso dei tratti costieri alle reali capacità, caratteristiche e necessità.
Un piano che dovrebbe puntare sulla riqualificazione della costa, secondo quanto spiegato dall’ing. Daniele Contento, con una zonizzazione dell’area demaniale.
Una ri – organizzazione della linea di costa utile (scomputata quindi dai tratti qualificati, per diverse ragioni, non balneabili), che dovrebbe rimescolare omogeneamente il pubblico con spiagge attrezzate e concessioni demaniali a privati.
Diverse le criticità individuate dall’ingegnere nella costa monopolitana, anche se fino ad ora sono sconosciute le possibili progettualità atte a risolverle:
- Accessi liberi al mare: dovrebbe essere presente un accesso libero alla costa ogni 150 metri. La nostra costa, specialmente al Capitolo, non consente questi accessi liberi, peggio se si tratta di accesso ai disabili.
- Profondità ridotta della battigia rispetto agli standard richiesti dal Piano.
- Assenza di parcheggi
- Pressione antropica: costruzioni che occupano il tratto costiero e che ostruiscono il libero accesso, per la quale già il Piano Urbanistico prevede - con il sistema della perequazione – una possibilità recupero e di “liberazione” di quelle aree sulle quali insistono diritti edificatori.
- Erosione delle coste, come già denunciato dal consigliere Risimini, e delle dune che sarebbe possibile frenare– sempre secondo l’ingegnere- con la rinaturalizzazione delle stesse e con la riqualificazione del sistema di lame - flusso delle acque meteoriche (un sistema che contribuisce alla crescita dei litorali).
L’ unica proposta di riqualificazione contemplata, riprende lo schema costiero utilizzato nella riviera romagnola, quindi la liberazione delle aree dalle costruzioni, la chiusura dell’unica strada presenta al Capitolo al traffico veicolare (con la creazione di un sistema viario parallelo) e la creazione di verde pubblico attrezzato, individuando le aree da destinare alle strutture ricettive.
A questo dovrebbe unirsi la riqualificazione del sistema dell’entroterra, per esempio del sistema masserie, per una destagionalizzazione del turismo.
Analisi che si è scontrata con la realtà degli operatori balneari, che guardano con sospetto al piano sottolineando soprattutto la penalizzazione del privato in favore di un piano pubblico che si è già dimostrato immaturo nella gestione del sistema balneare.
“Non un piano per i rifiuti, nessun bagnino sulle spiagge, nessun servizio di igiene pubblica” ha sottolineato il consigliere nazionale del S.I.B. (Sindacato Italiano Balneari), Cesare Bellantuono.
Dall’altra parte la provocazione della società civile, con Francesco Maiellaro, che rimarcava la ridotta assenza di spiagge pubbliche sul tratto costiero monopolitano. Circostanza che priva di fatto il cittadino di godere di un diritto e di un bene comune.
“Non è un piano sovietico- ha sottolineato il consigliere regionale SEL Michele Ventricelli- anzi, sono previste norme transitorie ed adeguamenti biennali. Questo per favorire il dialogo di queste realtà che oggi si scontrano per cercare un equilibrio ottimale”.
Uno scontro tra il sistema produttivo ed i cittadini già visto- secondo il consigliere regionale- con il Parco Nazionale della Murgia, che si deve sintetizzare soprattutto nella tutela della risorsa collettiva con una pianificazione dei rimedi che possa tutelare anche l’imprenditore.
“Era importante inserire un territorio abbandonato anche sotto il punto di vista della conoscenza, in un quadro normativo- ha concluso il consigliere – E’ ovvio che la compromissione si scontra con l’esistente. La capacità dell’amministrazione deve essere quella di sintetizzare queste necessità”.
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Commenti
Avrebbe almeno dovuto indicare quanta costa utile/balneabile (all'incirca) possiede Monopoli.Fare una stima soggettiva.
In modo da sapere di quanto dovrebbero essere ridotte le concessioni.
Se ci manteniamo sul generale non risolviamo mai i problemi.